Crollo verso Turchia e Usa, boom in Cina. La mappa sorprendente dell’export orafo italiano
I dati di Centro Studi di Confindustria Federorafi fotografano una situazione di dinamicità del settore nonostante le tensioni geopolitiche e commerciali internazionali. Dopo un 2024 brillante in termini di export (+41,4%), il 2025 mostra alcuni segnali di debolezza in un contesto nel quale, comunque, le imprese del segmento si dimostrano resilienti e proattive e quasi la metà di esse (45%) prevede ricavi in crescita
Nonostante la tempesta economica perfetta che Donald Trump e i suoi dazi hanno scatenato in questo 2025 e le continue tensioni belliche a livello globale, il settore orafo italiano prova a tenere il punto per quanto riguarda la sua esposizione sui mercati internazionali. Lo certificano alcune analisi che hanno messo sotto la lente d’ingrandimento le performance di questo segmento d’eccellenza dell’economia del nostro Paese durante l’anno. Un 2025 iniziato con ottimismo, sulla scia dei dati relativi all’anno precedente, chiuso con l’export in crescita robusta, +41,4%. Tuttavia, segni di debolezza si sono avvertiti a partire dal primo trimestre 2025, quando le statistiche elaborate dal Centro Studi di Confindustria Federorafi su dati Istat hanno rilevato un calo del 9,1% per le esportazioni del settore orafo-argentiero-gioielliero rispetto al periodo gennaio-marzo 2024, con un controvalore di poco superiore ai 3,35 miliardi di euro.

I tre distretti di Arezzo, Vicenza e Valenza, nel 2024 avevano totalizzato, nel loro insieme, circa il 75% dell’export nazionale; tra il 2023 e il 2024 Arezzo aveva fatto segnare un’impennata delle vendite all’estero del 119,3%; contrastati i distretti di Vicenza (+14,9%) e Valenza (-1,8%). Nel primo trimestre dell’anno in corso, Vicenza ha fatto segnare un aumento delle vendite oltre confine del 5% anno su anno, mentre sono calati Arezzo (-22,8%) e Valenza (-14,4%).
Estendendo l’analisi ai primi cinque mesi del 2025, i numeri di Confindustria-Federorafi mostrano una discesa delle esportazioni più marcata, pari a -15,2% anno su anno. Un risultato influenzato principalmente dal calo dell’export diretto verso la Turchia che, dopo gli aumenti monstre del 2024 (+468% sul 2023, per un controvalore di 5,4 miliardi di euro) è sceso del 42,2% da gennaio a maggio. Giù anche l’export verso gli Stati Uniti, con un -18,9% influenzato dall’effetto dazi, e verso la Francia: -20,4%. Bene Cina (+20,6%), Emirati Arabi Uniti (+18,5%), Giappone (+16,4%) e Svizzera (+15,3%).
Il sentiment del settore orafo-argentiero-gioielliero
La stessa Confindustria Federorafi ha condotto, tra metà marzo e fine giugno, un’indagine con l’Area Studi di Mediobanca, coinvolgendo le imprese del settore per monitorarne il sentiment e comprendere in anticipo le potenziali aree di debolezza o criticità (se ce ne sono) che potrebbero metterne a rischio le performance, con ricadute sull’intera filiera del segmento e su una importante voce del Pil.

L’indagine è stata svolta somministrando un questionario di tipo congiunturale, previsionale e strutturale a un panel di 250 società di capitali del settore orafo-argentiero-gioielliero, con un fatturato superiore ai 5 milioni di euro. Un campione significativo, le cui vendite cubano il 90% dell’intero sistema italiano. Ebbene, dalla ricerca emerge una tendenza al cauto ottimismo che pare in controtendenza con i dati relativi alla prima parte del 2025.
Nello specifico, il 45% delle imprese intervistate prevede ricavi in crescita quest’anno, il 43% prevede un calo, il 12% vede un 2025 stabile. Più fiduciosi rispetto alla media nazionale i distretti produttivi di Arezzo (52%) e Valenza (50%), meno quello di Vicenza (42%) e gli altri (35%). Ciò che accomuna buona parte delle imprese (77,8%) è la preoccupazione per le tensioni geopolitiche, da sempre nemiche del trade. Diffuso anche il timore per un possibile inasprimento delle guerre commerciali legate ai dazi: lo teme il 61,9% delle imprese intervistate, percentuale che nei distretti di Arezzo e Vicenza sale ben oltre la media, rispettivamente al 70% e al 68,2%. Secondo l’analisi di Confindustria Federorafi l’accordo tra Stati Uniti e Unione Europea che prevede dazi al 15% anche sui prodotti orafi, potrebbe comportare una perdita di valore aggiunto fino al 75% per le Pmi di settore. Uno scenario che spingerebbe le aziende a incrementare i prezzi di vendita negli Stati Uniti di circa il 20%.

Preoccupazione e resilienza
Oltre all’incertezza geopolitica e alle tensioni tariffarie, a preoccupare il 41,3% delle imprese del settore orafo-argentiero-gioielliero c’è l’inasprimento della concorrenza sui prezzi; il 33,3% di loro si dice in pensiero per l’aumento dei costi dell’energia, mentre il 30,2% teme di avere difficoltà a trovare personale con le competenze adeguate a tenerlo in azienda. Ricordiamo che nel 2024 gli addetti del settore erano circa 19.000 (+3,2% rispetto al 2023), con una presenza femminile del 51%: un dato superiore alla media del manifatturiero italiano, che si attesta al 28%.
Dall’analisi risulta marcata la resilienza del comparto. Il 61,5% delle aziende intervistate punta a espandere la propria presenza su nuovi mercati, il 60% prevede di sviluppare nuovi prodotti e servizi, il 44,6% di intensificare gli investimenti in tecnologie innovative. Oltre un quarto delle imprese (26,2%) vuole aumentare le proprie dimensioni. In tutto questo, la crescita internazionale rimane un obiettivo marcato (che oscilla tra il 61,9% e il 68,2%) nei tre principali distretti orafi.

Infine, la ricerca di Confindustria Federorafi ha provato a scattare una fotografia del rapporto che lega le imprese di settore alle tematiche della sostenibilità. È risultato che il 70% di loro sostiene di attuare un impegno concreto nella gestione responsabile delle catene di approvvigionamento; oltre due aziende su tre si dicono attente a ridurre le fonti fossili da cui generare la propria energia, puntando sulle rinnovabili. Questo nonostante solo il 33,9% delle imprese abbia intrapreso un percorso per ridurre in modo significativo le emissioni e il 45% ritenga realistico poter raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Il 69% delle aziende, infine, dichiara di aver ridotto il consumo d’acqua, il 50% quello di rifiuti pericolosi e il 45% di aver aumentato l’impiego di materiali riciclati. (Riproduzione riservata)
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- In che modo i dazi USA influenzeranno le PMI del settore orafo italiano e le loro strategie di prezzo?
- Quali sono le prospettive future per il settore orafo italiano in termini di sostenibilità e transizione ecologica?
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