In un ambiente economico caratterizzato dalla presenza di strutture normative complesse che hanno la finalità di regolare fenomeni diversi per permettere la libertà di impresa in modo ordinato, la compliance rappresenta sicuramente un importante investimento che le imprese sono chiamate a sostenere al fine di poter governare i rischi di non conformità. Questo vale per qualunque tipo di impresa e per qualunque mercato o industry. Esistono settori in cui la complessità dell’ambiente normativo è maggiore (i.e. mercati finanziari, società quotate ecc.) e altri in cui è minore, ma è sempre possibile individuare un set minimo di norme imperative che occorre rispettare. Investire nella compliance è quindi indispensabile e questo risulta ancora più vero in qualunque momento della vita di un’impresa soprattutto oggi dove l’evoluzione tecnologica e digitale permette la nascita di nuovi servizi, il loro diverso svolgersi o la nascita di nuovi prodotti. L’investimento nella compliance deve necessariamente essere diverso per le diverse tipologie di imprese anche in relazione alla dimensione delle stesse. L’imprenditore è chiamato in molti casi ad applicare le norme secondo un principio di proporzionalità che deve essere indagato ed esaminato secondo parametri e metodologie che ne rendano concreta la sua applicazione.
Il principio di proporzionalità è spesso evocato in molte norme e orientamenti presenti nella regolamentazione dei mercati finanziari e in alcuni casi anche specificamente declinato, individuando l’applicabilità della norma al caso concreto, mentre in altri casi la declinazione del principio è lasciata alla libertà organizzativa dell’impresa. Ecco, quindi, che essere compliant significa per l’impresa esaminare in via preliminare le proprie caratteristiche organizzative, di governance, dimensionali, operative, di prodotto/servizio, l’estensione del proprio mercato. Questo esercizio permette di interpretare in modo adeguato l’applicazione delle regole alla propria operatività, evitando di sovradimensionare o sottodimensionare le strutture e i processi dedicati alla gestione della conformità. In questa prospettiva, «conoscere se stessi» significa anche integrare la conformità nell’attività corrente e di sviluppo dell’impresa, considerandola un valore aggiunto che aiuta a orientare e a far crescere il business anche in una fase di start-up. Le Autorità e i mercati in generale dovrebbero esprimere le loro valutazioni circa la compliance all’ambiente normativo, analizzando con la lente della proporzionalità il sistema dei controlli dell’impresa e l’integrazione della compliance nella propria operatività al fine di evitare che gli adempimenti richiesti dalle norme rappresentino una barriera all’entrata in nuovi o diversi settori o impediscano lo sviluppo di settori o attività innovativi. In altri termini, nell’attuale contesto economico, la produzione delle norme dovrebbe essere maggiormente indirizzata verso la fissazione di principi, lasciando alle autorità di regolazione/supervisione l’emanazione di orientamenti applicativi caratterizzati da una maggiore flessibilità alla dinamica di contesto e che possano essere applicati dalle imprese attraverso un approccio alla compliance che ne valorizzi l’adattamento alle caratteristiche di queste ultime. (riproduzione riservata)