Unicredit vuole opporsi alla decisione con cui venerdì 17 il tribunale arbitrale di San Pietroburgo e della regione di Leningrado ha sequestrato 463 milioni di euro di asset del gruppo italiano.
Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza la banca avrebbe allo studio diverse opzioni legali per cercare di ribaltare il provvedimento che ha colpito conti e proprietà nell’ambito di una vertenza che si trascina da quasi un anno. Il sequestro non avrà effetto immediato (si ipotizza un intervallo di circa 12 mesi prima della piena efficacia) e questo lascerà a Unicredit il tempo per difendersi. La strategia dovrebbe fondarsi su una recente sentenza della Corte Suprema inglese che va in una direzione opposta a quella seguita dai giudici russi.
Al centro dello scontro c’è un progetto nel porto baltico di Ust-Luga. Qui Ruskhimalyans, un'impresa per la produzione di gas liquido partecipata dal colosso Gazprom, aveva appaltato i lavori alla tedesca Linde per la quale, a sua volta, Unicredit svolgeva il ruolo di banca garante. Dopo lo stop imposto dalle sanzioni internazionali, però piazza Gae Aulenti si è rifiutata di pagare le garanzie legate al progetto, arrivando così allo scontro aperto con la controllata di Gazprom. Provvedimenti simili sono stati presi anche contro altri istituti coinvolti nell’iniziativa, cioè le tedesche Deutsche Bank, Commerzbank, Bayerische Landesbank e Landesbank Baden-Wurttemberg.
Inizialmente il procedimento era stato affidato alla Corte di Arbitrato di San Pietroburgo e della regione di Leningrado ma, nelle scorse settimane, la Corte Suprema inglese si è espressa chiedendo a RusKhimAlyans di non portare avanti la causa in Russia. La motivazione addotta è che, in base al contratto, le controversie dovranno essere sottoposte ad arbitrato in Francia. RusKhimAlyans ha cercato di ribaltare questa decisione presso la Corte Suprema del Regno Unito, ma l'appello del gruppo è stato respinto. Anche in forza di questa sentenza, Unicredit avvierà ora una serie di azioni legali contro la sentenza di venerdì 17, ferma restando la possibilità di rivalsa sul cliente tedesco Linde, considerata però al momento un extrema ratio.
Ieri la vicenda è stata al centro della riunione del Tavolo di lavoro per le imprese italiane in Russia presso il ministero degli Esteri. Nel commentare il provvedimento di sequestro, il ministro Antonio Tajani ha espresso preoccupazione per questo secondo caso di un gruppo imprenditoriale italiano colpito da decisioni russe che ne colpiscono beni e proprietà, sottolineando come «il nostro obiettivo è ascoltare, aiutare, assistere e tutelare gli interessi delle imprese italiane e fare in modo che possano continuare a operare».
Gli analisti comunque non sembrano preoccupati per la mossa a sorpresa del giudice di San Pietroburgo. Intermonte ritiene che l’esposizione di Unicredit alla Russia sia stata gestita molto bene dal management della banca. Inoltre, «riteniamo che il mercato abbia già scontato buona parte di questo scenario nelle stime sul gruppo su cui abbiamo un rating neutral e un target price a 37,1 euro», spiega la sim. Equita inoltre ricorda che Unicredit ha ridotto l’esposizione alla Russia con l’ammontare dei prestiti calato del 73% da inizio 2022 e ora a 2,9 miliardi. (riproduzione riservata)