I mercati azionari asiatici viaggiano contrastanti mercoledì 12 aprile, in attesa del dato sull’inflazione statunitense che potrebbe influenzare la decisione sui tassi di interesse della Federal Reserve a maggio. Alle ore 7:30 italiane il Nikkei sale dello 0,6%, Hong Kong cede lo 0,7%, Shanghai è positiva per lo 0,4%,
L’oro si rinforza (+0,75% a 2.034 dollari l’oncia), il petrolio Wti americano è fermo per ora a 81,56 dollari il barile. I futures su Wall Street sono piatti.
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Nel frattempo, il Fmi ha tagliato le previsioni di crescita globale per il 2023 e il 2024, citando l'impatto dei tassi di interesse più elevati, la recente crisi bancaria e la guerra in corso in Ucraina.
Il Fmi ha rivisto le previsioni di crescita globale al ribasso al 2,8% dal 2,9% nel 2023 e al 3% dal 3,1% nel 2024. Nel frattempo, l'inflazione globale dovrebbe scendere al 7% quest'anno dall'8,7% nel 2022 per il calo dei prezzi delle materie prime, ma è probabile che l'inflazione core diminuisca più lentamente, ha avvisato il Fmi.
La quota di yuan scambiata nel mondo (trade finance) è più che raddoppiata dall'invasione dell'Ucraina, un'impennata che secondo gli analisti riflette sia un maggiore utilizzo della valuta cinese per facilitare il commercio con la Russia sia l'aumento del costo del finanziamento in dollari dopo l’aumento dei tassi.
I dati sul finanziamento commerciale di Swift, la piattaforma internazionale di pagamenti, mostrano che la quota di mercato dello yuan in valore è passata da meno del 2% di febbraio 2022 al 4,5% un anno dopo. Questi guadagni pongono la valuta cinese in concorrenza con l'euro, al 6%, secondo quanto riportato in un’analisi del Financial Times.
Entrambi, tuttavia, rappresentano ancora una piccola frazione della quota del dollaro che si è attestato all'84,3% a febbraio 2023, in calo rispetto all'86,8% dell'anno precedente.
«Questa è una mossa sostanziale», il commento di di Mansoor Mohi-uddin, capo economista della Bank of Singapore. «È difficile pensare a qualcos'altro che potrebbe esserci dietro questo cambiamento oltre a quello che è successo con la guerra in Ucraina».
«È probabile che gran parte dei volumi transati, data la tempistica, rappresentino il commercio russo con la Cina tramite intermediari», il commento di Arthur Kroeber, socio fondatore del gruppo di ricerca sulla Cina Gavekal Dragonomics. «Il fatto che la stessa Russia sia tagliata fuori dal circuito Swift è forse irrilevante».
«C'è chiaramente molto petrolio russo che arriva in Cina attraverso il Medio Oriente e la Malesia», aggiunge l’esperto, indicando un’esplosione dei volumi di importazione di greggio cinese dalla Malesia dal marzo dello scorso anno che supera la capacità produttiva del Paese.
La Russia ha accesso al sistema di pagamento interbancario transfrontaliero (Cips), l'alternativa cinese a Swift, e lo scorso anno il commercio bilaterale tra i due paesi è salito al record di 185 miliardi di dollari, dal momento che le società russe hanno pagato la maggior parte degli acquisti di beni cinesi in yuan. Le transazioni complessive su Cips sono state pari a 97 trilioni di yuan (14 trilioni di dollari) nel 2022, +21% sul 2021, in base ai dati della PboC.
Secondo gli analisti, l'aumento del costo del finanziamento in dollari rende lo yuan più interessante per gli scambi commerciali. La Federal Reserve statunitense ha alzato i tassi nove volte dal 2022, mentre la PBoC ha tagliato due volte il tasso primario sui prestiti nello stesso periodo. (riproduzione riservata)