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Draghi al test delle nomine pubbliche e delle riforme di fisco e giustizia
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Draghi al test delle nomine pubbliche e delle riforme di fisco e giustizia

di Angelo De Mattia
MF - Numero 118 pag. 20 del 17/06/2021

Superati, da parte del premier Mario Draghi, gli scogli degli impegnativi incontri europei e internazionali e in attesa del G20 di Venezia del prossimo mese, si ripresentano gli ostacoli non da poco da affrontare all’interno: la disciplina della concorrenza, la riforma della giustizia e quella del fisco, le ulteriori nomine pubbliche. È questo il vero banco di prova per l’esecutivo. Il fatto che vi sia una dovizia di materiali preparatori per tali riforme (le proposte dell’Autorità Antitrust, le due commissioni di massimi esperti sulla giustizia e le proposte del precedente governo, le numerose audizioni parlamentari svolte sul fisco) aiuta, ma rende ancor più importante la decisione su quanto selettivamente accogliere di tali progetti, come eventualmente integrarli o se, al limite, accantonarli per valutazioni strettamente politiche. Ciò mentre dovrà partire, si spera a marce forzate, l’attuazione del Piano di ripresa e resilienza dopo l’approvazione e l’erogazione, da parte dell’Unione, del previsto anticipo sulle risorse da assegnare.

Le elezioni amministrative del prossimo autunno non facilitano certamente questo delicato passaggio, pur trattandosi ovviamente di una scadenza da onorare in nome della democrazia. Il rischio è che, per i bilanciamenti e le mediazioni che saranno necessari, si approdi a delle «riformicchie», magari facendo leva, dove previsto, sulla delega legislativa che deve contenere principi e criteri direttivi, ma non le norme direttamente precettive, per cui, ai fini del previsto adempimento, si potrebbe agire dilatando, e rendendo generica, la stessa delega o comunque configurandola, nella sostanza non nella forma, come funzionale a ipotesi diverse di attuazione. L’alternativa, qualora si ritenesse di non accedere a una serie indefinita di mediazioni, potrebbe essere data da lacerazioni nella maggioranza, fino alla messa in causa della stabilità e della prosecuzione dell’azione del governo, pur vigendo il semestre bianco con tutte le ovvie conseguenze. Parallelamente saranno affrontati gli impegni imposti dall’evoluzione della pandemia, mentre l’azione di contrasto del covid sta conseguendo dei successi, ma non si può affatto gridare vittoria. La «copertura» europea e internazionale (gli Usa di Joe Biden) giova alla stabilità dell’esecutivo, ma, anch’essa, ha dei confini oltre i quali non può tradursi in una «protezione» che avrebbe, invece, dei negativi contraccolpi. Avere dipinto Draghi come un taumaturgo straordinario a motivo del suo prestigio europeo e internazionale (prestigio vero, ma che non ne fa un «guaritore» di tutti i mali) reca più danni che vantaggi e, sicuramente, infastidisce lo stesso premier per atteggiamenti che, a volte, appaiono di servile adulazione che dovrebbero mortificare in primis chi li tiene. Fra gli incombenti impegni, come accennato, vi è quello riguardante le nomine pubbliche e, in particolare, la Rai, dopo che la decisione da assumere sui rinnovi delle cariche di vertice è stata rinviata, verosimilmente, perché si è ritenuto non (ancora) esistenti le necessarie convergenze.

Si tratta di una scelta, per la parte spettante al governo, di grande responsabilità che sarà compiuta senza la preventiva fissazione di criteri e requisiti oggettivi, trasparenti, vincolanti, quale che sia l’organo competente a decidere. Ciò porta, nel «totonomine» che si va diffondendo, a segnalare le più disparate candidature, assai spesso lontane dai temi dell’informazione, della comunicazione, dei mass-media in genere, ancor più da una conoscenza e da esperienze a livello comparato in campo internazionale. Vedremo se questa grave carenza di criteri e di vincoli sbocchi, poi, nella solita scelta di «fiduciari» di questo o di quello, proseguendosi nella tecnica delle spartizioni e delle lottizzazioni, anche se sotto un altro nome. Speriamo che, questa volta, il pessimismo sulla qualità e autonomia dei nominati sia smentito e si possa iniziare una nuova fase. (riproduzione riservata)



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