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Wang Wentao e Maroš Šefcovic
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Cina, nuove regole sugli investimenti esteri: per le imprese europee aumenta l’incertezza

di Giusy Iorlano
31 luglio 2026, 17:23

Il Decreto del Consiglio di Stato rafforza il controllo di Pechino sulla sicurezza economica. D’Andrea (Camera di Commercio dell’Unione Europea in Cina): «Sarà necessario chiarire l’ambito di applicazione della normativa»

La Cina rafforza il controllo sugli investimenti all’estero e amplia il quadro normativo legato alla sicurezza economica. Dal 1° luglio sono entrati in vigore i nuovi Regolamenti sugli Investimenti all’Estero (Decreto del Consiglio di Stato n. 837), una disciplina che punta a definire un sistema organico per governare gli investimenti cinesi oltreconfine, ma che apre nuovi interrogativi per le imprese europee presenti nel Paese.

La scelta di intervenire attraverso un atto del Consiglio di Stato, e non solo con provvedimenti dei ministeri competenti, segnala il peso crescente attribuito da Pechino agli investimenti esteri nell’ambito delle strategie nazionali di sviluppo e sicurezza.

Secondo Carlo Diego D’Andrea, vicepresidente nazionale della Camera di Commercio dell’Unione Europea in Cina e managing partner di D’Andrea & Partners Legal Counsel, il nuovo regolamento si inserisce «in un più ampio processo di rafforzamento del quadro normativo cinese in materia di sicurezza economica».

Il nodo delle imprese straniere

Uno dei principali elementi di attenzione riguarda l’articolo 2, che estende la disciplina agli investimenti effettuati da «investitori situati nel territorio della Repubblica Popolare Cinese», comprendendo imprese, organizzazioni e residenti individuali.

La norma non cita espressamente le imprese a capitale straniero (Foreign-Invested Enterprises), ma non chiarisce neppure se siano escluse. «Sebbene le imprese a capitale estero non siano espressamente menzionate, la formulazione utilizzata dalla norma non esclude la possibilità che tali soggetti possano rientrare nel relativo ambito di applicazione», spiega D’Andrea a MF-Milano Finanza, sottolineando che saranno necessari «ulteriori chiarimenti interpretativi».

Un altro punto rilevante è l’articolo 25, che consente al Consiglio di Stato di adottare misure nei confronti di soggetti stranieri che possano mettere a rischio «la sovranità nazionale, la sicurezza o gli interessi di sviluppo della Cina».

Il nodo è la genericità dei concetti utilizzati. «Nozioni quali ‘sicurezza nazionale’, ‘interessi di sviluppo’ o ‘normali principi delle transazioni di mercato’ non vengono ulteriormente chiarite, lasciando ampio spazio all’interpretazione e all’applicazione pratica da parte delle autorità competenti», osserva D’Andrea.

Sicurezza delle filiere e rischio regolatorio

Il Decreto n. 837 si aggiunge ad altri due provvedimenti adottati dal Consiglio di Stato nell’aprile 2026: quello sulla sicurezza delle catene industriali e di approvvigionamento e quello contro l’applicazione extraterritoriale di normative straniere.

Per le imprese europee il rischio è quello di trovarsi tra obblighi normativi potenzialmente in conflitto: da una parte le regole Ue sulla due diligence delle filiere, dall’altra le restrizioni cinesi sulla gestione di informazioni considerate sensibili.

«Le aziende potrebbero trovarsi strette tra obblighi giuridici potenzialmente confliggenti derivanti dal quadro normativo europeo e da quello cinese», sottolinea D’Andrea.

La raccolta di dati sulle catene di fornitura, necessaria per rispettare gli standard europei, potrebbe infatti generare rischi se tali informazioni venissero considerate collegate a interessi strategici cinesi.

La sfida della certezza normativa

Il nuovo quadro conferma la volontà di Pechino di dotarsi di strumenti più incisivi nella gestione della sicurezza economica, ma lascia aperto il tema della prevedibilità per gli investitori stranieri.

«Questa flessibilità normativa, se non accompagnata da criteri applicativi più chiari, potrebbe aumentare il livello di incertezza per gli operatori economici e rendere più complessa la valutazione preventiva dei rischi», rileva D’Andrea.

In questo scenario assume rilievo il meccanismo congiunto di monitoraggio concordato a fine giugno tra il commissario europeo per il Commercio e la Sicurezza Economica Maroš Šefcovic e il ministro del Commercio cinese Wang Wentao, con l’obiettivo di favorire maggiore trasparenza nei rapporti economici.

È un «segnale incoraggiante», conclude D’Andrea. «L’Unione europea continua a mantenere uno dei regimi di investimento più aperti al mondo, pur introducendo progressivamente strumenti mirati di tutela della sicurezza economica. L’evoluzione di questo dialogo sarà dunque attentamente osservata, così come la sua capacità di garantire maggiore certezza e prevedibilità alle imprese e agli investitori di entrambi le parti», conclude.

(riproduzione riservata)



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