Gli investimenti europei nella difesa sono destinati quasi a raddoppiare entro il 2030, anche senza considerare il programma Eu Readiness 2030, com’è stato ribattezzato il Rearm Eu. Secondo le stime elaborate da Oliver Wyman, da qui a cinque anni il bilancio complessivo della difesa in Europa potrebbe arrivare fino a 750 miliardi di euro, con un aumento di circa il 70% sul 2024. Per avere un termine di paragone, gli investimenti nel settore dell’aviazione commerciale sono visti ugualmente vicini al raddoppio, ma nell’arco di 10 anni.
«Nel settore Difesa l’ Europa si trova ad affrontare un gap molto significativo accumulato negli ultimi trent’anni in termini di capacità produttiva e di capacità tecnologiche», spiega Roberto Scaramella, head Aerospace and Defence Europe di Oliver Wyman. «Il motivo fondamentale è che abbiamo investito meno di Usa, Russia e Cina, e abbiamo fatto molto affidamento sugli sviluppi del partner statunitense in ambito Nato. Questo gap è apparso evidente sin dall’inizio della crisi Ucraina, ma ora è ancora più urgente da colmare alla luce delle nuove strategie dell’amministrazione americana. La reazione europea ha portato al piano di raddoppio della spesa in difesa e forse anche oltre, alla luce del programma di rilancio della difesa europea che sta prendendo forma, potenzialmente con 800 miliardi di euro di supporto diretto o indiretto», prosegue Scaramella.
«Questo budget dovrà servire a colmare due principali aree di gap: ritardo tecnologico e incremento di capacità produttiva». Nell’analisi della società di consulenza, gli investimenti di natura sia pubblica che privata possono essere catalizzati su tecnologie prioritarie e capacità produttiva, ma le priorità strategiche dovranno essere scelte rapidamente e di comune accordo tra Paesi ed aziende leader.
«I modelli di esecuzione dovranno guardare al di là del perimetro d’azione tradizionale attraverso il coinvolgimento e l’eventuale conversione di altri settori industriali, e partnership tra Paesi oltre che tra singole aziende», sintetizza Scaramella.
Più nel dettaglio, le aree in cui recuperare competitività sono: capacità di difesa e attacco (sistemi di artiglieria di terra, difesa aerea, difesa navale, sistema droni e anti-droni, sistemi missilistici, etc); attività multi-dominio (cybersecurity, difesa elettronica, sorveglianza aerea e spaziale, Intelligence/C4I; sistemi di supporto alle forze armate (logistica, infrastrutture a supporto, sistemi di mobilità e formazione, etc).
«Per incrementare la capacità produttiva, le aziende dovranno essere accompagnate da capitali sia pubblici che privati in investimenti discontinui», sottolinea Scaramella, «tenendo presente la valorizzazione degli impianti. Aumenti di efficienza produttiva e investimenti incrementali possono coprire solo il 15-20% del fabbisogno». C’è poi un’altra tendenza in atto evidenziata da Oliver Wyman: le industrie della difesa per rafforzarsi stanno cogliendo opportunità in settori industriali affini. Hensoldt, per esempio, partecipata da Leonardo, mira ad assumere 200 dipendenti di Continental e Bosch, che stanno subendo tagli a causa della crisi del settore automotive. (riproduzione riservata)