Si alza il livello dello scontro fra Rocco Basilico, che diffida il board di Delfin, e la madre Nicoletta Zampillo. Oggetto del contendere sono i diritti sul 12,5% della holding lussemburghese della famiglia Del Vecchio.
Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, l’ex chief wearable officer di EssilorLuxottica ha inviato nei giorni scorso attraverso i propri legali una diffida formale al consiglio della cassaforte del Granducato affinché non venga adottata alcuna iniziativa idonea a incidere sulla sua attuale posizione di socio.
L’intervento segue la comunicazione con cui la scorsa settimana la madre, seconda moglie di Mr Luxottica, aveva recentemente rappresentato al board le proprie riserve sulla validità della rinuncia all’usufrutto sottoscritta nel luglio del 2022. Quell’atto, perfezionato pochi giorni dopo la scomparsa del fondatore di Luxottica, aveva determinato il consolidamento in capo a Basilico della piena proprietà del 12,5% del capitale di Delfin, attribuendogli contestualmente tutti i relativi diritti amministrativi e patrimoniali.
La risposta del figlio è arrivata attraverso una lettera inviata dai professionisti dello studio lussemburghese Bonn Steichen & Partners, Fabio Trevisan e Anne Morel, comunicazione in cui il consiglio presieduto da Francesco Milleri viene formalmente invitato ad «astenersi da qualsiasi velleità, misura o iniziativa» suscettibile di modificare, anche indirettamente, la posizione dell’azionista all’interno della holding.
Il documento prende di mira la ricostruzione fatta da Zampillo, che avrebbe attribuito la rinuncia all’usufrutto a una condizione di particolare vulnerabilità emotiva seguita alla scomparsa del marito. Secondo i legali di Basilico, però, la validità dell’atto non può essere messa in discussione sulla base di una successiva rivalutazione soggettiva. Nella lettera viene ricordato che la rinuncia fu perfezionata davanti a un notaio (Mario Notari, esecutore testamentario nonché attuale consigliere del board di Delfin) e che tale circostanza produce effetti giuridici precisi.
Il pubblico ufficiale, si legge, è tenuto a verificare che ogni parte «disponga della piena capacità giuridica richiesta», esprima «un consenso libero, informato e non viziato» e comprenda «appieno la portata e le conseguenze dell’atto che firma». Secondo i suoi avvocati l’intervento notarile quindi «costituisce una prova dell’intenzione di rinunciare, fino a prova contraria» e conferisce all’atto una particolare forza probatoria.
Una formulazione che sembra voler sottolineare come eventuali contestazioni possano trovare spazio solo nell’ambito di uno specifico accertamento giudiziale. Quello aperto dal secondo figlio Leonardo Maria Del Vecchio sulla rinuncia all’usufrutto da parte della madre e quello che eventualmente aprirebbe Basilico se Delfin procedesse.
La vicenda si inserisce infatti nel più ampio riassetto degli equilibri azionari della holding. Lo scorso aprile l’assemblea della cassaforte ha autorizzato Leonardo Maria all’acquisto delle quote detenute dai fratellastri Luca e Paola Del Vecchio, pari complessivamente al 25% del capitale.
Contro quella deliberazione Basilico ha promosso un ricorso davanti alla magistratura lussemburghese contestando il rispetto delle maggioranze richieste. Un’azione che poggia proprio sull’esercizio dei diritti di voto derivanti dalla piena proprietà della partecipazione oggi oggetto di contestazione. Non a caso, nella lettera inviata al consiglio, i legali ricordano che «la questione della validità dell’atto di rinuncia del 1° luglio 2022 è attualmente oggetto di un procedimento giudiziario in corso». (riproduzione riservata)