Arretra il mercato italiano del crowdinvesting. Tra luglio 2025 e giugno 2026 la raccolta delle principali piattaforme si è fermata a 164,2 milioni di euro, con un calo del 36,8% rispetto ai 259,8 milioni ottenuti nei dodici mesi precedenti. Si tratta del peggior risultato dal 2020, come attesta l’undicesimo report sul crowdinvesting della Polimi School of Management.
La situazione «è riconducibile a più fattori: molte piattaforme hanno cessato le attività, nella difficoltà di misurarsi con i nuovi adempimenti richiesti dal regolamento Ecsp (European Crowdfunding Service Providers, effettivo dal 2023, ndr) e con i requisiti di Consob e Banca d'Italia, e parecchi investitori sono rimasti delusi dai casi di ritardi nelle exit su progetti equity e insolvenze nel lending», spiega Giancarlo Giudici, direttore scientifico dell’Osservatorio Polimi. «La volatilità dei mercati ha spinto verso investimenti più tradizionali e l’inflazione ha causato aumenti imprevisti dei costi per le imprese e per i cantieri immobiliari, peggiorando le prospettive di rimborso».
Anche il numero degli operatori continua a diminuire. Al 30 giugno 2026 in Italia risultano autorizzati 37 portali di crowdinvesting, cinque in meno dell’anno precedente, e solo 30 hanno pubblicato almeno una campagna negli ultimi dodici mesi.
Il segmento dell’equity crowdfunding, che rende l’investitore socio a tutti gli effetti dopo la raccolta, mostra un’emorragia meno marcata della media grazie ai progetti immobiliari. Nel primo semestre 2026 questi hanno raccolto quasi 30 milioni, mantenendosi sostanzialmente stabili. Al contrario, le campagne dedicate a startup innovative e altre imprese hanno registrato una raccolta di appena 8,56 milioni, meno della metà rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Nel complesso il primo semestre del 2026 ha visto un calo del 29% dei volumi dell'equity crowdfunding.
Anche il lending crowdfunding, in cui l’investitore presta denaro alla società, mostra una marcata flessione con solo 103 campagne. I prestiti diretti alle imprese hanno raggiunto i livelli più bassi degli ultimi cinque anni, penalizzati soprattutto dalla sospensione di operatori rilevanti come Recrowd.
Il numero delle operazioni si è più che dimezzato rispetto al 2023. Il comparto dei minibond continua infine a essere marginale, con una raccolta attorno ai 2 milioni per semestre e senza nuovi operatori. (riproduzione riservata)