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Caro carburanti: il diesel sale quasi il doppio del petrolio, da speculazione extraprofitti fino a 7 miliardi. La denuncia di Unimpresa

di Giusy Iorlano
09 marzo 2026, 17:10 Ultimo aggiornamento: 17:26

Secondo il Centro studi gli aumenti registrati nei primi giorni di marzo 2026 non si spiegano solo con il rialzo del Brent. Per il diesel, la componente speculativa stimata va da 8 a 50 centesimi al litro

I rincari dei carburanti in Italia nei primi giorni di marzo 2026, subito dopo l’inizio del conflitto in Iran, non derivano solo dall’aumento del prezzo del petrolio, ma sono in gran parte attribuibili a dinamiche speculative lungo la filiera distributiva. È quanto emerge da un’analisi del Centro studi di Unimpresa.

Il diesel è aumentato del 25,8% tra il 1° e il 9 marzo, contro un rialzo del Brent del 24% nello stesso periodo. Il prezzo alla pompa del gasolio è passato da 1,59 euro al litro a 2 euro, con una componente speculativa stimata tra 8 e 20 centesimi, che nelle stazioni autostradali può arrivare fino a 50 centesimi.

La benzina, nello stesso arco temporale, è salita da 1,68 a 1,84 euro al litro, evidenziando uno scarto tra i due prodotti che deriva non dai costi del greggio, ma dai margini lungo la distribuzione.

Prezzi asimmetrici ed extra-profitti

Il Centro studi segnala un fenomeno noto come ‘rocket and feather’: i prezzi salgono rapidamente quando il petrolio aumenta e calano lentamente quando scende, generando extra-profitti stimabili tra 3 e 7 miliardi di euro all’anno. Inoltre, gran parte del carburante venduto nei primi giorni di marzo era stato raffinato con greggio acquistato settimane prima a prezzi più bassi, ma i listini sono stati aggiornati immediatamente come se il costo fosse già quello del Brent a 93 dollari.

La struttura del mercato italiano, con pochi grandi operatori e una domanda rigida soprattutto per il diesel, amplifica questi meccanismi, in particolare in momenti di tensione geopolitica.

«L’intervento annunciato dal governo per monitorare la filiera è un segnale positivo», commenta Paolo Longobardi, presidente di Unimpresa. «Garantire trasparenza lungo tutta la catena distributiva è fondamentale per evitare aumenti ingiustificati e tutelare famiglie e imprese. Non si tratta di colpire il settore, ma di assicurare un mercato corretto e competitivo», conclude. (riproduzione riservata)



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