Sette mesi. Tanto è durata la presidenza ad interim di Katrina Armstrong alla guida della prestigiosa Columbia University, prima di rassegnare le dimissioni in un momento di forte tensione per l’Ateneo, come riportato dal Wall Street Journal. «Negli ultimi mesi ho avuto l'opportunità di svolgere una piccola parte nel guidare questa università attraverso alcuni dei momenti più difficili della sua storia», ha detto la Armstrong. Le dimissioni sono arrivate solo una settimana dopo che l'Università ha ceduto a una serie di richieste da parte dell’amministrazione Trump.
«La Dott.ssa Armstrong ha accettato il ruolo di presidente ad interim in un periodo di grande incertezza per l'università e ha lavorato instancabilmente per promuovere gli interessi della nostra comunità», ha dichiarato David J. Greenwald, presidente del consiglio di amministrazione. Ora Claire Shipman, co-presidente del cda, è stata nominata presidente ad interim fino a quando il consiglio non troverà un nuovo presidente. Shipman, nel board dal 2013, è una giornalista e scrittrice.
Katrina Armstrong aveva assunto l’incarico di presidente ad interim ad agosto 2024, sostituendo Minouche Shafik, la cui gestione era stata segnata da numerose critiche legate alle proteste studentesche contro la guerra a Gaza. La decisione di dimettersi è avvenuta dopo la controversa scelta dell’Ateneo di accogliere alcune delle richieste della Casa Bianca che, se non rispettate, avrebbero potuto mettere a rischio finanziamenti federali vitali per l’università, pari a circa 400 milioni di dollari.
Queste richieste includevano misure draconiane come il divieto di indossare nel campus un velo sul volto, sanzioni sui gruppi studenteschi che violano le regole e l'immediata revisione dei programmi accademici più sensibili, come quelli legati alla Palestina e agli studi israeliani. L’istituzione ha cercato di rispondere alle pressioni politiche per evitare conseguenze economiche negative, ma le scelte hanno sollevato forti polemiche tra studenti e docenti, alcuni dei quali hanno protestato pubblicamente, denunciando quella che ritengono una violazione della libertà accademica.
La situazione che ha coinvolto la Columbia University non è un caso isolato. Sempre più atenei si trovano a dover bilanciare la loro autonomia con le pressioni politiche e le esigenze di finanziamenti. Le dimissioni della Armstrong, insieme alle misure adottate dall'ateneo, pongono interrogativi importanti su come le università possano mantenere la loro integrità accademica in un contesto politico in rapido cambiamento. La perdita della libertà accademica, che alcuni hanno visto nelle scelte della Columbia, potrebbe avere impatti sul numero di iscritti e sulla reputazione dell’istituzione. (riproduzione riservata)