L’Asia si muove cauta, venerdì, 10 maggio, da un lato sostenuta dalla buona chiusura di Wall Street, dall’altro emergono le tensioni al rialzo fra Usa e Cina. Alle ore 7:30 italiane il Nikkei sale dello 0,27%, Shanghai è poco sopra la parità, corre l’Hang Seng del 2,2% alla notizia di un Etf dedicato al listino.
Lo yen resta ai minimi degli ultimi 34 anni e cede lo 0,10% a 155,64, mentre il T bond Usa decennale rende in leggero rialzo al 4,46% e i futures sul Nasdaq sono leggero rialzo.
A supportare il sentiment, il rialzo delle richieste settimanali di disoccupazione negli Stati Uniti che hanno rafforzato le scommesse su un taglio dei tassi Fed nel 2024.
Il surplus delle partite correnti (current account surplus) del Giappone è aumentato a 3.398,8 miliardi di yen a marzo 2024 rispetto ai 2.360,0 miliardi di yen anno su anno. Si è trattato del 14esimo mese consecutivo di surplus, ma sotto le attese di un guadagno per 3.489,6 miliardi. A trainare, le esportazioni cresciute del 6,5% mentre le importazioni sono scese del 3,8%.
Hong Kong in corsa venerdì, dopo la che il listino cinese ha annunciato un progetto per creare un Etf sulle proprie azionoi (HKSE) in Arabia Saudita. Il segretario finanziario di Hong Kong Paul Chan ha detto che la città sta lavorando su un fondo passivo che sarà quotato alla borsa (Tadawul) di Riyadh.
Il presidente degli Usa, Joe Biden, è pronto ad annunciare una decisione importante su dazi a beni cinesi la prossima settimana, che dovrebbe riguardare i settori strategici. Un piano che eviterebbe aumenti di tasse generalizzate come faceva Donald Trump, secondo quanto scrive Bloomberg. La decisione arriva al termine di una revisione sui dazi inclusi nel Section 301 applicati per la prima volta sotto la presidenza di Trump nel 2018. I nuovi dazi si concentreranno su veicoli elettrici, batterie e celle solari, mantenendo per lo più quelle già presenti.
È previsto un annuncio ufficiale martedì, anche se la data potrebbe slittare trattandosi di una delle decisioni in politica estera più importanti del presidente Biden, che corre per un rinnovo alla Casa Bianca avendo come avversario proprio Trump alle elezioni di novembre. Ad aprile lo stesso Biden ha chiesto di aumentare i dazi su acciaio e alluminio cinesi e ha avviato un’inchiesta formale sull’industria cantieristica cinese. Il timore degli Usa (e dell’Ue) è che Pecchino venda la sovraproduzione interna all’estero a prezzi di dumping (sottocosto) grazie al sostegno del governo alle imprese, considerato sleale sotto il profilo della concorrenza.
«Una mossa che spingerà gli investitori a essere cauti nei confronti dei titoli azionari potenzialmente esposti», il commento di Xin-Yao Ng, direttore di investimento per conto di abrdn, aggiungendo che molti brand di tecnologia green come il gigante delle batterie Contemporary Amperex Technology hanno già limitato la loro esposizione negli Stati Uniti.
I dazi, scrive Bloomberg, «avrebbero probabilmente un impatto immediato minimo sulle aziende cinesi, fra cui i giganti dei veicoli elettrici, dal momento che il settore automotive cinese non può entrare negli Usa. Le società che operano nel solare, invece, esportano già negli Stati Uniti da paesi terzi per evitare restrizioni». (riproduzione riservata)