Mentre rastrella azioni di Montepaschi e Mediobanca, Francesco Gaetano Caltagirone potrebbe salire anche nel capitale delle Assicurazioni Generali. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, il costruttore romano avrebbe incrementato la partecipazione nella compagnia assicurativa dal 7 all’8%. Fonti finanziarie riferiscono che la posizione sarebbe stata costruita attraverso contratti di opzione put e call sottoscritti con Banca Finnat, broker capitolino della famiglia Nattino a cui di solito Caltagirone si rivolge per operazioni di questo genere. Ma la società VM 2006 srl, veicolo finanziario che fa capo al gruppo Caltagirone, smentisce di aver comprato azioni Generali, «noi o altre società del gruppo».
Gli acquisti sarebbero stati pagati cari dall’ingegnere che avrebbe messo sul piatto un premio di circa il 6% rispetto alla media dei prezzi dell’ultimo anno. Complessivamente l’operazione varrebbe 500 milioni di euro, più una quindicina di milioni di commissioni e le tasse. La mossa è coerente con la strategia seguita finora dal costruttore, che intende incrementare il proprio peso nel capitale e nella governance del Leone, reinvestendo anche i dividendi incassati da Trieste.
All’orizzonte c’è l'assemblea di primavera delle Generali con cui il tandem di vertice Philippe Donnet-Andrea Sironi cerca la riconferma con l’appoggio di Mediobanca, che li inserirà nella propria lista di maggioranza. Caltagirone dovrà decidere rapidamente, perché l’assemblea del Leone potrebbe essere anticipata dall’8 maggio al 29 o al 24 aprile. Sarebbe stato assoldato un head hunter.
Due le strategie al vaglio: una lista lunga con candidati ceo e presidente o una corta ma a sei candidati consiglieri con più opzioni aperte. La lista lunga richiederebbe anche la presentazione al mercato di un piano industriale alternativo a quello di Donnet con cui l’attuale ceo, fra dividendi e buyback, ha promesso agli azionisti per il prossimo triennio oltre 8,5 miliardi di euro.
Se i tempi fossero troppo stretti, l’alternativa sarebbe la lista corta a sei nomi con cui puntare alla maggioranza in assemblea per piazzarli tutti in consiglio e lasciare aperte così due strade. L a prima è quella di un ostruzionismo permanente che trasformi il nuovo board in un Vietnam di veti incrociati oppure - nel caso (remoto) in cui la lista Assogestioni risulti la seconda più votata - provare a cooptare un amministratore delegato dopo il voto, uno scenario quest’ultimo difficilmente realizzabile. Oltre al 13,1% di partenza di Piazzetta Cuccia nel capitale di Generali, Mediobanca e Donnet possono contare su un ampio consenso nel mondo degli investitori istituzionali.
Oltre che sulla propria quota in crescita verso il 10% come accaduto nel 2022, Caltagirone può far leva sulla partecipazione di Delfin destinata a superare stabilmente il 10% dopo che saranno arrivati i via libera delle ultime due giurisdizioni (su 47) necessarie. Al netto di un prestito titoli di cui si vocifera sul mercato, la cassaforte della famiglia Del Vecchio non dovrebbe però fare grossi balzi in avanti (fino al 20%) anche alla luce di un prezzo che ha toccato i massimi dall’autunno 2007, posizionandosi in area 32 euro. Oltre ai conti del quarto trimestre, il board del 12 marzo si pronuncerà anche sulla data dell’assemblea. (riproduzione riservata)