Tech in Asia di nuovo sotto pressione, giovedì 6 agosto, dopo il -13% di Tesla nella sessione precedente. Alle ore 7:30 italiane il Nikkei cede lo 0,7%, il Kospi il 4%, mentre Hong Kong perde l’1,7% e Shanghai è sopra la parità. Petrolio in calo, Wti a 74,6 dollari, Brent a 78,9 dollari il Barile, mentre i futures sul Nasdaq viaggiano in debolezza.
Il calo su AI e chip è arrivato nonostante l'ulteriore discesa del prezzo del petrolio, dopo che Iran e Oman hanno raggiunto un accordo per una riapertura parziale dello Stretto di Hormuz, attenuando i timori sull'inflazione e sulle prospettive dei tassi d'interesse. Tra i titoli giapponesi esposti al boom globale delle infrastrutture per l'intelligenza artificiale si sono registrate perdite consistenti: Kioxia Holdings ha ceduto il 10,7%, Taiyo Yuden il 9,8%, Murata Manufacturing il 5,7%, Ibiden il 6% e Tokyo Electron il 5,7%.
In calo di quasi il 4% anche SoftBank Group, dopo il balzo di quasi il 14% della seduta precedente, mentre il mercato attende la pubblicazione dei risultati del gruppo.
Le azioni di banche e compagnie assicurative quotate a Hong Kong sono scese giovedì, dopo le indiscrezioni su una possibile stretta fiscale da parte della Cina sui prodotti assicurativi venduti ai risparmiatori della Cina continentale.
AIA ha guidato i ribassi con un calo di quasi il 9%, mentre Prudential ha perso circa il 6% a Hong Kong, dopo aver chiuso la seduta precedente a Londra in ribasso del 6,4%. In calo anche HSBC (-2,3%) e Standard Chartered (-1,7%).
Le vendite sono seguite a un'indiscrezione pubblicata mercoledì da Caixin, secondo cui le autorità fiscali di Pechino e Hangzhou avrebbero applicato un'aliquota del 20% su dividendi e interessi derivanti da polizze assicurative offshore.
Questi prodotti, tra le principali fonti di ricavi per gli assicuratori di Hong Kong, sono venduti nel territorio e spesso hanno caratteristiche simili a investimenti di lungo periodo. Rappresentano inoltre uno degli strumenti utilizzati dai risparmiatori cinesi per detenere parte del patrimonio fuori dalla Cina continentale, dove restano in vigore rigidi controlli sui movimenti di capitale.
Secondo fonti del settore, il mercato starebbe reagendo soprattutto alla maggiore chiarezza sul trattamento fiscale di questi prodotti più che a un tentativo di limitare i flussi di capitale. La decisione delle autorità fiscali ha comunque creato forte preoccupazione tra gli assicuratori, che ricavano una quota significativa dei propri ricavi dalla clientela della Cina continentale. Un dirigente di una compagnia assicurativa multinazionale con sede a Hong Kong ha riferito al Financial Times che giovedì era stata convocata una riunione d'emergenza.
Negli ultimi mesi Pechino ha intensificato i controlli sugli investimenti all'estero e sulle strutture utilizzate dai grandi patrimoni per ridurre il carico fiscale. Il mese scorso ha introdotto nuove regole per gli asset trasferiti in trust offshore, applicando un'aliquota del 20% in diverse fasi del trasferimento. Secondo gli analisti di Citi, il nuovo regime fiscale chiarisce una «storica ambiguità» nella normativa cinese sull'imposta sul reddito delle persone fisiche riguardo alla definizione di dividendi e bonus. Pur ritenendo che la regolamentazione delle polizze di Hong Kong continuerà a rappresentare un fattore di pressione per il settore, gli esperti giudicano il selloff «guidato dal panico ed eccessivo», sottolineando che «la domanda strutturale di polizze assicurative di Hong Kong resta sostanzialmente intatta».
Il petrolio scambia intorno ai 75 dollari al barile giovedì, dopo tre sedute consecutive di ribasso, sostenuto dall'accordo raggiunto tra Iran e Oman su una rotta marittima attraverso lo Stretto di Hormuz, che alimenta le aspettative di un aumento dei flussi energetici dal Medio Oriente.
Una dichiarazione congiunta dei due Paesi è ancora in fase di revisione e di stesura finale. La rotta proposta dovrebbe restare operativa tra due e quattro mesi, anche se Teheran ha precisato che l'intesa non equivale a una piena riapertura dello strategico passaggio marittimo.
Nel frattempo, le autorità statunitensi hanno ribadito la fiducia nella possibilità di un accordo con l'Iran, pur con gli investitori che restano cauti sulla tenuta di una pace duratura. I ribelli Houthi sostenuti dall'Iran nello Yemen hanno inoltre dichiarato di aver preso di mira una petroliera saudita nel Golfo di Aden e hanno minacciato altre navi nel Mar Rosso, evidenziando come i rischi per il traffico marittimo nell'area restino elevati. (riproduzione riservata)