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Dazi e guerra commerciale pesano su crescita e inflazione: l’Ocse rivede al ribasso le stime su Usa e Eurozona
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Dazi e guerra commerciale pesano su crescita e inflazione: l’Ocse rivede al ribasso le stime su Usa e Eurozona

17 marzo 2025, 13:29 Ultimo aggiornamento: 04 aprile 2025, 17:46

L’Organizzazione prevede una crescita in rallentamento e inflazione persistente nei prossimi anni, con impatti negativi sulle economie più vulnerabili

L’economia globale fatica a riprendersi. E adesso la guerra commerciale appena iniziata peggiorerà la situazione provocando un rallentamento. A livello mondiale la crescita è rimasta solida nel 2024 (+3,2%) ma i recenti indicatori di attività parlano di un assottigliamento delle prospettive di crescita globali.

Il sentiment delle imprese e dei consumatori invece di migliorare si è indebolito in alcuni Paesi, mentre le pressioni inflazionistiche continuano a persistere in diverse economie. Un carovita superiore alle attese indurrebbe la politica monetaria delle banche centrali a diventare più restrittiva e potrebbe dare origine a una «rivalutazione dirompente» nei mercati finanziari. A fotografare questo scenario a livello mondiale è l’Interim Economic Outlook di marzo dell’Ocse che ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita quasi per tutti i paesi. Previsioni che quest’anno porteranno il pil mondiale a rallentare al 3,1% e al 3% nel 2026.

Deboli previsioni di crescita e rischi recessione

La zona euro porterà a casa una crescita del +1%, mentre nel 2026 raggiungerà il +1,2% (in entrambi i casi le stime sono state riviste al ribasso dello 0,3% rispetto alle precedenti di dicembre). L’Italia, in particolare, essendo un Paese che esporta molto, soffrirebbe di un ambiente commerciale altamente protezionistico (stime sul pil riviste al ribasso per il 2025 e il 2026 allo 0,7% e 0,9%). «Fino a oggi i dazi non hanno avuto un impatto enorme sull’Italia», ha sottolineato il capoeconomista dell’Ocse Alvaro Santos Pereira, precisando che i dati dell’outlook di marzo non tengono ancora conto degli ultimi annunci di Washington. 

L’Ocse ha tagliato le stime anche per gli Stati Uniti la cui crescita rallenterà rispetto al ritmo sostenuto degli ultimi anni: +2,2% nel 2025 e +1,6% nel 2026. I paesi più coinvolti dalla guerra commerciale, Usa, Canada e Messico, avranno infatti forti impatti sulla crescita dai dazi. Per quanto riguarda il Canada, la crescita è stimata in frenata dall’1,5% del 2024 allo 0,7% sia nel 2025 che nel 2026 (un taglio dell’1,3% rispetto all’espansione del 2% attesa in precedenza per entrambi gli anni).

Peggiore la situazione del Messico per il quale l’organizzazione di Parigi prevede una recessione con una pil in calo dell’1,3% nel 2025 e dello 0,6% nel 2026. Tali proiezioni, precisa l’Ocse, sono state fatte sulla base di un aumento dei dazi di 25 punti percentuali tra Canada e Stati Uniti e tra Messico e Stati Uniti. L’attività economica, aggiunge l’organizzazione, sarebbe più forte e l’inflazione più bassa in tutte e tre le economie se questi aumenti tariffari fossero più bassi o limitati a una gamma più piccola di beni.

Anche l’economia della Cina rallenterà a causa delle tensioni commerciale: +4,8% quest’anno, per poi scendere al 4,4% nel 2026. Le stime per il 2025 sono state riviste al rialzo di 0,1 punti percentuali rispetto allo scorso dicembre, ma si pongono al di sotto del tasso di crescita ufficiale del 5% registrato dalla seconda economia mondiale nel 2024. Le prospettive economiche di quest’anno potrebbero essere infatti offuscate dalle forti tensioni commerciali con gli Stati Uniti, che hanno colpito le merci cinesi con dazi del 20% e hanno innescato una serie di iniziative di contrasto da parte di Pechino, tra cui l’imposizione di restrizioni commerciali ad alcune aziende Usa e dazi tra il 10 e il 15% su alcune importazioni. 

Inflazione persistente

Ma le minacce non riguardano solo la crescita. Le pressioni inflazionistiche persistono in molte economie, con l’inflazione complessiva che secondo le osservazioni dell’Ocse «è di recente tornata a crescere in una quota crescente di economie». L’inflazione dei prezzi dei servizi è rimasta elevata, con un tasso mediano del 3,6% a livello globale. Nel periodo 2025-26 l’Organizzazione prevede che l’inflazione sarà più alta di quanto previsto in precedenza, sebbene ancora in moderazione: dal 3,8% nel 2025 al 3,2% nel 2026 nelle economie del G20. 

Nella zona euro la stima sull’inflazione di quest’anno è stata leggermente rivista al rialzo al 2,2%, mentre la previsione resta stabile al 2% al 2026. Più alta del previsto invece la stima del carovita negli Stati Uniti: +2,8% nel 2025 e +2,6% nel 2026. L’Ocse ha rivisto al rialzo soprattutto le previsioni di inflazione di Canada e Messico rispettivamente al 3,1% e al 4,4% nel 2025 e al 2,9% e al 3,5% nel 2026. (riproduzione riservata)



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