La Cina entra nell'anno del Serpente e nella corsa all'intelligenza artificiale, minando la leadership tecnologica Usa. A guidare questa rivoluzione è DeepSeek, una startup cinese di intelligenza artificiale fondata nel 2023 da Liang Wenfeng e supportata dall’hedge fund High-Flyer di Hangzhou, che, in poco tempo, è diventata l’app gratuita più scaricata su app store negli Stati Uniti, superando ChatGpt. Dopo TikTok, RedNote, Temu e Shein, le app cinesi continuano a conquistare il mercato americano.
L’investitore Marc Andreessen ha descritto l’app di DeepSeek come «una delle scoperte più sorprendenti e impressionanti». Il suo fiore all’occhiello è il modello DeepSeek-R1, lanciato all’inizio del 2025, abile nel risolvere problemi complessi, come il ragionamento matematico e la generazione di codice. Così la popolarità di DeepSeek è esplosa.
La sua app, finita il 27 gennaio anche sotto attacco informatico (ha dovuto limitare temporaneamente le registrazioni sulla propria piattaforma), ha conquistato gli utenti globali, diventando l’app gratuita più scaricata sull’App Store in Cina e negli Stati Uniti, sorpassando persino ChatGpt.
«Mentre il Capodanno lunare è prossimo a segnare l’ingresso nel segno del Serpente, simbolo di trasformazione e strategia, DeepSeek sembra aver anticipato il cambiamento di qualche giorno», sottolinea anche Gabriel Debach, market analyst di eToro. «Questo lancio non solo incarna il dinamismo e l'ambizione tecnologica della Cina, ma dimostra anche la sua capacità di trasformare il panorama tecnologico globale in tempi rapidi. Infatti», spiega Debach, «nonostante un budget inferiore ai 10 milioni di dollari e l’uso di chip meno avanzati rispetto ai concorrenti statunitensi, DeepSeek ha superato ChatGpt in diversi benchmark, offrendo un prodotto gratuito che ha attirato l’attenzione globale».
Dunque DeepSeek si distingue per un rapporto costo-efficacia migliore. Emad Mostaque, fondatore di Stability AI, ha paragonato il nuovo rilascio di DeepSeek a un quasi-iPhone che costa solo 30 dollari invece di 1000, evidenziando una drastica riduzione dei costi di circa il 96% rispetto ad altre tecnologie di intelligenza artificiale statunitensi. E questo mette in discussione le valutazioni stellari di aziende come Nvidia (-16% metà seduta), leader del boom azionario dell’AI grazie ai suoi chip considerati essenziali per questa tecnologia.
«Non solo il nuovo competitor nell’intelligenza artificiale riesce a produrre un modello AI con bassissimi costi di training: dai 100 milioni di dollari degli altri a 5 milioni, ma usa poche Gpu: da 100 mila a 2 mila e senza avere bisogno del sostegno di costosissimi data center», precisa Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia. «Nvidia vendeva Gpu costosissime (attorno ai 40 mila dollari) per i data center. Deepseek riesce a fare training al proprio modello con semplici Gpu e senza l’uso di data center».
Modelli come DeepSeek potrebbero addirittura «democratizzare alcuni tipi di impiego dell’intelligenza artificiale», spiega Luca Boffa, Senior Equity Portfolio Manager di Symphonia Sgr, «e contribuire a contenere gli enormi budget di investimento pianificati dalle maggiori società tecnologiche mondiali per strutturare modelli e farli successivamente lavorare». Di riflesso anche il fornitore di Nvidia, Advantest Corp., è crollato dell’8,6% a Tokyo. Mentre il fondo immobiliare Mapletree Industrial Trust, che investe in data center, è sceso del 3,6% a Singapore. I mercati di Taiwan e Corea del Sud sono chiusi per festività. In Europa hanno perso terreno la produttrice di chip tedesca Infineon (-1,8%), non Stm (+0,33% in chiusura), e soprattutto gli specialisti dell'infrastruttura elettrica e digitale come Siemens Energy (-19,9%), Prysmian (-8,75%) e Legrand (-7%).
In questo scenario le società tecnologiche più impattate in negativo sono, secondo Boffa, i fornitori di infrastruttura per capacità di calcolo, processori, server e datacenter. A beneficiarne, invece, potrebbero essere le società tecnologiche cinesi, per cui le restrizioni Usa sui processori perderebbero parte della loro efficacia. Sarebbero favorite tutte le società che integrano le potenzialità di AI nei software e servizi offerti alla clientela, che potrebbero scendere di costo prima del previsto, diventando accessibili ad una platea molto più ampia di clienti; e gli stessi clienti che li acquistano, che potrebbero ottenere analoghi benefici di efficienza con costi inferiori. I management di Meta e Microsoft potrebbero fornire spunti utili negli incontri con gli analisti previsti questa settimana per le trimestrali. Ma senza dimenticare, continua Boffa, che DeepSeek compete, sia pure con risultati apprezzabili, nella parte bassa del mercato dell’AI e che questo non frenerà i grandi investitori nello sviluppo di modelli sempre più complessi e costosi per le capacità di calcolo richieste nella parte alta del mercato.
Il lancio di DeepSeek solleva, dunque, nuovi dubbi, sfidando l’idea che la tecnologia dell’AI cinese sia anni indietro rispetto a quella americana. Le restrizioni commerciali di Washington hanno impedito a Pechino di accedere ai chip più avanzati, ma il modello di DeepSeek è stato costruito utilizzando tecnologia open-source facilmente accessibile. «DeepSeek dimostra che è possibile sviluppare modelli di AI potenti a costi più bassi», osserva Vey-Sern Ling, direttore generale presso Union Bancaire Privée. «Ciò potrebbe potenzialmente destabilizzare l’intera filiera degli investimenti nell’AI, che si basa su un’elevata spesa da parte di un ristretto gruppo di grandi operatori».
Tanto che il Nasdaq 100 (scambia a 27 volte gli utili prospettici, rispetto alla media triennale di 24 volte. Solo Nvidia a 33 volte, poco sotto la media triennale) cade del 3% a metà seduta, riflettendo il timore di una minaccia concreta per i giganti tecnologici americani. «Gran parte del rally del mercato negli ultimi due anni si è basata sull’entusiasmo per hardware e software legati all’AI, con valutazioni elevate che non lasciano spazio a errori. L’ingresso della Cina rischia di cambiare le dinamiche», conclude Debach, chiedendosi se la stagione delle trimestrali a stelle e strisce riuscirà a distogliere l’attenzione da questa notizia e a riportare fiducia nel settore tecnologico. Questa settimana, infatti, circa il 40% della capitalizzazione dell’S&P 500 è atteso per la pubblicazione dei risultati, inclusi nomi di spicco come Microsoft, Meta, Apple, Amazon e Tesla.
A questo punto Diodovich non esclude un intervento di Donald Trump a sostegno dei tecnologici. «Ma anche un intervento di Trump non avrà alcun impatto. Stiamo parlando», spiega l’espero di IG Italia, «di un modello open-source che ha mostrato come battere i giganti dell’AI con soluzioni smart. Il merito è legato agli sviluppatori cinesi, hanno battuto gli statunitensi. La presunzione statunitense di avere un assoluto predominio nel mondo AI è sparita in pochi giorni».
Se da una parte, quindi, i leader attuali come Nvidia hanno un forte vantaggio, dall’altra l’arrivo di DeepSeek «è un promemoria che la leadership nell’AI non può essere data per scontata», afferma Charu Chanana, strategist presso Saxo Markets. «L’emergere di DeepSeek indica che la competizione si sta intensificando e sebbene ora non rappresenti una minaccia significativa, i futuri concorrenti si evolveranno più rapidamente, sfidando sempre di più le aziende affermate. I risultati di questa settimana saranno un test enorme».
Lo slancio verso l’AI e le infrastrutture tecnologiche è solo all’inizio e ora con la Cina in campo gli investimenti, miliardari, sono destinati ad aumentare vertiginosamente. Solo Meta Platforms ha annunciato un investimento record di 65 miliardi di dollari nell’intelligenza artificiale, incluso un nuovo grande centro dati e l’aumento delle assunzioni nei team AI. Questo annuncio segue la presentazione di Stargate, un progetto infrastrutturale AI da 100 miliardi di dollari, frutto della collaborazione tra OpenAI, Oracle e SoftBank, che punta a espandere i data center e le applicazioni AI negli Stati Uniti.
Certo che l’attenzione mediatica sollevata dal fenomeno DeepSeek è «l’ennesima riprova che siamo nel mezzo di una vera e propria corsa globale all’AI, che si gioca in prima battuta sul piano tecnologico, ma che ha inevitabilmente delle ripercussioni formidabili a livello geopolitico, sociale ed industriale», sottolinea Giulia Mariuz, partner dello studio internazionale Hogan Lovells, secondo la quale «si tratta della tempesta perfetta, che spinge inevitabilmente a una riflessione giuridica in merito alla regolamentazione di tali tecnologie e al futuro ruolo dell’Europa», spiega Mariuz.
L’Unione Europea con il regolamento sull’AI ha scelto un approccio equilibrato, seppur garantista, che ha come perno la tutela dei diritti fondamentali e, seguendo un approccio risk-based, si propone di normare in maniera dettagliata solo gli aspetti maggiormente impattanti, mantenendo una posizione meno dogmatica sul resto. Questa scelta, seppure condivisibile, osserva l’avvocato, non è tuttavia sufficiente, da sola, a garantire che l’Unione Europea diventi un leader globale a livello di AI, in particolare a fronte degli investimenti miliardari da parte di Stati Uniti e Cina, associati alla volontà di questi Paesi di applicare una politica di deregolamentazione.
A tal proposito vale la pena richiamare il rapporto di Mario Draghi che sottolinea la necessità di un massiccio intervento economico dell’Europa in relazione alle nuove tecnologie e all’AI, funzionale a colmare il gap competitivo con le imprese straniere e garantire lo sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale rispettosi dei principi del regolamento sull’AI. (riproduzione riservata)