Comprare, aggregare, ottenere le proverbiali sinergie e uscire. Questo è il copione tradizionale che molti imprenditori e osservatori associano all’attività di un fondo di private equity. La logica è semplice: il fondo agisce sulla leva finanziaria dell’azienda per aumentarne il valore prima dell’exit. Tuttavia, un’analisi di Bip Corporate Finance & Strategy (la business unit di Bip specializzata nella consulenza per il private capital) e Aifi ha individuato una tendenza diversa nei deal degli ultimi anni.
«Il mercato ora chiede ai fondi di creare valore non solo dal punto di vista finanziario, ma anche industriale e manageriale», spiega Marco Mazzucchelli, founder e ceo di Bip Corporate Finance & Strategy. In altre parole: la strategia classica non sembra più abbastanza.
Il nuovo trend si inserisce in una fase di fibrillazione del settore. In particolare, il terzo trimestre 2025 ha segnato un record per il private equity italiano con 141 operazioni concluse (+27%). Da gennaio a settembre sono stati registrati 317 deal (+18%), il miglior risultato storico secondo l’Osservatorio Pem di Liuc-Business School, anche se la raccolta è è diminuita. La crescita del comparto, però, è partita già da alcuni anni, con un boom di investimenti tra il 2021 e il 2022.
Lo studio di Bip Corporate Finance & Strategy prende in considerazione 64 operazioni concluse da 23 fondi italiani tra il 2019 e il 2024. Nel passaggio dall’entry all’exit, i ricavi medi dell’azienda sono passati da 101 a 163 milioni di euro, con un tasso di crescita annuo vicino al 19%. L’ebitda è salito da 13,3 a 25,9 milioni e il valore medio dell’impresa è cresciuto da 105 a 273 milioni, con multipli ev/ebitda che si sono allargati da 7,4 a 9,6 volte.
Il miglioramento delle metriche aziendali «è legato all’attività che i fondi fanno all’interno della società», spiega Mazzucchelli. «È vero che la maggior parte delle aziende del campione è cresciuta tramite m&a, come prevede lo schema tipico del private equity, ma c’è anche tanta crescita organica che deriva da innovazione tecnologica, nuovi prodotti, apertura a clienti e mercati prima non serviti». La scommessa, quindi, sta nell’innescare una trasformazione interna: «Abbiamo visto imprese attive in settori tradizionali con multipli bassi che, con investimenti in AI e analisi dei dati, sono diventate aziende digitali con multipli molto più alti», aggiunge Mazzucchelli.
E se il mercato cambia, anche i professionisti si evolvono. «Nel 2024 abbiamo creato Bip Corporate Finance & Strategy per affiancare fondi e imprese lungo tutto il ciclo di investimento con competenze integrate e una visione strategica», ricorda Alberto Idone, ceo del gruppo di consulenza Bip. (riproduzione riservata)