Il dollaro ha registrato la peggior flessione giornaliera da aprile, dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di non essere preoccupato per l’indebolimento della valuta americana, arrivando anzi a definirlo «positivo» per il commercio. Le parole del capo della Casa Bianca hanno alimentato nuove vendite sul biglietto verde, già sotto pressione da diversi fattori economici e politici.
L’indice del dollaro è scendendo ai livelli più bassi dal 2022. Si tratta della quarta seduta consecutiva in rosso, con una perdita complessiva del 2,6%. Il dollar index, che confronta il dollaro con le sei principali valute mondiali, ha toccato un minimo da quattro anni a 95,566, per poi recuperare leggermente allo 0,22% a 96,114. Nella mattina di mercoledì 28 gennaio, l’euro si attesta a 1,19 dollari dopo un massimo a 1,20. Il biglietto verde vale anche a 152,65 yen (da 153,03) e 0,7248 sterline (da 0,7219).
A pesare sulle quotazioni sono le rinnovate preoccupazioni sulla leadership economica degli Stati Uniti, aggravate dalle recenti rivendicazioni di Trump sulla Groenlandia, che hanno riacceso le tensioni con gli alleati europei. Il clima di incertezza ha alimentato i timori di una possibile vendita di asset statunitensi, inclusi i titoli del Tesoro, da parte degli investitori internazionali.
Il dollaro ha inoltre ceduto terreno nei confronti dello yen, dopo segnali provenienti dal Tesoro americano che hanno alimentato speculazioni su un possibile intervento a sostegno della valuta giapponese.
Pur mantenendo una posizione di forza in una prospettiva storica, il dollaro risulta in sensibile arretramento rispetto ai massimi del periodo post-pandemico, mentre altre economie mostrano segnali di ripresa. I mercati valutari scontano inoltre l’ipotesi di un futuro presidente della Federal Reserve favorevole a una riduzione dei tassi di interesse, le crescenti pressioni politiche sull’indipendenza della banca centrale e l’elevato disavanzo di bilancio degli Stati Uniti.
Nonostante Trump abbia definito «grande» il valore del dollaro rispondendo alle critiche sul suo recente indebolimento, l’incertezza sulla politica della Casa Bianca e la percezione di una maggiore tolleranza verso un dollaro debole continuano a pesare sui mercati valutari e non solo. Gli investitori attendono oggi la prima riunione di politica monetaria del 2026 della Federal Reserve: si prevede che la banca centrale manterrà il suo tasso di riferimento in un intervallo obiettivo compreso tra il 3,5% e il 3,75%, ma gli operatori cercheranno indizi sulle prossime mosse. (riproduzione riservata)