Le borse cinesi hanno invertito la rotta martedì 28 dopo l'annuncio che il governo ha dimezzato i tempi della quarantena. L'Hang Seng ha chiuso in rialzo dello 0,85% da un calo dello 0,9% e Shanghai, che era debole, ha terminato la sessione guadagnando lo 0,9%.
La Cina ha quindi ridotto della metà i tempi di quarantena per i viaggiatori in arrivo, è il più grande cambiamento mai registrato dal governo del presidente Xi Jinping nella sua politica Covid-zero che ha lasciato isolata dal mondo la seconda economia mentre non desiste dall'obiettivo di eliminare il virus nel Paese.
I viaggiatori dovranno ora trascorrere solo sette giorni in una struttura dedicata alla quarantena e quindi monitorare la propria salute a casa per altri tre giorni, secondo un protocollo governativo pubblicato martedì dalla Commissione sanitaria nazionale cinese. Una bella differenza rispetto ai 14 giorni di quarantena trascorsi in hotel in molte parti della Cina e fino a 21 giorni di isolamento in passato.
Il cambiamento, che lascia ancora la Cina un'area anomala in un mondo che sta rapidamente imparando a convivere con il virus, arriva dopo che Pechino e Shanghai hanno affermato di non aver registrato nuove trasmissioni locali per la prima volta in quattro mesi.
La pandemia ha tenuto Shanghai, prima megalopoli cinese con 27 milioni di abitanti e maggiore porto al mondo, in lockdown stretto da fine marzo agli inizi di giugno. E ancora oggi vigono numerose restrizioni ai movimenti, così come a Pechino.
La mossa è un passo significativo nella giusta direzione per La Cina, ma è solo parte della strategia generale, ha detto Huang Yanzhong, esperto per il settore salute al Council on Foreign Relations di New York. "La Cina è ancora lontana dall'aprirsi", ha osservato l'analista, spiegando che il Paese richiede test Covid negativi per entrare, misurare che molti altri Stati hanno cancellato mesi fa. C'è anche una complessa rete di restrizioni interne che rendere difficile per i cinesi spostarsi all'interno del Paese. Fino a quando non saranno rimossi questi ostacoli, "le incertezze e i rischi persisteranno per i viaggi in Cina", ha concluso Huang.
La Nato è pronta a definire la Cina una "sfida sistemica" quando delineerà le nuove linee guida politiche questa settimana, sottolineando anche l'approfondimento della partnership di Pechino con la Russia, scrive martedì Bloomberg citando fonti a conoscenza dei fatti. Il "cosiddetto documento strategico delineerà le priorità dell'alleanza per il prossimo decennio e questa settimana dovrebbe essere firmato dai leader della Nato a Madrid", spiega Bloomberg. L'ultima versione, pubblicata nel 2010, non faceva menzione della Cina.
Nel frattempo, i leader di Finlandia e Svezia incontreranno il presidente turco Recep Tayyip Erdogan nel tentativo di convincerlo a ritirare le obiezioni alla loro adesione alla Nato. Il Patto atlantico prevede inoltre di aumentare le dimensioni delle sue truppe di emergenza a 300.000 soldati per scoraggiare in maniera più adeguata le minacce della Russia. (riproduzione riservata)