La Corea del Nord ha aggiornato la propria Costituzione e la dottrina nucleare includendo una clausola di rappresaglia automatica in caso di uccisione di Kim Jong-Un.
La revisione dell'Articolo 3 della legge sulla politica nucleare stabilisce che, se il sistema di comando e controllo delle forze nucleari è messo in pericolo da un attacco nemico o se il leader viene ucciso/incapacitato, un attacco nucleare deve essere lanciato «automaticamente e immediatamente». Questa mossa mira esplicitamente a scoraggiare i cosiddetti «decapitation strikes», ovvero operazioni militari degli Stati Uniti o della Corea del Sud volte a eliminare il vertice del regime per destabilizzarlo.
Secondo i servizi segreti sudcoreani, Pyongyang avrebbe accelerato questa riforma costituzionale dopo aver osservato gli attacchi congiunti Usa-Israele che hanno colpito la leadership iraniana all'inizio del 2026. Con questo inserimento in Costituzione, Kim Jong Un ha dichiarato lo status di potenza nucleare del Paese come «irreversibile», rendendo di fatto impossibili futuri negoziati sulla denuclearizzazione.
il governo ha inoltre ufficialmente rimosso dalla Costituzione l'obiettivo della riunificazione con la Corea del Sud. Seoul è ora definita come uno «Stato separato» e «ostile», segnando la fine di una dottrina in vigore dal 1945. (riproduzione riservata)