L’esposizione delle imprese italiane al mercato Usa è «significativa» ma «la composizione settoriale, il posizionamento qualitativo e la buona profittabilità potrebbero attenuare le ricadute dirette più sfavorevoli dell’inasprimento dei dazi». Lo ha evidenziato un’analisi della Banca d’Italia nell’ultimo bollettino economico.
Gli Stati Uniti sono uno dei principali mercati di sbocco per le esportazioni delle imprese italiane, con un valore di 60 miliardi di euro nel 2024 (il 10,4% del totale). Inoltre va considerata l’esposizione indiretta legata all’export verso gli Usa di altri Paesi che utilizzano beni intermedi prodotti in Italia.
Nel complesso, secondo Bankitalia, l’8,1% del valore aggiunto della manifattura italiana, pari all’1,2% del pil, giunge negli Stati Uniti (di cui il 6,4% per via diretta). I comparti più esposti sono quello della farmaceutica e degli altri mezzi di trasporto (cantieristica e industria aerospaziale). Il tema dei dazi sarà affrontato domani nell’incontro tra la premier Giorgia Meloni e il presidente Usa Donald Trump.
Secondo Bankitalia alcuni fattori possono attutire l’impatto per l’industria italiana, almeno nel breve periodo. Innanzitutto poco più della metà delle vendite verso gli Usa è realizzata da grandi imprese con una maggiore diversificazione produttiva. Le aziende minori potrebbero invece pagare di più l’effetto dei dazi.
Inoltre molte imprese italiane possono beneficiare dell’alta qualità dei prodotti, difficilmente sostituibili da altri Paesi (peraltro anch’essi soggetti a dazi) o dagli Usa. «Si stima che le esportazioni di beni verso gli Stati Uniti siano costituite da prodotti di qualità alta per il 43% e media per il 49%», rileva Bankitalia.
Nell’Ue la qualità delle esportazioni italiane è lievemente inferiore a quella di Francia e Germania, mentre Giappone, Corea del Sud, Messico, Cina e Vietnam vendono più prodotti di fascia media e bassa. «L’elevata qualità delle esportazioni italiane, verosimilmente orientate verso acquirenti ad alto reddito e imprese leader nei loro rispettivi settori, ne rende la domanda meno reattiva al prezzo», aggiunge l’analisi.
Infine le imprese italiane potrebbero assorbire in parte l’effetto dei dazi (a cui si aggiungerà quello dell’apprezzamento dell’euro) attraverso una riduzione dei margini di profitto. Per le imprese italiane che esportano negli Usa l’incidenza delle vendite su questo mercato è in media pari al 5,5% del fatturato totale, mentre il margine operativo lordo è pari al 10% del fatturato.
Secondo simulazioni Bankitalia, i dazi comporterebbero in media un calo del fatturato di circa l’1%, mentre il margine operativo lordo si ridurrebbe al massimo dello 0,5% per tre quarti delle imprese.
Nonostante questi elementi di forza, Bankitalia ricorda che conseguenze più gravi dei dazi «potrebbero emergere in caso di forti ripercussioni delle restrizioni commerciali sulla domanda globale e sui mercati finanziari». (riproduzione riservata)