Dopo una notte insonne, confinato in una stanza di un palazzo alla Mecca, in Arabia Saudita, il principe ereditario Mohammed bin Nayef, entrava in una stanza dalle pareti di marmo. Era la mattina del 21 giugno. Ad attendere il 57enne principe c’era una folla di cortigiani, telecamere, fotografi, una guardia con la mano sulla pistola e suo cugino, Mohammed bin Salman, 31 anni, il figlio favorito di re Salman, appena nominato come suo sostituto erede designato e principe della corona.
Come mostra un video, quella mattina del 21 giugno il principe più anziano ha mormorato un saluto al giovane che gli si è avvicinato. Mohammed bin Salman, noto a molti come «Mbs», si è inginocchiato e ha baciato la mano del suo vecchio cugino. A quel punto Mohammed bin Nayef ha capito che la sua lunga carriera, durante la quale aveva acquisito la fiducia dei funzionari dell’intelligence americani ed era divenuto una figura cruciale nel rapporto Usa-Arabia, era finita. Secondo una fonte vicina alla Corte reale, «quando Mbs ti bacia sai che qualcosa di brutto sta per accadere».
Dopo quell’incontro tra i due principi, la Corte reale ha annunciato l’elevazione del rango di Mohammed bin Salman. Mohammed bin Nayef è scomparso dalla vita pubblica, chiuso nel palazzo di Gedda, con limitata libertà di movimento secondo quanto riporta chi è conoscenza dei fatti, sorvegliato da guardie fedeli a Mbs. Un funzionario della corte reale, rispondendo per iscritto ad alcune domande del Wall Street Journal riguardanti il cambio della guardia, ha affermato che Mohammed bin Nayef è stato deposto, aggiungendo che «le ragioni della sua deposizione sono molto confidenziali e nessuno ha il diritto di rivelarle» e che la decisione «è stata presa per il bene dell’interesse nazionale».
L’ascesa del principe più giovane segna un rimescolamento di poteri che ha profonde implicazioni per uno dei Paesi più ricchi e meno aperti del mondo. Con re Salman in difficoltà, il nuovo principe ereditario potrebbe presto essere a capo di una delle ultime monarchie assolute del mondo, tra i più grandi produttori di petrolio del pianeta e tra i maggiori importatori di armi, e che utilizza le sue vaste risorse per aumentare l’influenza in Medio Oriente.
Le regole della successione La successione Saudita è governata da un insieme malleabile di regole e costumi familiari e coinvolge le decisioni prese da un Concilio di circa 35 principi anziani, rappresentanti i discendenti del fondatore del Regno. La mossa del 21 giugno si è tradotta in una fazione che ha deposto un’altra, in quello che si è rivelato il duello più aspro per la successione da quando re Saud fu costretto dai fratelli a lasciare il trono 53 anni fa. Ciò preoccupa diversi membri della corte reale, che si attendono altri scossoni poiché un altro gruppo potrebbe tentare un colpo di mano: «ora c’è un precedente». Il funzionario della Corte interpellato non era disposto a commentare per conto di Mohammed bin Salman, e anche Mohammed bin Nayef si è rifiutato di commentare.
l primo, negli ultimi anni aveva fatto audaci promesse di cambiamento, impegnandosi a modernizzare e aprire l’economia e la cultura dell’Arabia Saudita. Il suo piano si basa sulla quotazione in borsa della società petrolifera di Stato (Aramco), i cui proventi sarebbero investiti per diversificare l’economia. Mbs ha anche adottato un approccio aggressivo in politica estera e ha lavorato per forgiare uno stretto legame con la presidenza Trump. Il suo cugino più anziano ha sempre adottato un basso profilo: poche apparizioni pubbliche e un approccio di governo negli ultimi anni un po’ al rallentatore. Aveva un ampio sostegno tra i più anziani principi sauditi che apprezzavano il suo approccio più conservatore negli affari esteri. Dopo anni di lavoro sulle iniziative antiterrorismo, aveva cementato rapporti di lunga data con i responsabili della sicurezza degli Stati Uniti, alcuni dei quali ora sono in contrasto con l’attuale presidenza.
Alcuni sauditi e osservatori sperano che la liberalizzazione economica conduca a una maggiore liberalizzazione politica e culturale, e che Mohammed bin Salman si riveli determinante in tal senso. La sua riforma economica include una spinta a una maggiore presenza delle donne nella forza lavoro e al miglioramento dell’istruzione. La discordia fra i due principi risale al 2015, nella parte iniziale del regno di Salman, che aveva allora nominato erede al trono il nipote Mohammed bin Nayef ed elevato suo figlio, Mohammed bin Salman, al rango di vice Principe ereditario. Le mosse successive di re Salman hanno conferito al figlio più potere negli affari esteri, nella difesa e in economia, alimentando speculazioni sulla sua prossima ascesa nell’ordine di successione.
A giugno è nato un contrasto su come gestire il confronto con il Qatar, sorto sulle accuse dell’Arabia Saudita e di altri Paesi di appoggiare il terrorismo. Questo contrasto ha intensificato la spaccatura tra i due principi, dicono diversi insider della Corte reale, che sostengono come il più anziano puntasse a una soluzione diplomatica piuttosto che a sanzioni economiche e minacce belliche. Il più giovane aveva invece adottato una posizione da falco, sostenendo il blocco economico del Qatar che ha prevalso e rimane tuttora in vigore. «Mohammed bin Nayef non si è opposto ad alcuna delle misure adottate contro il Qatar» precisa il funzionario della Corte reale interpellato dal Wsj.
Il deterioramento della salute di re Salman ha alimentato le preoccupazioni nel campo di Mohammed bin Salman: il tempo a disposizione stava esaurendosi, sostengono sempre le fonti della Corte, e il giovane principe ha cominciato a esercitare pressioni su suo padre per indurlo a sceglierlo come successore. «La salute del re è eccellente» sostiene invece il funzionario della Corte reale riferendosi all’81enne monarca.
La Corte reale ha registrato un video nelle ultime settimane in cui il re Salman dice che è tempo che Mohammed bin Salman ascenda al trono, affermano fonti vicine alla Corte reale, sostenendo che il video, finora non trasmesso, potrebbe essere usato alla morte del re o come annuncio pubblico di abdicazione. Una volta definito il suo piano, il giovane principe lo ha reso noto all’amministrazione Trump. La settimana prima dello show-down, sostengono diverse fonti che hanno familiarità con la Corte reale, Mohammed bin Salman aveva inviato a Washington un giovane ufficiale di nome Turki al Sheikh. Negli ultimi mesi Trump aveva già incontrato Mohammed bin Salman a Riad e Washington. Al Sheikh, poeta e autore di canzoni patriottiche senza esperienza di politica estera, negli ultimi tempi era stato elevato da Mbs a un ruolo prominente nella corte reale. Nel suo viaggio a Washington, sostengono le fonti vicine alla Corte reale, al Sheikh ha informato la Casa bianca che Mohammed bin Salman era pronto a spodestare il cugino più anziano.
Un funzionario della Casa bianca, riferendosi al cambiamento avvenuto, ha precisato che il governo Usa «ha cercato di non intervenire o di non essere considerato parte attiva in una questione interna così sensibile» e ha «costantemente sottolineato il nostro desiderio di mantenere la cooperazione» con la leadership Saudita. Il funzionario della Corte reale, interpellato al riguardo, ha dichiarato che «il ministro Turki al-Sheikh non ha incontrato alcun funzionario degli Stati Uniti, né alcun altro Paese è stato direttamente o indirettamente informato della questione, che attiene all’esclusiva sovranità dell’Arabia».
Dopo il ritorno di al Sheikh in Arabia Saudita, il piano di Mbs ha cominciato a realizzarsi in un crescendo drammatico, come descritto al Wall Street Journal da fonti vicine alla Corte. Il 20 giugno Mohammed bin Nayef stava apprestandosi a un rilassante Eid, la celebrazione che pone fine al mese del Ramadan. Decideva di trasferirsi al suo palazzo nella Mecca per un incontro di routine con alcuni dignitari. Negli ultimi mesi era stato informato che suo cugino stava complottando contro di lui. Ma Mohammed bin Nayef aveva sempre respinto queste preoccupazioni, tacciandole di complottismo. Guardie leali a bin Nayef erano state rimpiazzate con altre, fedeli a Mbs. Secondo il funzionario di Corte, questa è una procedura normale e che protezioni supplementari erano state assegnate al principe più anziano, aggiungendo che le guardie reali non controllano i suoi movimenti. Il palazzo Al Safa alla Mecca, bianco e nero, si innalza per dieci piani proprio davanti alla Kabaa, il sito più sacro dell’Islam.
L’arrivo del principe ereditario era previsto in serata, dopo le preghiere del Tarwieh, un’ora in cui, nella torrida estate saudita, si organizzano molte riunioni di funzionari di alto livello. Dopo il tramonto il corteo di Mohammed bin Nayef si era avviato verso il palazzo attraverso le strade trafficate della Mecca. All’arrivo, gli veniva comunicato di procedere da solo, senza il suo apparato di sicurezza. «Una volta che il principe si è spostato di stanza, hanno preso le armi, i telefoni, tutto da tutti» i componenti del suo entourage, dice una delle fonti vicine ai fatti. Le guardie avevano condotto Mohammed bin Nayef al piano superiore, in un piccolo salone. Hanno chiuso le porte, lasciandolo da solo. Era circa mezzanotte e da allora il principe ereditario non sarebbe uscito fino al mattino dopo. Mentre bin Nayef attendeva, Mbs aveva convocato i membri del Consiglio di fedeltà, il gruppo di circa 35 figli e nipoti del fondatore del Regno che contano, a cui veniva comunicato che il re voleva che Mohammed bin Salman fosse il principe ereditario e chiedeva il loro sostegno.
Il governo saudita ha poi dichiarato che 31 membri si sono dichiarati a favore. In quella sala si è compiuto il destino di Mohammed bin Nayef: i principi anziani del Regno volevano suo cugino come principe ereditario. «Mohammed bin Nayef è inorridito», sostiene una fonte vicina alla Corte reale, aggiungendo che al deposto principe era stato inoltre chiesto di firmare una lettera di dimissioni e un impegno di lealtà a Mbs. Il principe ereditario aveva rifiutato. Nelle ore successive, diversi funzionari di Corte gli avevano fatto visita invitandolo a tornare sulle sue decisioni. Un emissario del re gli avrebbe detto di firmare la lettera per evitare gravi conseguenze. Per un po’, Mohammed bin Nayef aveva tenuto il punto. Ma all’alba era esausto. Sapeva che non c’era via d’uscita. Ha ottenuto l’unico compromesso possibile: accettare un impegno solo verbale di fedeltà. Al riguardo, il funzionario della Corte reale ha detto che «l’impegno di fedeltà al principe ereditario è stato fatto secondo la sua volontà.»
Alle sette del mattino gli uomini di Mohammed bin Salman hanno permesso all’ormai ex principe della corona di uscire dalle sue stanze. Ma Mohammed bin Nayef non si aspettava di affrontare immediatamente l’uomo che aveva assunto il suo titolo. Dopo essere uscito dalla stanza, veniva sorpreso da un rumoreggiare della folla. Una delle guardie, non del suo entourage, aveva messo mano alla pistola, compiendo un gesto che secondo i conoscitori del cerimoniale è una violazione del protocollo che riguarda il principe ereditario. Poi ha visto Mohammed bin Salman venire rapidamente verso di lui. A seguire, il bacio e l’impegno di fedeltà, mormorato. La scena è durata circa 15 secondi. Poi una guardia ha avvolto un mantello nero intorno alle spalle di Mohammed bin Nayef e lo condotto fuori, scortandolo fino al suo Palazzo di Gedda.
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