Jolie Ninness è una fan sfegatata della Disney, e il peggior incubo di Netflix. La ventinovenne impiegata di uno studio medico di San Diego è andata alla D23, appuntamento annuale per i fan più accaniti della Walt Disney, e si è subito registrata per un abbonamento di tre anni a Disney+, l’atteso servizio streaming della società. Una volta attivo a novembre, cancellerà la sua registrazione a Netflix optando per i classici titoli Disney e gli episodi dei Simpsons disponibili su Disney+.
La Ninness è una dei centinaia di utenti che si sono iscritti all’offerta di tre anni, a un prezzo di appena 141 dollari, all’ultima convention D23 prima del lancio di Disney+. Se un numero sufficiente di consumatori come la Ninness si registrano al servizio quando è ancora in anteprima, la Disney potrà tener testa ai suoi consolidati competitor come Netflix e Amazon Prime Video.
Il tentativo costoso e di alto profilo della Disney di competere nell’ecosistema dello streaming era al centro della scena alla D23, dove sono stati annunciati una sfilza di nuovi programmi e film. La Disney ha senza dubbio un’abilità ineguagliabile di promuovere le sue priorità principali, che sia a eventi per i fan come la D23, nei suoi parchi a tema o sulla rete ABC. Ma per attrarre un nucleo base di iscritti la società propone offerte di abbonamento a un prezzo del 70% in meno del costo di Netflix. L’offerta di tre anni, al momento disponibile solo ai partecipanti della convention, è aperta a tutti i membri del club D23 fino al 2 settembre.
La presentazione, quale segno dell’importanza che la società riserva alla D23, si è tenuta nella hall più grande del centro per le convention di Anaheim aperta da Kevin Mayer, un dirigente di lunga data della Disney responsabile del servizio streaming, visto dagli analisti e dagli insider della società come potenziale successore del ceo, Robert Iger.
Il catalogo Disney+ includerà programmi dai franchising consolidati quali Marvel Studio e Lucasfilm, ma durante la presentazione alla D23 la Disney ha reso chiare le sue intenzioni di competere con Netflix anche nei programmi di reality show e attualità. «Noi abbiamo i brand che contano di più» ha affermato Mayer. Netflix si è rifiutata di commentare.
Ai chioschi della convention D23, i fan facevano la coda per inserire i dati delle carte di credito e registrarsi all’abbonamento di tre anni, un impegno che garantisce loro anche l’accesso al Disney+ Founders Circle. L’offerta alla D23 è scontata di circa il 33% rispetto al prezzo normale per tre anni di Disney+, ma ciò che Disney perde nelle entrate potrebbe essere compensato dall’entusiasmo su Wall Street.
Disney compete con Netflix, il quale ha già più di 150 milioni di iscritti, e Amazon Prime, che ne ha più di 100 milioni. Gli investitori vogliono prove del fatto che la Disney possa creare velocemente una base di iscritti che la metta alla pari con quei servizi. A un evento per investitori all’inizio di quest’anno, la Disney ha comunicato che prevede di raggiungere tra i 60 e i 90 milioni di iscritti entro la fine dell’anno fiscale 2024, quando dovrebbe aver raggiunto la profittabilità.
Per arrivarci la Disney ha in previsione di fare un investimento in denaro di oltre 1 miliardo di dollari nell’anno fiscale 2020, salendo a circa 2,5 miliardi di dollari entro il 2024. La società, in preparazione al lancio di Disney+, sta togliendo i suoi film e programmi da Netflix – un’operazione che le costerà circa 150 milioni di dollari di utile operativo ma che priverà Netflix di programmi famosi inclusi film Marvel e Star Wars.
Il lancio di Disney+ è previsto su diversi mercati internazionali quest’anno, rappresentando una potenziale concorrenza ai piani di espansione oltreoceano di Netflix. Inoltre, il nuovo servizio della Disney si concentra su programmi per la famiglia e potrebbe intaccare la base di genitori iscritti a Netflix che si affidano al servizio per intrattenere i loro bambini.
A luglio, Netflix ha rivelato di aver perso nel secondo trimestre circa 126 mila iscritti statunitensi, una notizia che ha fatto scendere le sue azioni. Ma la società, che presto dovrà affrontare una competizione nel servizio streaming anche da Apple, Comcast Corp. e AT&T, non si lascia scoraggaire dati i suoi budget multi miliardari per i programmi e un algoritmo affinato da molti anni di dati sui gusti degli utenti.
La Disney, a quanto pare, sta prendendo in prestito queste strategie in diversi modi. Durante una dimostrazione al D23, Disney+ ha mostrato un'interfaccia che ricorda la dashboard di Netflix, con forme rettangolari che mettono in evidenza i film o i programmi e la programmazione suddivisa in categorie Disney, come Marvel e Pixar. Gli utenti possono impostare profili separati per i diversi componenti della famiglia, proprio come su Netflix, oppure scegliere l'opzione “per bambini”, esattamente come su Netflix.
Una signora si è iscritta a Disney+ al D23 perché i suoi nipoti avessero qualcosa da guardare. Un altro fan ha scelto l'iscrizione triennale perché ha notato che i suoi film preferiti della Marvel Studios stanno lentamente scomparendo da Netflix. L'azienda sta realizzando nuovi programmi e film in esclusiva per Disney + da aggiungere alla raccolta di vecchi titoli Disney. Tra gli show di punta figurano una serie di High School Musicale The Mandalorian, una nuova storia targata Star Wars.
Se la reazione dei fan della Disney alla convention è un indizio di come andranno le cose, allora la strategia di programmazione sta funzionando. La notizia di Ewan McGregor che tornerà nei panni del giovane Obi-Wan Kenobi in un'altra nuova serie di Star Wars è stata accolta dagli applausi del pubblico. La notizia che Hilary Duff avrebbe interpretato di nuovo Lizzie McGuire in un reboot della serie omonima ha mandato su di giri una ragazza del pubblico che ha esclamato: «Non ci credo!».
Alla D23, naturalmente, la Disney ha cercato di sedurre i suoi fedeli. Il mercato più ampio comporta una serie di sfide, soprattutto dal momento che le famiglie valutano il numero di servizi di streaming sufficienti. Per ora il prezzo economico della Disney, 6,99 dollari al mese (non sono previsti sconti), è considerato un grande vantaggio. All'inizio di agosto Disney ha dichiarato la sua intenzione di raggruppare gli altri suoi servizi di streaming, ESPN+ e Hulu, per una tariffa di 12,99 dollari al mese, in pratica il costo di un abbonamento Netflix.
La Disney sta facendo affidamento in particolare sui suoi prodotti Marvel, noti soprattutto per i grandi successi al botteghino, come Avengers: Endgame, per attirare gli iscritti. La Marvel sta producendo otto programmi di supereroi per il servizio che completerà la lista dei film.
Alla D23 il presidente dei Marvel Studios Kevin Feige ha annunciato tre nuovi show per il servizio streaming, tratti dalla miniera d'oro dei fumetti, dedicati a nuovi personaggi come Ms. Marvel, un'adolescente musulmano di origini pakistane, e She-Hulk, una versione femminile della feroce bestia verde. «È una versione di Hulk. È un avvocato», ha spiegato Feige.
Sulla piattaforma saranno disponibili una serie di programmi in stile documentario, tra cui uno sul lavoro alla Disney, insieme ai reality show, tra cui la gara di cucina Be Our Chefe Encore, che segue gruppi di adulti mentre rimettono in scena le recite scolastiche della loro giovinezza.
Ma molti fan alla D23 sono ancora più attratti dalla piattaforma Disney perché gli permetterà di ottenere più di quanto non abbiano già.
Irene Rocha, un'assistente esecutiva di 39 anni di Carson, in California, si è iscritta all’abbonamento triennale per continuare a guardare i film Marvel Studios e Star Wars, che presto saranno visibili esclusivamente sulla piattaforma. Aggiungerà il costo a un pacchetto di streaming personalizzato che include Hulu, Netflix e Amazon Prime. Ma non è soltanto la nuova programmazione Disney+, come The Mandalorian, a spingerla ad iscriversi: anche i titoli classici di animazione come Il Re Leone, che sarà disponibile in qualsiasi momento. «Non ho bisogno di tirar fuori le mie vecchie cassette», ha commentato Rocha. (riproduzione riservata)
Please click here to read this article in English on The Wall Street Journal
