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Dl bollette, il governo aumenta l’Irap per chi produce e fornisce energia: atteso 1 miliardo in tre anni
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Dl bollette, il governo aumenta l’Irap per chi produce e fornisce energia: atteso 1 miliardo in tre anni

18 febbraio 2026, 18:20 Ultimo aggiornamento: 20:23

La batosta ai produttori contenuta nel decreto approvato dal Cdm servirà per abbattere i costi in bolletta di oltre 4 milioni di imprese. Per le famiglie vulnerabili arrivano altri 115 euro di sconto

?Il «pizzicotto» fiscale disegnato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti nell’ultima legge di Bilancio colpisce ancora. E a pagarne il conto, questa volta, saranno i produttori, distributori e fornitori di energia. Con il decreto Energia, approvato ieri dal Consiglio dei ministri, il governo Meloni ha introdotto l’aumento di due punti percentuali dell’Irap per le imprese del comparto energetico.

Il meccanismo ricalca la leva già utilizzata dall’esecutivo per il settore bancario: alzare di due punti percentuali l’aliquota ordinaria che passa così dall’attuale 3,9 al 5,9%. Una mossa con cui il governo stima di incassare 1 miliardo in tre anni - 431,5 milioni nel 2026, 501,1 milioni nel 2027 e 68,4 milioni di euro nel 2028 - da destinare al taglio delle bollette di piccole e medie imprese.

«Utilizziamo le risorse ricavate per abbattere gli oneri di sistema (la componente Asos, ndr) che gravano sulle bollette di oltre 4 milioni di imprese», ha spiegato la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Un beneficio che, a conti fatti, dovrebbe aggirarsi sui 20 euro per megawattora. La seconda misura approvata, invece, taglia i tempi di pagamento degli oneri di sistema che le aziende energetiche sono tenute a versare allo Stato.

Le misure per le famiglie vulnerabili 

Ma il decreto, nelle sue 24 pagine, contiene diverse misure che, comma dopo comma, riguardano da vicino famiglie, imprese e le Authority. Per le oltre 2,7 milioni di famiglie in difficoltà il governo introduce un nuovo contributo straordinario dal valore di 115 euro che si aggiunge a quello di 200 euro già previsto.

Il secondo intervento, invece, riguarda sia famiglie sia imprese: nel decreto si prevede un riconoscimento in termini di visibilità alle aziende energetiche che decidono di ridurre la bolletta con uno sconto volontario di almeno 60 euro all’anno per le famiglie con Isee di 25 mila euro e che non accedono al bonus sociale. La premier lo ha descritto come «un provvedimento molto significativo» che «avrà un impatto rilevante», con benefici attesi nell’ordine di oltre 5 miliardi di euro. 

Gli Ets e il disaccoppiamento dell’energia 

Ma un impatto è atteso anche nei rapporti tra Roma e Bruxelles. Con una «scelta strutturale molto coraggiosa», così definita dalla premier, l’esecutivo ha deciso di «scorporare il costo degli Ets (il meccanismo di tassazione delle emissioni di Co2 dell’Ue, ndr) dalla determinazione del prezzo delle energie rinnovabili, come ad esempio l’idroelettrico e il solare per abbassare i costi». Norma su cui, comunque, il governo dovrà incassare il via libera della Commissione europea.

Sempre volgendo uno sguardo all’Europa, con il decreto messo appunto dal ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, arriva anche un meccanismo che prevede il disaccoppiamento del prezzo dell’energia elettrica da quello del gas. «Costruiamo una piattaforma pubblica che consente alle aziende, anche a quelle più piccole, di aggregarsi per acquistare direttamente dai produttori l’energia di cui hanno bisogno, svincolandosi dal mercato attuale e quindi anche dalla speculazione. Questo consentirà, facendo leva sul mercato dei cosiddetti Ppa, di abbassare il prezzo dell’energia anche grazie alla garanzia dello Stato attraverso il ruolo del Gse e di Sace».

Le norme sul gas: perché l’Italia può permettersi di venderlo 

Il decreto bollette contiene poi un ulteriore pacchetto di norme che incidendo sui costi del gas contribuiranno a ridurre il prezzo finale dell’energia elettrica per famiglie e imprese. Ma se il governo potrà disporre liberamente di circa due miliardi di metri cubi di gas da vendere sul mercato per le coperture del decreto Bollette, Il merito è anche di un tasso di riempimento degli stoccaggi ben superiore alla media europea. A oggi, infatti, secondo le rilevazioni Gie - Gas Infrastructure Europe, gli stoccaggi dell’Ue sono scivolati al 33%, rispetto al 44% di un anno fa.

L’Italia, invece, rientra tra i pochissimi Paesi in fascia verde, con una percentuale di riempimento del 50,5%, il doppio rispetto a Germania (23%) e Francia (23,6%). Complice il clima mediamente meno rigido rispetto ad altri Paesi europei e la diversificazione degli approvvigionamenti, l’Italia ha mantenuto alte le scorte, senza intaccare quelle di sicurezza. Con i depositi pieni ancora per metà, quindi, il governo - come dettagliato all’art. 9 del decreto - ha mano libera su un particolare stock di gas, quello acquistato nel 2022 come misura di emergenza per garantirsi un cuscinetto nel pieno della crisi energetica innescata dall’invasione russa dell’Ucraina.

Quattro anni dopo, di quello stock di emergenza affidato al Servizio di Rifornimento degli Stoccaggi di Ultima Istanza sono avanzati circa 2,16 miliardi di metri cubi che ora il governo potrà mettere sul mercato tramite Snam e Gse (Gestore dei Servizi Energetici). Non serviranno nemmeno aggiustamenti normativi per monetizzare quel tesoretto in gas: la legislazione di riferimento (in particolare l’articolo 5-bis del decreto-legge 50/2022, cosiddetto «Aiuti») già prevede che i proventi della vendita affluiscano nel bilancio dello Stato, in questo caso nella Cassa Conguaglio del Settore Elettrico. Sarà il Gse a versarli entro il 31 maggio 2026. (riproduzione riservata)



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