E se non riuscissimo a rispettare gli impegni presi con gli Usa sui dazi? In ambienti diplomatici europei si inizia a ragionare sulla possibile reazione della Casa Bianca, che dalla Commissione si aspetta 600 miliardi di dollari di investimenti e acquisti di prodotti energetici per altri 700 miliardi. In entrambi i casi l’onere ricadrà sui privati, con l’Ue che ricoprirà solo un ruolo di coordinamento. Bruxelles insomma non potrà costringere le imprese europee a investire oltreoceano.
Ecco perché diversi osservatori americani hanno interpretato le due promesse come una mera indicazione politica. Con questi impegni la Commissione si sarebbe limitata a esprimere l’intenzione di riequilibrare la bilancia commerciale con gli Usa per accontentare Donald Trump. Niente di più.
La Casa Bianca si aspetta invece che la parola venga mantenuta. Scott Bessent ha dichiarato a Cnbc che il governo americano monitorerà «con attenzione» il rispetto degli impegni sui 600 miliardi investimenti. In caso contrario il segretario al Tesoro ha prospettato modifiche - al rialzo - delle tariffe concordate, una catastrofe per le aziende europee.
Il dilemma si ripropone per l’acquisto di energia. Anche in questo caso un documento diplomatico riservato, consultato da MF-Milano Finanza, riporta i dubbi dei commentatori americani. «Alcune concessioni dell’Ue saranno difficili da tramutare in concreti vantaggi per le imprese americane, soprattutto nella misura indicata dal testo dell’accordo», si legge nella relazione.
«Fra tutte spicca la promessa europea di acquisti pari a 750 miliardi di prodotti energetici nel prossimo triennio, che rappresenterebbe un incremento di oltre tre volte delle attuali importazioni (nel 2024 pari a circa 78 miliardi)». Il tema è stato cavalcato anche dall’opposizione democratica, a partire dal minority leader al Senato, Chuck Schumer, che ha bollato l’accordo come un «falso».
La nota diplomatica si sofferma poi sulle divergenze tra i comunicati della Commissione e della Casa Bianca. Per l’acciaio l’Ue ha parlato di un sistema di quote, sotto le quali sarà concesso uno sconto sostanzioso rispetto al 50% applicato finora.
Al contrario gli Usa hanno precisato che i dazi non diminuiranno. Situazione simile per il commercio digitale: gli Stati Uniti hanno dichiarato che «i due blocchi affronteranno gli ostacoli ingiustificati» nel settore, mentre l’Ue ha escluso qualsiasi modifica alle norme sul digitale.
Non si tratta di un caso isolato. La relazione diplomatica analizza anche l’accordo tra Usa e Giappone ed evidenzia come «le letture di Washington e Tokyo non sembrino, almeno al momento, perfettamente coincidenti». Senza dimenticare che l’intesa, come quella con Bruxelles, è fondata sulle parole e non su un testo comune.
«Solo l’accordo con l’Uk sarebbe stato messo nero su bianco», fa notare la nota diplomatica. Per tutti gli altri, quindi, resta «I’analoga necessità di dare seguito concreto agli annunci del presidente in documenti concordati con le controparti». (riproduzione riservata)