Meta, cioè il nuovo nome con cui da ottobre 2021 è nota l’azienda che prima si chiamava Facebook, è riuscita a perdere qualcosa come 4 miliardi di dollari (per l’esattezza, 4.279 milioni di dollari) nella sua divisione metaverso, con un fatturato di appena 727 milioni. Non solo la perdita è aumentata rispetto allo scorso anno (3,3 miliardi nell’ultimo trimestre del 2021), ma anche il fatturato è sceso (era 877 milioni). Che disastro, mister Zuckerberg!
Formalmente, il capo di Meta continua a dichiarare che la priorità strategica è quella del metaverso, ma i fatti sembrano segnalare altro. Complice il core business: subdoli cambiamenti nei sistemi di fruizione delle piattaforme social (Instagram e Facebook), perlopiù ispirati a Tik-Tok, hanno portato a incrementi negli user. L’azienda rimane spaventosamente profittevole, con circa 4,6 miliardi di utili rispetto a un fatturato di 32. E così, tra fatti e dichiarazioni, prevalgono i fatti: nel giorno dei numeri le azioni di Meta hanno guadagnato attorno al 25%. E questa doppia cifra, a detta di molti, dovrebbe essere incisa sulla lapide che seppellisce il metaverso. Non che gli manchi la compagnia: si parla già ormai di «rivoluzione mancata» (o rinviata, per i più ottimisti), archiviata in uno sgabuzzino di visioni chiamate Google Glass, Segway e Laserdisc.
Del resto, ormai a dettare le regole del gioco digitale è l’intelligenza artificiale: non c’è bisogno di spiegarla, non ha l’aspetto di pupazzetti, e i suoi usi interessano anche persone che hanno superato l’età scolare. Così, è stato preso anche come segnale rilevante il fatto che un personaggio come John Carmack, un programmatore leggendario (ha creato videogiochi in 3D come Doom e Quake) abbia deciso prima di lasciare Meta e fare il consulente per la stessa società, e poi di terminare del tutto i rapporti.
Del resto, Carmack è parte di un esercito di 11.000 persone che sono state licenziate (anche se Carmack se n’è andato di propria sponte), proprio perché «l’investimento non ha portato ai risultati sperati». È il 13% della forza lavoro di Meta e parte delle perdite incrementali alla fine del 2022 sono dovute al costo dei licenziamenti. L’aspetto straordinario è che lo scarico di 11.000 persone è arrivato appena un anno dopo un annuncio di segno completamente opposto: era l’ottobre del 2021 quando Zuckerberg proclamava che avrebbe assunto 10.000 persone in Europa proprio per lo sviluppo del metaverso.
In realtà, di metaversi che funzionano ce ne sono eccome. Si prendano piattaforme metaverse-based come Roblox, o Minecraft, o Fortnite: i modelli commerciali sono meno ambiziosi rispetto a quelli di Meta, ma funzionano. Ci sono opportunità di gaming interattivo, di socializzazione meta, d’interazione e creazione. Perché quello che non ha funzionato, non è il metaverso, ma l’idea di metaverso pensata da Zuckerberg: una specie di rivoluzione Meiji imposta dall’alto, cioè esattamente il modo in cui non avvengono le rivoluzioni digitali.
Non sostengo che le grandi rivoluzioni IT debbano per forza nascere in un garage di Palo Alto (quella è roba anni 80), quanto il fatto che una rivoluzione deve essere necessaria. Microsoft ha annunciato a gennaio di voler investire ulteriori 10 miliardi di dollari nel sistema d’intelligenza artificiale ChatGpt, ma questo è avvenuto a fronte del fatto che l’incremento negli user è stato spaventoso fin dall’inizio: il sistema è dominante, nonostante sia stato reso accessibile al pubblico appena tre mesi fa.
È ben diverso dalla scommessa sul futuro di Meta, costata 13,7 miliardi di dollari nel solo 2022. Come dice Warren Buffett, se una buona idea brucia troppo cash all’inizio, non è una buona idea - e i ritorni del Meta-investimento erano previsti tra dieci anni. Zuckerberg ha dimenticato di essere un imprenditore e ha pensato di essere un profeta; e al contempo ha pensato che i suoi azionisti non fossero investitori, ma discepoli. (riproduzione riservata)