In questi giorni si parla molto di finanza digitale, di bitcoin e di blockchain. Queste parole stanno entrando nel gergo degli operatori del mercato e nelle stanze delle istituzioni. E come spesso accade quando ci confrontiamo con un futuro incerto, siamo più propensi a considerare i rischi rispetto ai potenziali aspetti positivi.
Infatti numerosi pregevoli commentatori hanno sottolineato i moniti del Presidente della Consob Paolo Savona, rafforzando l'idea che il nuovo mondo della finanza digitale abbia bisogno prima possibile di regole e controllori. Alla stessa conclusione sono giunte da tempo le istituzioni europee. Il 24 settembre 2020, infatti, la Commissione europea ha presentato un "Pacchetto sulla finanza digitale", di cui fanno parte due comunicazioni strategiche in materia di finanza digitale e pagamenti al dettaglio,nonché tre proposte di regolamento sulle cripto-attività (tra le quali rientrano i bitcoin), su un regime "pilota" per infrastrutture di mercato basate sulla tecnologia dei registri distribuiti (tra le quali rientra la blockchain) e sulla sicurezza informatica e resilienza digitale operativa del settore finanziario, più una proposta di direttiva volta ad adeguare e coordinare la normativa esistente rispetto alle modifiche introdotte dai precedenti atti.
Il pacchetto, su cui con i colleghi Bagnai e Fenu ci stiamo occupando in Commissione Finanze, è volto a ridurre la frammentazione del mercato, promuovere la concorrenza e favorire l'innovazione contenendone i rischi legati alla stabilità finanziaria, alla tutela dei risparmiatori e all'antiriciclaggio. Secondo la Commissione "il futuro della finanza è digitale" ed è quindi essenziale aiutare il nostro sistema imprenditoriale, oltre che a proteggersi dai rischi, anche a cogliere i benefici che questo cambiamento può determinare per chi ha soldi da investire e per chi ne ha bisogno per realizzare i propri progetti.
La crisi sanitaria ha accelerato i processi già in atto, per cui una quota sempre maggiore dei servizi di pagamento, finanziamento e investimento già avviene tramite tecnologie digitali. A partire da ottobre 2020 il Consiglio dell'Unione europea competente per la finanza (Ecofin), co-legislatore insieme al Parlamento europeo, si è dedicato con intensità all'esame delle proposte della Commissione Europea e l'intenzione della presidenza portoghese pare quella di chiudere in tempi abbastanza brevi.
Nel Consiglio siede anche il nostro Ministro dell'Economia e la sua posizione sul negoziato che riguarda le possibili modifiche alle proposte legislative può giovarsi di un dialogo con le istituzioni parlamentari. Anche per questo, le Commissioni di Camera e Senato competenti in materia stanno approfondendo questo insieme di azioni e regole che le istituzioni europee ci propongono e stanno intensamente discutendo. Nel merito, l'esame delle proposte sta richiedendo un grande impegno e sembra evidente che, qualunque sia la conclusione del negoziato, si tratterà di un primo passo, dopodiché sarà fondamentale valutare l'impatto della regolazione adottata e rivederla sulla base dell'esperienza relativa alla sua attuazione.
La mia impressione è che, se l'Europa non fosse in grado di esprimere una strategia chiara e condivisa, rischierebbe di lasciare l'innovazione nel settore finanziario completamente in mano a chi, da una parte, sta lasciando sufficiente libertà alle energie del sistema imprenditoriale, accettando qualche rischio in più (vedi Usa) o a chi, dall'altra, potrebbe intervenire pesantemente con la mano pubblica (vedi Cina).
Ciò che mi preme sottolineare, dopo che molto è stato giustamente detto a proposito dei rischi legati alla finanza digitale, è la necessità di comprendere e sostenere anche le opportunità che le trasformazioni in corso sono in grado di determinare. Queste nuove modalità promettono velocità, semplicità, costi ridotti, un ampio ventaglio di possibilità di finanziamento e, quindi, di scelte di investimento. Per questo, a chi investe il proprio risparmio bisogna garantire più tutele in termini di informazione e consapevolezza, per evitare che vi siano ancora casi di "risparmio tradito".
Sul piano della gestione dei dati, inoltre, la finanza digitale potrebbe dare origine a una trasformazione in grado di modificare il nostro modo di gestire le informazioni in molti altri settori. Il Presidente Savona ci ha detto che "l'informatica finanziaria è una lampada prodigiosa dalla quale è uscito il genio" e che "le autorità non riusciranno a riportarlo dentro". Alla politica spetta ora il compito di indirizzare l'opera di questo "genio", affinché possa agire al servizio del bene comune. (riproduzione riservata)