«Il Canada è ricco di tutti i minerali critici per realizzare i chip o le batterie. Il nostro obiettivo è diventare un partner di fiducia dell’Italia e del G7». Dal vertice di Verona il ministro canadese per l’Innovazione, la Scienza e lo Sviluppo Economico, François-Philippe Champagne, tende la mano al governo Meloni. La sua offerta sui metalli critici arriva mentre l’esecutivo lavora per far sbarcare in Italia un secondo produttore d’auto oltre a Stellantis. Senza dimenticare il progetto con Silicon Box, azienda di Singapore che dovrà realizzare uno stabilimento in cui produrre chip. Il Canada, insomma, punta a diventare una valida alternativa alla Cina, leader mondiale nei minerali critici.
D. Che accordi avete concluso in questi giorni?
R. Avevamo già stretto una partnership nel campo delle batterie con l’Ue e ora stiamo discutendo per estenderla ai semiconduttori. In Canada abbiamo leggi a tutela dell’ambiente e del lavoro: penso quindi che all’Europa convenga scegliere un partner come noi, che condivide gli stessi valori.
D. Avete tutti i minerali critici. Come siete posizionati invece nella produzione di batterie e chip?
R. Nell’ecosistema delle batterie siamo davanti anche alla Cina, mentre nei semiconduttori siamo conosciuti in tutto il mondo per la ricerca, lo sviluppo e il design: pensate che l’80% dei chip prodotti in America sono testati e impacchettati proprio in Canada. Ma non vogliamo fermarci qui: stiamo trattando con diverse multinazionali per convincerle ad aprire i loro stabilimenti nel nostro Paese.
D. Come le attirate?
R. Il governo canadese ha varato un credito d’imposta dedicato alle imprese che realizzano investimenti green per rispondere al Chips Act degli Usa. Chi produce in Canada sa anche che può accorciare la catena del valore perché trova le professionalità necessarie e tutti i minerali critici. Inoltre, l’80% dell’energia che produciamo è rinnovabile e tanti grandi costruttori stanno cercando di rendere più green i processi di costruzione.
D. Siete precursori anche sull’AI.
R. Il Canada è stato il primo Paese ad adottare una strategia nazionale sull’intelligenza artificiale. Dopo abbiamo approvato un protocollo volontario per le aziende del settore, come hanno fatto gli Usa. Ora nel nostro Parlamento è in discussione una legge che ci renderà i secondi al mondo dopo l’Europa (ndr. il riferimento è all’AI Act) a disciplinare la materia. L’obiettivo è creare un’intelligenza artificiale responsabile, che dia fiducia ai cittadini. Solo dopo potremo pensare a come accrescere la produttività con l’AI.
D. Come interverrà il G7?
R. Vogliamo dar vita a un sistema interoperabile che consenta alle imprese del settore di muoversi liberamente tra gli Stati aderenti. Con l’Italia invece lavoriamo per rendere l’AI più accessibile alle pmi: le nostre economie si reggono sulle piccole aziende, quindi è fondamentale aiutarle ad adottare la nuova tecnologia. (riproduzione riservata)