Una rivolta giovanile sta sconvolgendo la politica italiana, e potrebbe essere solo un assaggio delle cose che verranno.
All'inizio di questo mese è salito al potere il più grande governo anti-establishment dell’Europa occidentale, votato in gran parte da giovani elettori italiani. Lottando contro la persistente mancanza di prospettive di lavoro dell'ultimo decennio, hanno votato a frotte per due partiti alle elezioni del 4 marzo, il Movimento 5 Stelle e la Lega, un partito anti immigrazione.
Il risultato ha messo a nudo un forte divario generazionale con gli italiani più anziani, che spesso devono sostenere i figli maggiori, e che hanno continuato a votare per i partiti tradizionali.
Lo stesso andamento si osserva in Europa meridionale e le forze che stanno dietro a questa frattura mostrano pochi segni di rallentamento. Secondo l’Eurostat, quasi il 30% degli italiani tra i 20 e i 34 anni non lavora, non studia e non segue un programma di formazione, più che in qualsiasi altro paese dell'Unione Europea. La Grecia è al secondo posto con il 29%, mentre la Spagna con il 21%.
"L'Italia sta crollando, eppure nulla è cambiato in questo paese da almeno 30 anni", afferma Carlo Gaetani, ingegnere libero professionista in Puglia. Dieci anni fa, da ventenne, aveva votato per un partito di centro-sinistra che sperava potesse spingere per lo sviluppo economico del Mezzogiorno d'Italia. Quando l'Italia è precipitata in una recessione paralizzante, si è sentito tradito dai tradizionali partiti di sinistra italiani. Ha visto gli amici faticare a trovare lavoro, e sostiene che le sue opportunità di business sono limitate a uno stagnante settore privato, perché le commesse del settore pubblico di solito sono assegnati a persone con relazioni politiche che lui non ha.
Gaetani ora ha 33 anni e ha votato per i 5 Stelle alle elezioni del 2013, una scelta che ha ripetuto lo scorso marzo con più convinzione. "5 Stelle è la nostra ultima speranza. Se falliscono, penso che smetterò di votare", ha detto.
Secondo Eurostat, il tasso di occupazione degli italiani sotto i 40 anni è sceso ogni anno dal 2007 al 2014, per poi stabilizzarsi negli ultimi tre anni. Nel frattempo, è aumentato ogni anno per le persone tra i 55 e i 64 anni, in parte a causa dell'innalzamento dell'età pensionabile.
Secondo l’Istat, il numero di italiani al di sotto dei 34 anni in stato di di povertà assoluta, ovvero incapaci di permettersi beni e servizi di base, è più che raddoppiato tra il 2010 e il 2016, passando al 10%. Per gli ultrasessantacinquenni è sceso dal 5,4% al 3,8%.
Uno dei principali problemi dell'Europa meridionale è un sistema occupazionale a doppio binario, in cui le persone con contratti a tempo indeterminato, spesso i lavoratori più anziani, godono di sicurezza sociale e di benefit solidi. Durante la crisi, i datori di lavoro hanno iniziato a utilizzare un maggior numero di contratti a breve termine, di durata generalmente compresa tra un mese e un anno. In Italia, nel 2017 il 62% dei contratti per i minori di 25 anni era a tempo determinato rispetto al 25% del 2000.
I governanti italiani avevano introdotto questi contratti negli anni '90 in parte per aiutare i giovani a entrare nel mondo del lavoro, come passo verso il rapporto a tempo indeterminato. I datori di lavoro li hanno usati per evitare i costi e le seccature legate al licenziamento. Nel 2014 e nel 2015 l'Italia ha introdotto un'importante revisione delle norme sul lavoro, che ha cercato di indurre i datori di lavoro a utilizzare contratti a tempo indeterminato, tra cui miliardi di euro di agevolazioni fiscali. Gli incentivi più generosi sono scaduti nel 2016.
Questi sforzi non hanno avuto l'effetto desiderato, quello di creare un cambiamento strutturale nel mercato del lavoro. Nel 2016, quando erano in vigore le agevolazioni fiscali, solo il 13% delle nuove assunzioni era a breve termine. Lo scorso anno, secondo l'Istat, più di quattro neoassunti su cinque avevano contratti a tempo determinato.
Il Movimento a 5 stelle ha attirato milioni di giovani elettori con la promessa di revocare le nuove regole del lavoro, dare ai disoccupati e ai poveri un cosiddetto reddito di base universale di 780 euro al mese e abolire i contratti di apprendistato non retribuito. Il suo leader Luigi Di Maio, prima di essere nominato in parlamento nel 2013, a 26 anni, viveva ancora con i genitori e non ha finito l’università. Oggi è vice Primo Ministro. Anche la Lega ha fatto del superamento dell’attuale regime contrattuale del lavoro una parte centrale della sua piattaforma elettorale.
Durante la campagna elettorale i problemi economici dell'Italia hanno influenzato anche il sentimento dei giovani elettori nei confronti dell'immigrazione, uno dei fattori che hanno animato il sostegno alla Lega. "Non possiamo ospitare tutta l'Africa", ha detto Gianluca Taburchi, un dipendente di supermercato a Perugia, 23 anni, che ha votato per la Lega. "Abbiamo già i nostri problemi. Abbiamo un sacco di disoccupazione e di lavori precari".
Matteo Salvini, il leader della Lega che è diventato vice premier e ministro degli Interni del nuovo governo, ha promesso di rimpatriare centinaia di migliaia di migranti nei loro paesi d'origine. I 5 stelle propendono per una linea di compromesso, ovvero arginare l'immigrazione clandestina ma senza chiedere deportazioni di massa.
Secondo un sondaggio Ipsos, circa il 53% degli italiani under 35 ha votato a favore dei due partiti. Circa il 43% degli italiani over 65 ha votato per partiti di centro-destra e centro-sinistra, mentre solo il 28% dei giovani italiani ha votato per partiti tradizionali.
All’estero, quasi il 40% degli spagnoli sotto i 35 anni ha dichiarato in un sondaggio dello scorso aprile che nelle prossime elezioni avrebbero votato per Podemos, partito di estrema sinistra, e i suoi alleati. In Grecia, oltre il 41% dei giovani tra i 18 e i 24 anni ha votato per Syriza nelle elezioni del 2015, sei punti in più rispetto al partito anti-establishment per tutte le fasce d'età.
Argyro Maltasoglou, 30 anni, ha detto di aver votato per Syriza nelle elezioni del 2015 perché pensava che il partito avrebbe apportato cambiamenti radicali, soprattutto in termini di politiche per aiutare i giovani. Da quando si è laureata nel 2013, ha rimbalzato tra contratti a breve termine della durata di meno di un anno. Cerca lavoro da quando, a marzo, è scaduto il suo contratto di breve durata come segretaria in un ospedale di Atene.
Il lavoro, pagato 500 euro al mese, è il massimo di quanto la Maltasoglou ha guadagnato finora. Ha dovuto accettare soldi dai suoi genitori per andare avanti. "Questo non è quello che sognavo quando studiavo", ha detto. "Mi piacerebbe avere una famiglia, ma non oserei pensarci adesso in queste condizioni".
Un'eccezione al fenomeno generazionale è il voto del Regno Unito al referendum del 2016 per lasciare l'UE: il 71% degli elettori di età compresa tra i 18 e i 24 anni ha votato affinché il paese rimanesse nel blocco, secondo un sondaggio di YouGov. Solo il 26 per cento di coloro che hanno compiuto 65 anni ha votato per restare.
Gli studi successivi al voto Brexit hanno dimostrato che, in questo caso, i giovani britannici hanno apprezzato la maggiore facilità di lavorare, studiare e viaggiare all'estero offerta dall'adesione all'Unione europea. Allo stesso tempo, molti elettori più anziani consideravano l'uscita dall'UE come un'opportunità per il Regno Unito di controllare meglio l'immigrazione.
Questa sofferenza in Europa meridionale riflette il sentimento di gran parte del mondo occidentale, secondo cui le giovani generazioni faranno fatica a superare i propri genitori in termini di ricchezza e sicurezza. Metà degli italiani che hanno risposto lo scorso anno a un sondaggio online sul sito di lavoro Monster.com ha detto di pensare che nella loro carriera guadagneranno meno rispetto ai loro genitori.
I giovani italiani, che hanno sofferto la lunga e triplice recessione che ha colpito il Paese, portano ancora cicatrici che influenzeranno le loro prospettive di carriera, le loro proprietà e i loro tassi di natalità nei decenni a venire.
Secondo Fabiana Megliola, responsabile della ricerca del gruppo immobiliare Tecnocasa, le banche sono riluttanti a concedere prestiti a persone con contratti a breve termine, il che ha contribuito a far salire l'età media degli acquirenti di case a 41,6 anni nel 2017 dai 39,4 anni del 2012. Nel 2017, il 56% degli acquirenti di case in Italia aveva meno di 45 anni, in calo di 10 punti percentuali rispetto ai cinque anni precedenti.
Secondo l'Istat, nell'ultimo decennio il numero degli italiani che si sono sposati è diminuito di un quinto. Nel 2016, ultimo anno per il quale si dispone di dati, gli uomini italiani si sono sposati in media a 35 anni e le donne a 32 anni, in entrambi i casi due anni più tardi rispetto al 2008. L'anno scorso le nascite hanno toccato il minimo storico.
In un paese con forti legami familiari, i genitori intervengono per aiutare i giovani adulti. Spesso possono permettersi di farlo perché godono di pensioni che sono il frutto di decenni di generosi benefici previdenziali. L'Italia spende oltre il 15% del suo pil in pensioni, è la quota maggiore in Europa con l’eccezione della Grecia.
Circa la metà degli italiani tra i 25 e i 34 anni vive con i genitori, secondo Eurostat, quasi il doppio della media europea e più che in qualsiasi altro paese dell'Europa occidentale. Il numero è aumentato di 3 punti percentuali nell'ultimo decennio. E più di un terzo degli italiani trentenni riceve un aiuto economico dai genitori o dai nonni, secondo un sondaggio della Coldiretti e della società Ixè.
Movimenti come i 5Stelle continueranno a conquistare un maggior numero di giovani elettori se saranno in grado di attuare alcune delle politiche a favore dei giovani su cui si sono impegnati i loro leader. "Non mi interessa la politica, perché nessuno da nessuna parte [dello spettro politico] sta facendo molto per aiutare i giovani", ha detto Giada Gramanzini, una ventinovenne universitaria italiana. Non ha trovato un lavoro stabile da quando ha deciso di non rinnovare un contratto di tre mesi come receptionist a tempo pieno pagato circa 2,5 euro all'ora. L'anno scorso, è tornata ad abitare dai genitori in pensione e ha inviato più di 70 curriculum prima di trasferirsi a New York il mese scorso per tentare la fortuna in un altro paese.
Nelle elezioni di marzo ha votato per un piccolo partito filoeuropeo, per protesta contro il Partito Democratico, il partito di centro-sinistra che ha governato negli ultimi cinque anni. Non reputa che i 5Stelle siano pronti per governare.
Il padre Emilio percepisce una buona pensione dopo aver lavorato per la maggior parte della sua carriera nel Comune di Napoli. Sua madre, Daniela, ha iniziato a lavorare a tempo pieno a 20 anni ed è stata impiegata in città per diversi decenni. È andata in pensione l'anno scorso. Daniela si preoccupa della partenza tardiva di Giada nel mondo degli adulti. "Come non preoccuparsi di una figlia se a 29 anni non ha ancora trovato la sua strada?".
(Nektaria Stamouli e Jeannette Neumann hanno contribuito a questo articolo)
