La Federazione nazionale della stampa italiana e l’Ordine nazionale dei giornalisti hanno presentato una denuncia contro ignoti alla procura di Roma per fare chiarezza sul caso dei giornalisti spiati attraverso lo spyware Graphite della società Paragon.
Intercettare i giornalisti è vietato dalle leggi italiane ed europee, il Media Freedom Act da poco in vigore, impedisce esplicitamente l’uso di spyware ai danni dei cronisti, salvo che per motivi di sicurezza nazionale.
«Oltre al direttore di Fanpage, Francesco Cancellato, intercettato con Graphite prodotto dalla israeliana Paragon, ci sono altri giornalisti spiati illegalmente? Siccome questo software è in dotazione solo ad alcuni Stati, chi ha autorizzato l’utilizzo illecito? O sono schegge fuori controllo di apparti dello Stato?», domanda l’Ordine in un comunicato stampa.
«La denuncia riguarda reati gravissimi ai danni di uno o più giornalisti. È una vicenda che presenta troppi lati oscuri» ha affermato il presidente nazionale dell’Ordine, Carlo Bartoli, durante un’iniziativa organizzata per spiegare i motivi della denuncia sporta. «È la prima volta nella storia che l’Ordine assume un’iniziativa di questa portata; si tratta di un atto straordinario ma necessario».
«Siamo consapevoli dell’impatto e della rilevanza della nostra iniziativa, ma non è possibile attendere oltre: vogliamo la verità. È intollerabile che non si sappia chi e perché ha spiato dei giornalisti, un’attività che confligge con i principi elementari di uno stato di diritto, della democrazia. Abbiamo atteso fin troppo; per questo abbiamo quindi deciso di rivolgerci alla procura della Repubblica. Non ci può essere il segreto di Stato su chi spia in maniera illegale i giornalisti».
«Tra l’altro – aggiunge il presidente dell’Ordine – Graphite non è un software che si compra al supermercato; quindi, vogliamo sapere chi è stato e perché è stata presa questa decisione. Non stiamo difendendo la privacy dei giornalisti, ma il diritto di proteggere le loro fonti. Se non ci sarà chiarezza ogni cittadino si potrebbe sentire in pericolo nel rivelare informazioni rilevanti per l’interesse pubblico a un giornalista». (riproduzione riservata)