Da Coppi e Bartali a Richard Mille: come il ciclismo ha conquistato l’alta orologeria
Il ciclismo racconta un’idea di tempo che ha conquistato anche l'alta orologeria. Un viaggio tra Breitling, Tissot, Tudor e Richard Mille, dove cronografi e tourbillon diventano strumenti di memoria, innovazione e cultura.
Sabato 4 luglio il Tour de France prende il via da Barcellona. Si comincia con una cronometro, la disciplina che più di ogni altra racconta l’essenza del ciclismo. Qui il tempo governa la corsa. Per tre settimane sarà lui a decidere la classifica: quello misurato dai cronometri, quello perso in una salita, quello guadagnato in una discesa, quello che separa una vittoria da una resa.

Il ciclismo ha sempre avuto con il tempo un rapporto più radicale di altri sport. Nella Formula 1 la velocità è spettacolo, nella vela è strategia, nel tennis è ritmo. In bicicletta il tempo è fatica trasformata in numero. Un cronometro può decidere una carriera, cambiare il senso di una fuga, trasformare pochi secondi in leggenda.

Negli anni di Fausto Coppi e Gino Bartali il tempo aveva un valore quasi morale. Era la misura della resistenza, della superiorità atletica, della capacità di restare soli davanti alla strada. Le loro biciclette non appartenevano ancora all’immaginario del lusso. Erano strumenti di lavoro, di sacrificio, di riscatto. Anche l’orologio, allora, non era un segno di status, ma un alleato della competizione.

È anche per questo che il tributo di Breitling a Coppi e Bartali attraverso due versioni del Top Time ha un significato che supera la nostalgia. Non celebra soltanto due campioni. Recupera un’epoca in cui orologeria e ciclismo condividevano la stessa funzione: misurare con precisione ciò che il corpo provava a superare.

Da allora il significato del tempo è cambiato. Nessuno sceglie oggi un cronografo ispirato a Coppi o Bartali per cronometrare una salita. Lo sceglie perché quell’orologio racchiude una storia. Nell’alta orologeria il tempo non è più soltanto una misura. È memoria, continuità, eredità. Ogni quadrante racconta il passato mentre indica l'ora.
Negli ultimi vent’anni il ciclismo ha cambiato statuto. Per decenni è stato percepito come lo sport della fatica e della provincia, lontano dall'immaginario glamour della Formula 1, della vela o del tennis.

Oggi è uno dei laboratori tecnologici più sofisticati dello sport contemporaneo. Carbonio, titanio, studi aerodinamici, simulazioni digitali, biomeccanica e ricerca sui materiali appartengono ormai al lessico quotidiano delle squadre professionistiche. È un linguaggio sorprendentemente vicino a quello dell’alta orologeria.
In questo scenario Tissot occupa una posizione particolare. Non si limita a produrre orologi ispirati al ciclismo, ma presidia il cuore stesso della corsa: il cronometraggio.

La sua relazione con questo sport passa dalle grandi competizioni e dagli atleti, come Primož Roglic, campione arrivato al ciclismo dopo una prima vita nello sci nordico. In lui il tempo è una biografia: il tempo necessario per cambiare disciplina, per ricostruirsi, per arrivare al vertice.

Tudor ha scelto una strada diversa. Non si è limitata a sostenere il ciclismo: è diventata parte del suo ecosistema. Con il Tudor Pro Cycling Team, fondato insieme a Fabian Cancellara, il marchio svizzero partecipa direttamente alle grandi corse internazionali, investendo nella crescita di giovani talenti e nello sviluppo di una squadra professionistica.

In questo contesto, il Pelagos FXD Chrono Cycling Edition non nasce come un esercizio di stile, ma come il risultato di un dialogo continuo con chi il ciclismo lo pratica ogni giorno.

Lo dimostrano anche i campioni della nuova generazione. Tadej Pogacar, Mathieu van der Poel e gli altri protagonisti del ciclismo contemporaneo sono atleti globali, seguiti ben oltre il perimetro della corsa. Gli orologi che appaiono ai loro polsi non raccontano soltanto contratti di sponsorizzazione. Testimoniano l'ingresso definitivo del ciclismo nell'universo simbolico del lusso contemporaneo.

L’esempio più significativo è il RM 64-01 Tourbillon Colnago. Più che un esercizio di co-branding, rappresenta il riconoscimento che una bicicletta può incarnare gli stessi valori di un movimento di alta orologeria: leggerezza estrema, ricerca sui materiali, precisione costruttiva, artigianalità e prestazione. Colnago non viene trattato come un marchio sportivo da associare a un prodotto, ma come un interlocutore tecnico e culturale.

Per decenni il lusso ha guardato soprattutto agli sport della velocità. Oggi scopre che il ciclismo racconta qualcosa di ancora più prezioso: il valore del tempo. Perché qui il tempo non è mai stato soltanto ciò che si misura. È ciò che costruisce la leggenda. (Riproduzione riservata)
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