Attenzione, amministratori delegati! L’ascesa dei titoli ha fatto poco per placare gli investitori attivisti che stanno lanciando campagne a raffica, mentre l’aumento delle pressioni sull’investimento passivo ha costretto i gestori a trovare nuovi sistemi per battere il mercato e lasciare che i sobillatori nei cda perdano quell’aura di tabù. Secondo uno studio pubblicato giovedì 12 da Lazard, nel primo semestre gli attivisti hanno speso 40 miliardi di dollari per colpire 136 società con un valore di mercato superiore a 500 milioni di dollari. È il massimo rilevato da quando la banca d’investimento ha iniziato a raccogliere i dati nel 2013, quando è partita l’attuale ondata di attivismo.
Nel 2017 solo 94 aziende erano state oggetto di nuove spinte attiviste in questa fase dell’anno. E le campagne stanno avendo effetto. Gli attivisti hanno conquistato un record di 119 incarichi nel primo semestre (+75% sul 2017) e cercano sempre più di controllare i board. A dimostrazione del potere che gli investitori ora hanno nell’America corporate, tra le società che stanno facendo tremare ci sono nomi noti come Xerox, che si è ritirata dalla fusione pianificata con Fujifilm Holdings sotto la pressione dell’attivista Carl Icahn e ha affidato a lui e a un altro azionista il controllo del consiglio. In precedenza gli attivisti avevano già ottenuto la rappresentanza nel cda di Procter & Gamble e Microsoft. Gli attivisti, tipicamente hedge fund, acquisiscono partecipazioni in società quotate che ritengono sottovalutate e spingono il management ad apportare cambiamenti che, a loro avviso, potenzieranno il titolo in borsa. Le richieste possono spaziare dalla sostituzione di top manager o direttori ad ampliamenti dei piani di riacquisto di azioni fino alla chiusura di affari.
Mentre il fenomeno inizia a fare parte dell’ordinario, i grandi asset manager come T. Rowe Price Group, tradizionalmente riluttanti a spingere pubblicamente per il cambiamento, sono più aperti a sostenerli. I dirigenti sono anche più inclini al dialogo. «I board sentono più pressione perché i fondi a gestione attiva sono sempre più favorevoli alle campagne attiviste», ha spiegato William Anderson, investment banker di Evercore che segue le aziende nella previsione e reazione agli attivisti. Di conseguenza le aziende e gli attivisti arrivano più spesso a una tregua per evitare estenuanti e costosi scontri sulle procure.
Stando a Lazard, quest’anno l’85% delle poltrone conquistate dagli attivisti è frutto di patteggiamenti. Newell Brands è stato l’obiettivo del duello tra Icahn e Starboard Value di Jeff Smith in cui si tentava di ottimizzare il produttore di Sharpie, rimasto indietro dopo una grande acquisizione, e che ha visto la sostituzione di membri del cda. Entrambi hanno stretto accordi transattivi con l’azienda nel giro di pochi mesi e il consiglio di Newell ora include rappresentanti di entrambe le parti. Tali successi hanno incoraggiato sempre più investitori a sperimentare l’attivismo.
Quasi il 20% delle nuove campagne di quest’anno è stato avviato da neofiti. «Per coloro che sono disposti a usare la tattica dell’attivismo, non c’è stato momento migliore», ha detto Jim Rossman, ad di Lazard e direttore della consulenza agli azionisti. Nonostante l’influenza al cambiamento data da tutto questo successo, gli attivisti non sempre generano i migliori rendimenti per gli investitori. Un indice di hedge fund attivisti tracciato da Hfr ha riportato un rendimento del 5,5% lo scorso anno rispetto al 22% dell’indice S&P 500 con i dividendi. Fino a giugno, quest’anno l’indice era in rialzo del 2,8% (2,7% lo S&P 500).
E ci sono stati anche flop notevoli. Trian fund management ha subito forti perdite legate all’investimento del 2015 in General Electric, che ha presentato un piano di ristrutturazione, mentre Pershing Square Capital Management di William Ackman sta facendo i conti con un’ondata di rimborsi agli investitori dopo lo scivolone con Valeant Pharmaceuticals, anche se il suo fondo pubblico è cresciuto del 10,4% quest’anno. Ma dal momento che gli stock picker sono rimasti indietro rispetto agli investitori passivi, l’interesse degli azionisti attivisti e la loro capacità di influenzare un cambiamento nei titoli sono cresciuti, ha affermato Greg Taxin di Spotlight Advisors.
«L’attivismo ha dato prova per un lungo periodo di tempo di essere un sistema efficace per generare alpha», ha affermato Taxin. «In un mondo in cui lo stock picking è visto con scetticismo da molti, questa strategia comporta una spiegazione comprensibile del motivo per cui dovrebbe sovraperformare». A incoraggiare l’attività c’è un boom simultaneo nei volumi di fusioni e ipo. L’attivismo e il m&a, in particolare, vanno di pari passo in quanto gli investitori incoraggiano la cessione di una divisione o di un’intera azienda.
