Che i rapporti siano buoni è cosa risaputa. Da un anno a questa parte i pubblici scambi di gentilezze, complimenti e mielosi apprezzamenti tra Donald Trump e Gianni Infantino, presidente della Fifa, riempiono le pagine dei giornali e i feed dei social network.
Con il Mondiale terminato da soli tre giorni, la linea che collega il presidente Usa al dirigente sportivo svizzero sembra non essersi interrotta. Secondo quanto riportato da alcune fonti vicine al Tycoon al New York Post, Trump starebbe pensando a Infantino come segretario generale dell’Onu.
Dal calcio mondiale alla geopolitca globale, dunque. «È rispettato in tutto il mondo e ha una dote speciale nel radunare le persone», avrebbe riferito Trump in merito a Infantino. Un’ipotesi apprezzata anche dal più italiano tra i frequentatori della Casa Bianca, Paolo Zampolli: «Solo a Trump poteva venire un’idea così geniale».
Il mandato del portoghese Antonio Guterres come segretario generale scade a dicembre, ma non spetta direttamente a Trump nominare il successore, sebbene il ruolo del presidente Usa sia tutt’altro che marginale.
Il segretario generale viene eletto a maggioranza dall’Assemblea Generale su raccomandazione del Consiglio di Sicurezza. Questo organo propone quindi un nome che può essere approvato o respinto. Il Consiglio di sicurezza è composto anche dai cinque Paesi membri permanenti, tra cui gli Usa, che hanno diritto di veto sulle nomine. Trump quindi potrebbe essere mattatore anche su questo tavolo.
Come detto, i rapporti tra Trump e Infantino sono idilliaci, soprattutto grazie al Mondiale ospitato anche dagli Usa. A dicembre, in occasione dei sorteggi per la fase a gironi del mondiale, il Infantino - inventò e - consegnò a Trump il Premio Fifa per la Pace. Un gesto che scatenò diverse polemiche, soprattutto considerando le posizioni in tema bellico di Donald Trump, che solo un mese dopo si tramutarono nella cattura di Maduro e dopo tre mesi nell’attacco all’Iran.
Durante il Mondiale Infantino ha di fatto avallato qualsiasi richiesta, o capriccio, di Trump: dall’escludere la rappresentativa iraniana dal territorio americano (se non per il tempo strettamente necessario a far disputare le partite) alla richiesta, accolta, di revocare la squalifica al giocatore americano Folarin Balogun, che sarebbe stata scontata nell’importantissimo ottavo di finale contro il Belgio, dopo aver ricevuto un cartellino rosso nella partita precedente contro la Bosnia. (riproduzione riservata)