L’indice azionario Dow Jones ha superato quota 22 mila per la prima volta mercoledì 2 agosto, realizzando il suo 32esimo record quest’anno e la sua quarta ascesa da 1.000 punti dopo le elezioni statunitensi. L’indice delle blue chip americane è ormai più che triplicato dal minimo del marzo 2009. Ecco alcune delle teorie che spiegano perché il mercato azionario Usa continuerà a salire.
1) Le azioni riflettono il miglioramento dello stato di salute delle società americane.
Le maggiori società statunitensi si sono irrobustite. La maggior parte delle società dell’indice S&P500 ha reso noti i risultati del secondo trimestre, le aziende sono sulla strada giusta per registrare una nuova fase di forte crescita dei profitti, approfittando del fatto che il confronto è con i dati di fine 2016, quando vi era stata una striscia di cinque trimestri di contrazione dei risultati, come sostiene FactSet. Il rimbalzo è stato ampio, riflesso non solo tra le imprese petrolifere, che hanno recuperato di pari passo con il prezzo del greggio, ma anche nei giganti tecnologici come Apple e dalle società simbolo delle riprese economiche, come ìCaterpillar. Chi crede che la traiettoria del mercato azionario sia in definitiva determinata dal tasso di crescita dei profitti, sostiene che la continua forza delle imprese statunitensi dovrebbe aiutare a rafforzare ulteriormente il mercato azionario.
2) Lo scenario globale è più favorevole.
Gli economisti stanno proiettando un aumento della crescita globale, mentre l’espansione americana rimane lenta e stabile: una combinazione che secondo alcuni investitori ha contribuito a rafforzare le multinazionali, che sono state tra le azioni più performanti di quest’anno. Boeing, Apple e McDonald’s hanno conseguito la maggior parte della crescita dei profitti che ha proiettato l’indice a un record dopo l’altro. I profitti di tali imprese potrebbero ottenere un ulteriore impulso se la debolezza del dollaro persistesse, perché rende le loro esportazioni più economiche per gli acquirenti stranieri. L’indice Wsj Dollar, che misura la valuta americana contro un paniere di altri 16 monete, è sceso del 7,5% da inizio anno.
3) L’economia Usa è in una fase ideale.
Gli investitori operano in un ambiente raro ma favorevole: un’economia che si espande ma non abbastanza velocemente da forzare la Fed ad aumentare i tassi di interesse. Il tasso di disoccupazione è sceso a maggio al minimo degli ultimi 16 anni, ma l’inflazione è rimasta ostinatamente sotto l’obiettivo del 2% della Fed, suggerendo a molti investitori che sia improbabile che la banca centrale aumenti i tassi in modo aggressivo. Molti analisti avvertono che questo scenario non durerà. Ma per ora…
4) I fondi passivi sono il propellente dei prezzi delle azioni.
Un segno distintivo del rally del mercato azionario di quest’anno è il flusso inarrestabile di denaro finito nei fondi comuni indicizzati all’andamento degli indici di mercato e agli Etf. Secondo Morningstar, da inizio anno circa 128,6 miliardi di dollari sono finiti nei cosiddetti fondi comuni index-tracking che detengono azioni statunitensi, mentre 99 miliardi sono stati riscattati dai fondi azionari statunitensi gestiti in modo attivo. L’afflusso di fondi passivi è parzialmente compensato dal flusso di denaro in uscita dai fondi attivi, ma alcuni investitori avvertono che la crescente popolarità dei fondi-indice, che possiedono centinaia, a volte migliaia di azioni, si traduce in acquisti indiscriminati, indipendentemente dai fondamentali delle società quotate. La preoccupazione è che se questo tipo di afflusso continuasse, le valutazioni dei titoli schizzerebbero a livelli inspiegabili, con il rischio di forti turbolenze di mercato, che verrebbero alimentate proprio dagli stessi fondi-indice, che in questo caso invece che acquistare non farebbero che vendere.
5) Non c’è alternativa.
In un ambiente fatto di tassi bassi, un motivo per cui gli investitori affermano che il mercato azionario continuerà a crescere è semplicemente che non esiste alcuna alternativa di rendimenti. Dopo una massiccia ondata di vendite post-elezioni Usa, i Treasury bond sono tornati più o meno dove hanno iniziato l’anno, con il titolo a dieci anni che rende il 2,264%, contro il 2,446% alla fine del 2016. Molti investitori professionali in obbligazioni credono che i rendimenti resteranno relativamente bassi, a meno che non vi siano segni che l’inflazione stia risalendo o che il Congresso Usa sia in grado di approvare politiche di crescita come lo stimolo fiscale. Per ora, con le obbligazioni che offrono rendimenti modesti, molti investitori mantengono le azioni come la loro principale asset class, anche se sono sempre più nervosi per questo lungo stock rally. (riproduzione riservata)
