Da collezionare, da indossare o come investimento. I gioielli della bottega storica Pennisi a Milano
Nel tempio dell’alta gioielleria si trovano creazioni uniche, alcune che non saranno mai in commercio, altre che lo sono. Tutte da scoprire
Con il cuore a metà. Sedotto dalla bellezza, particolarità, diversità e dal loro essere, anche, dei magnifici oggetti d’investimento. Ma conscio di doverne vendere almeno alcuni. Si parla dei gioielli d’antiquariato di Pennisi, tempio dell’alta gioielleria di vendita e da collezione. Tre generazioni di passione, un negozio in via Manzoni a Milano celebre in tutto il mondo, in vetrina pezzi che non saranno mai in commercio, altri che lo sono, con un amore per il collezionismo che è la cifra dell’intera famiglia fondatrice e proprietaria.

Bracciali dell’800, pietre che sono state di regine… come fa un anello così antico a essere anche un investimento? «Lo è, lo è», risponde Gabriele Pennisi, nipote del fondatore Giovanni che arrivò da Catania sotto la Madonnina nel Dopoguerra, «a patto che rispetti alcuni requisiti. Deve essere tracciabile, avere la firma di un noto gioielliere, la sua scatola, la sua storia». Spiega diretto e, se gli si chiede di fare qualche esempio concreto non si tira indietro: «Ci sono degli oggetti della nostra collezione che non cederemo mai, abbiamo un bracciale tennis in oro giallo e argento con zaffiri che Gabriele D’annunzio commissionò a Buccellati per una sua amante. Sulla scatola c’è scritto “Ricordo della fine”. Un regalo d’addio. Inestimabile, anche se non saprei dire come l’abbia presa la signora in questione. Questo per fare un esempio».

Le meraviglie da collezione...

Il gioiello d’epoca come sua caratteristica principale è unico. Quello contemporaneo può raggiungere valori molto più alti, ma è prodotto in serie, un pezzo d’epoca magari appartenuto ad una casa reale no. La collezione Pennisi ne ha svariati esempi. Tra le meraviglie della raccolta: un bracciale in oro e smalto con cameo al centro raffigurante l’effigie e le iniziali di Napoleone di cui racchiude all’interno i capelli oppure l’anello sigillo di oro, diamanti e smalto di Francesco Giuseppe, tutte gioie create esclusivamente su ordine dei proprietari e realizzate solo per loro.
...e quelle in vendita

In gioielleria fra i pezzi in vendita vi sono ovviamente spille, collane, parure, orecchini, bracciali risalenti all’800 e al ’900 che, pur avendo storie molto meno importanti mantengono il guizzo del pezzo unico, l’amore dell’orafo, la creatività e la fantasia dell’alto artigianato di una volta. Come una tiara-choker d’oro, argento e diamanti. Ti annoi a portarla come corona? Beh, la usi come collana.
Nelle teche vi sono curiosità di ogni genere

Da una spilla della famiglia reale d’Austria con al centro un diamante verde (non è in vendita) alla serie Egyptian revival (gli scavi egiziani erano in voga) con i faraoni in oro su una broche o su anelli tutti tempestati di brillanti. Ma per chi vuole guardare o anche acquistare il trionfo dei gioielli appartiene probabilmente all’Art Dèco quando le case orafe, principalmente Tiffany&Co. e Cartier, imposero il platino come metallo prezioso e il gioiello perse l’aura ieratica che aveva avuto nei secoli precedenti per diventare un oggetto portabile a tutte le ore del giorno.

Sui plateau impazzano meravigliose spille d’epoca (che il mercato ancora non recepisce al massimo, ma che cominciano a piacere) dove il mare è costituito da geniali onde scolpite negli smeraldi, oppure bracciali, anelli, collane per tutti i gusti. Ci sono i primi lavori di Buccellati, molti americani, i francesi e i prezzi variano a seconda dell’importanza delle pietre e del lavoro orafo. Alcuni esempi li si è visti su Ghali a Sanremo, altri meravigliano per l’attualità, la fantasia, l’unicità.
Ma oggi chi acquista gioielli d’antiquariato?

«Le nuove generazioni», rivela Gabriele Pennisi, «attratte dall’unicità del singolo oggetto. Ma anche personalità del mondo della moda come Miuccia Prada, Gherardo Felloni, direttore creativo di Roger Vivier, cantanti come Madonna, rapper. O anche giovani fidanzati alla ricerca di un brillante più originale di quelli moderni per dichiararsi alla futura moglie».
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