Il motore di SpaceX continua a carburare. La società di Elon Musk ha debuttato il 12 giugno al Nasdaq, mettendo a segno un rialzo del 19%, e ha subito ripreso a correre: all’avvio dei mercati americani il 15 giugno le azioni hanno strappato un altro 6% per poi incrementare i guadagni fino al 20%. La capitalizzazione ha già oltrepassato i 2.500 miliardi, un territorio inesplorato per una matricola, e la domanda che ora rimbalza tra gli osservatori è fin dove possa arrivare.
Alcuni analisti hanno cominciato a sollevare perplessità sull’adeguatezza di una valutazione del genere. In più, il titolo - ora molto richiesto e sostenuto da un flottante solo del 5% - diventerà via via più accessibile alla scadenza di vari lock-up previsti in sede di ipo, con un effetto difficile da prevedere.
Tra le società di ricerca che hanno avviato la copertura sul titolo, il provider indipendente Cfra Research ha assegnato a SpaceX un rating sell (vendere) e un prezzo obiettivo a 12 mesi di 115 dollari (-29% rispetto alla chiusura del 12 giugno), sostenendo che la valutazione sia dovuta «all’ambiziosa strategia di crescita dell’azienda, alle elevate aspettative e alla significativa intensità di capitale». Tuttavia, mancano ancora fondamentali convincenti: nel 2025 SpaceX ha perso 4,9 miliardi e continua a bruciare capitali con un rosso di 4,3 miliardi tra gennaio e marzo. Per l’analista di Morningstar Nicolas Owens il titolo è «sopravvalutato» e merita un target price nettamente inferiore, pari a 63 dollari.
Altri analisti sono più ottimisti. New Street Research ad esempio ha fissato un prezzo obiettivo di 165 dollari. Per ora, secondo quanto censito da MarketScreener, le opinioni di acquisto (buy) sono in netta maggioranza anche se il titolo sembra già oltre il fair value: il prezzo obiettivo medio è di 164 dollari e le azioni viaggiano al momento sopra 180 dollari.
Per cercare di stabilizzare il prezzo la società ha scelto di distribuire le vendite nel tempo con lock-up scadenzati. «Sebbene tale approccio miri a mitigare la volatilità, lock-up scaglionati non sono sempre riusciti a mantenere alto il prezzo di un titolo molto richiesto appena quotato. Ad esempio, alla scadenza del periodo di lock-up relativo all’ipo di Facebook (ora Meta) del 2012 le azioni avevano perso oltre il 40%, per poi recuperare», osserva Michael Bodley (Pitchbook-Morningstar) in un’analisi su SpaceX.
La prima finestra temporale da tenere d’occhio coincide con la prossima stagione delle trimestrali, tra fine luglio e metà agosto. Due giorni dopo i risultati del secondo trimestre gli investitori di SpaceX potranno vendere fino al 20% delle quote. Un altro 10% si potrà liberare se il titolo tratterà a un prezzo superiore del 30% rispetto all’ipo per cinque dei dieci giorni successivi alla trimestrale. Inoltre, senza considerare l’andamento in borsa, i soci potranno cedere tranche del 7% a 70, 90, 105, 120 e 135 giorni dalla quotazione.
Un ulteriore 28% si sbloccherà con i conti del terzo trimestre, le azioni rimanenti a sei mesi dall’ipo. Ma non per Musk: il ceo, che ha in mano l’85% dei diritti di voto, è vincolato da un lock-up di 366 giorni che si estende ad alcuni grandi investitori. (riproduzione riservata)