Riqualificazione delle aree industriali dismesse, sostegno alle imprese, finanziamento dei poli strategici: Unicredit sta puntando sulle regioni meridionali, sotto la guida di Ferdinando Natali, regional manager Sud del gruppo bancario, che spiega a MF-Milano Finanza su che cosa si stanno concentrando le attività in Campania, Puglia, Basilicata e Calabria.
Domanda. Qual è oggi la priorità di Unicredit negli investimenti al Sud?
Risposta. La crescita c’è, ma va consolidata. Puntiamo a sostenere imprese più tecnologiche, digitali e sostenibili, capaci di competere all’estero. Al Sud significa finanziare poli strategici - dalla produzione di batterie a Teverola ai progetti green in Puglia - e il rilancio dell’offerta turistica. Guardiamo anche ad agroalimentare, logistica, aerospazio e blue economy. La Region Sud serve 86 mila imprese: nei primi nove mesi del 2025 abbiamo erogato 8mila finanziamenti per 1,4 miliardi, il 40% in più rispetto all’anno scorso.
D. Accompagnate le aziende nei passaggi generazionali?
R. Non ci limitiamo a finanziare: affianchiamo le imprese in scelte strategiche come successioni, riassetti societari, apertura del capitale e m&a con team dedicati per Private, Advisory e Corporate Finance. Alle nuove generazioni offriamo percorsi di affiancamento per trasformare l’eredità familiare in un’impresa più aperta e competitiva.
D. Nei vostri piani c’è anche la rigenerazione di ex siti industriali come quelli di Stellantis?
R. Sì, certamente da Acerra ad Avellino da Teverola a Pozzilli, sono tanti i casi di rigenerazione industriale sostenuti valorizzando le opportunità offerte dalla Zes (Zone Economiche Speciali) e i contratti di sviluppo o i Pia in Puglia. E siamo pronti a cogliere le novità che saranno introdotte dal nuovo Dipartimento per il Sud, che speriamo potenzierà ulteriormente la positiva esperienza maturata sinora sulle Zes, che è il principale strumento di politica industriale per il Sud.
D. C’è richiesta di finanza sostenibile?
R. Sì, soprattutto da agroalimentare, energivori ed economia circolare. La novità è l’approccio: non solo credito ma consulenza Esg, dall’autodiagnosi con Open-Es ai piani di azione.
Ad oggi abbiamo oltre 1.400 clienti Open-Es onboardati, con soluzioni finanziarie che valorizzano questo percorso. Ad inizio 2024 abbiamo lanciato l’iniziativa Open Sud Esg con l’obiettivo di supportare le imprese nella transizione attraverso due soluzioni. Con Finanziamento Futuro Sostenibile lus, per esempio, nel 2025 abbiamo accompagnato oltre 70 pmi per 100 milioni di euro complessivi in un percorso di transizione sostenibile personalizzata su programmi e target Esg concreti.
Con 23,5 milioni di euro già emessi nell'ultimo anno da sei imprese, confermiamo anche il nostro impegno iniziato nel 2017: ad oggi sono stati emessi 76 minibond Region Sud per un controvalore complessivo di?310 milioni di euro, per un modello di sviluppo sostenibile e radicato nei territori, attraverso il programma Basket Bond OpenSud Esg, che vede la collaborazione di Mediocredito Centrale e di Sace. E poi c’è il ruolo della nostra formazione Esg.
D. A questo proposito, avete lanciato la figura dei «social change manager»: cosa vuole creare, nuove competenze o nuova occupazione?
R. La sostenibilità necessita di nuove competenze. La tendenza, d‘altro canto è chiara: in Italia ci sono più di 4.500 società benefit, crescono al ritmo di 1.000 all’anno e hanno necessità di individuare figure professionali dedicate all’impatto aziendale sull’ambiente come prevede la normativa vigente. Questo bisogno è confermato da un recentissimo studio di Unioncamere e del ministero del Lavoro in base al quale entro il 2030 le imprese italiane avranno bisogno di ben 2,4 mln di dipendenti con competenze Esg di livello medio o elevato.
UniCredit mette a disposizione una formazione certificata e gratuita, che nasce per le pmi e ora si avvale di un nuovo percorso nel nostro territorio dedicato agli studenti universitari presso i principali Atenei del Sud nostri partner. Il prossimo step sarà quello di creare una connessione con le imprese clienti, per stimolare il placement delle risorse formate, contribuendo quindi a creare nuove opportunità di occupazione qualificata
D. Ma le pmi del Sud riescono ad accedere facilmente al credito?
R. Sono al centro delle nostre strategie, altro che penalizzate. Il sistema delle garanzie pubbliche ha ampliato l’accesso al credito e auspichiamo che venga confermato. In ogni caso il nostro sostegno sarà molto più incisivo. Sta funzionando anche il microcredito: nei primi sei mesi dell’anno abbiamo erogato oltre 450 finanziamenti per 14 milioni a soggetti a rischio esclusione, incluse donne vittime di violenza. È una leva di emancipazione economica. Con «Resto al Sud» abbiamo sostenuto 70 nuovi progetti per 2,5 milioni.
D. L’intelligenza artificiale: la usate solo internamente o anche per sostenere le imprese clienti?
R. Entrambe, l’IA è ormai una leva strategica trasversale. Internamente, ad esempio, abbiamo introdotto Uniask, un motore di ricerca evoluto basato su IA generativa, che consente ai colleghi di ottenere risposte sintetiche in linguaggio naturale su processi e procedure, migliorando l’efficienza operativa. Nel credito al consumo, l’IA gioca un ruolo centrale in ogni fase del processo: dalla clusterizzazione del rischio, al transactional scoring, fino all’applicazione di policy e pricing dinamico. Grazie all’integrazione con l’open banking Psd2 – che ha già raggiunto un tasso di adozione tra il 30% e il 40% – possiamo accedere, previo consenso, ai dati transazionali dei clienti anche presso altri istituti. Riusciamo a valutare un «non cliente» alla stregua di un cliente, ampliando l’accesso al credito. La piattaforma sarà disponibile anche sulle pmi.
Sul fronte imprese, l’IA è al centro di DealSync, una piattaforma innovativa dedicata alle piccole e medie imprese per originare e supportare le operazioni sell&buy di M&A. Nel primo anno ha gestito circa 500 mandati e si sta espandendo dall’Italia alla Germania sino a coprire i 13 Paesi in cui operiamo. Da piattaforma interna, oggi si è aperta anche a operatori esterni come fondi di private equity e boutique di M&A, e si sta estendendo al Capital Market, in particolare al Dcm per operazioni di minibond. (riproduzione riservata)