Dal Ploprof di Agnelli al doppio Rolex di Castro: storie di stile irripetibile
Quattro uomini, quattro gesti, un solo linguaggio: dall’orologio sopra il polsino di Agnelli al Rolex mancino di Chaplin, fino al doppio polso di Castro e William. Quando il tempo smette di servire e diventa identità
A un certo punto, nello stile, le cose smettono di servire e cominciano a essere. L’orologio, più di ogni altro accessorio maschile, appartiene a questa categoria: misura il tempo, ma soprattutto misura l’uomo. Non è un caso che alcune figure abbiano saputo usarlo come una vera e propria firma, piegandolo alle proprie ossessioni, contraddizioni, necessità. Non ornamento, dunque, ma gesto. E, come ogni gesto autentico, irripetibile. Eterno.
Gianni Agnelli. L’audacia della funzionalità

Nessuno incarna il concetto di stile personale meglio di Gianni Agnelli. “L’Avvocato”, ha trasformato quello che alcuni consideravano un errore in un simbolo globale di eleganza audace: l’orologio indossato sopra il polsino della camicia. Sebbene molti lo vedessero come un vezzo per mettere in mostra pezzi di alta orologeria, Agnelli, da uomo pragmatico, adottò questa abitudine per evitare che il bordo della camicia si consumasse.

Il suo stile era una mescolanza perfetta di charme e innovazione. Era capace di abbinare abiti sartoriali a orologi subacquei di dimensioni imponenti, come l’Omega Seamaster 600 Ploprof, la cui corona a sinistra e il design tecnico trovavano un equilibrio inaspettato sul suo polso. La sua collezione spaziava dall’ultra-tecnologico Hamilton Pulsar P2 a capolavori classici come il Patek Philippe World Time o l’Audemars Piguet Calendario Perpetuo. Persino un cimelio di famiglia come il Cartier Couteau fu da lui personalizzato: nato come orologio da taschino sottilissimo, lo fece modificare saldando delle anse per poterlo indossare al polso con un cinturino in pelle.
Fidel Castro. Il Rolex del rivoluzionario
In un contesto completamente diverso, Fidel Castro ha creato uno stile involontario ma potentissimo, legando il concetto di robustezza estrema al marchio Rolex. Castro indossava un Rolex Submariner (spesso identificato nella referenza 6536) già durante la rivoluzione cubana, portandolo con la corona di carica svitata, quasi a sottolineare un disinteresse per la cura formale a favore dell’azione.

L’immagine più curiosa e discussa rimane quella di Castro con due orologi Rolex sullo stesso polso: solitamente un GMT-Master e un Datejust. Sebbene le ragioni possano essere state pratiche (come il monitoraggio di diversi fusi orari tra l'Avana e Mosca), quel modo di indossarli è rimasto impresso nella storia come un paradosso tra l’ideologia comunista e il possesso di icone del capitalismo d’alto borgo.
Prince William. Tradizione e funzione, sullo stesso tempo

Se Agnelli piegava l’orologio alla propria eleganza e Castro lo trasformava in un gesto politico, Prince William introduce una nuova grammatica, silenziosa ma perfettamente contemporanea: il tempo sdoppiato.
Il suo gesto è quello del double-wristing, due orologi, uno per polso. Sul sinistro, da oltre vent’anni, porta un Omega Seamaster 300M ref. 2561.80.00: quadrante blu, misura contenuta, precisione discreta. Ma soprattutto, un oggetto che trascende la tecnica—è il dono ricevuto da Diana Spencer, e per questo non abbandonato mai, nemmeno nei momenti più esposti della vita pubblica.
Sul polso destro, invece, compare un Garmin Forerunner 245: funzionale, leggero, quasi invisibile. Non dialoga con l’altro orologio, lo completa. È il presente che misura il corpo, mentre il Seamaster custodisce la memoria.
Un gesto che sembra moderno, ma che ha radici profonde: la Principessa Diana indossava sempre due orologi al polso durante le partite di polo, uno dei quali apparteneva al Principe Carlo, come gesto portafortuna. William non fa che portare avanti quella traccia, trasformandola in un equilibrio nuovo, tra eredità e utilità, tra sentimento e precisione.
Charlie Chaplin. Il tempo tra arte e bellezza
Se per Agnelli il tempo era una sfida allo stile, per Charlie Chaplin era materia da modellare, quasi un antagonista da tenere a distanza con eleganza. Sullo schermo, il suo Charlot ha reso iconica l’immagine dell’orologio a catenella, fragile e ostinato, come il mondo che attraversa.
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Nella vita privata, però, Chaplin sceglieva con una precisione meno narrativa e più intima. Il suo segnatempo più emblematico è un Rolex Oyster ref. 4453 realizzato intorno al 1945: un modello raro, con corona a sinistra, pensato per un mancino come lui. Un dettaglio che non è solo funzionale, ma rivela un’idea di stile profondamente personale. Il quadrante, firmato dal rivenditore londinese Asprey, aggiunge un ulteriore livello di raffinatezza, trasformando l’orologio in un oggetto sospeso tra precisione tecnica e gusto aristocratico.

Apparso anni dopo in un’asta Antiquorum a New York, accompagnato da documenti che ne attestavano la provenienza, questo Oyster resta una delle testimonianze più nitide dell’eleganza privata di Chaplin: asciutta, coerente. E forse proprio per questo, ancora più significativa.
In fondo il tempo si vive qui e ora, e l’orologio diventa voce, gesto, firma. (Riproduzione riservata)
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