Il calcio in Italia viaggia veloce e conferma nell’ultima stagione la centralità del settore professionistico nel sistema economico e sociale ma anche le sue problematiche sul fronte finanziario e i ritardi sul tema delle infrastrutture, che richiedono un impegno continuo e strategie corrette per assicurarne il futuro. Lo evidenzia la 15/a edizione del ‘Report Calcio’, il rapporto annuale sviluppato dal centro studi Figc, in collaborazione con Arel (Agenzia di ricerche e legislazione) e PwC Italia, secondo cui il settore ha un impatto sul pil stimabile in 12,4 miliardi, impiega oltre 140mila unità lavorative e genera ricavi, in crescita, per oltre sette miliardi l’anno.
Il calcio professionistico maschile continua ad evidenziare un significativo squilibrio a livello economico-finanziario; la perdita aggregata dei club partecipanti ai campionati di Serie A, B e C registrata nei 17 anni analizzati nel ReportCalcio ha raggiunto i 9,3 miliardi di euro, con un significativo impatto delle 3 stagioni segnate dal Covid-19 (in cui era stato registrato un ‘rosso’ complessivo pari a 3,6 miliardi, in media circa 3,3 milioni al giorno).
Nei 17 anni di orizzonte temporale del ReportCalcio, l’80% dei bilanci è stato inoltre chiuso in perdita (1.289 bilanci in ‘rosso’ rispetto ai 1.609 analizzati), dato che sale all’82,6% nel periodo Covid-19. I debiti aggregati nella fase pre pandemia sono raddoppiati, passando dai 2,4 miliardi di euro del 2007-2008 ai 4,8 del 2018-2019, per poi crescere ulteriormente fino ai 5,5 miliardi del 2023-2024; nel 2007-2008 i ricavi erano in grado di coprire il 97% dell’indebitamento, nel 2023-2024 questa percentuale è scesa all’83%.
«Nelle ultime due stagioni sportive si è tuttavia assistito ad un miglioramento dello scenario di criticità, grazie ad un importante aumento del valore della produzione, che ha superato i 4,5 miliardi di euro, dato record nella storia del calcio italiano, crescendo ad un ritmo molto più sostenuto rispetto all’aumento dei costi», si legge nel report.
In particolare, tra il 2021-2022 e il 2023-2024 il fatturato è cresciuto del 32,3%, in confronto al +7,2% del costo del lavoro, la cui incidenza sul valore della produzione è scesa dal 69,8% al 56,6%. Le perdite in 3 anni si sono così dimezzate, passando da 1,4 miliardi di euro a 731 milioni.
Allo stesso tempo, le società professionistiche nel 2023/24 hanno registrato debiti per oltre 5,45 miliardi, in calo comunque rispetto agli oltre 5,66 della stagione precedente. Cifre in chiaroscuro sul fronte economico, positive sul fronte dell’interesse e della centralità nel movimento sportivo italiano.
Considerando la dimensione sportiva, i tesserati per la Figc nel 2023-2024 ammontano a quasi 1,5 milioni; la Federcalcio incide da sola per circa il 30% dei tesserati attivi nelle 50 Federazioni Sportive Italiane e ‘rappresenterebbe’ il secondo Comune italiano per popolazione.
I soli calciatori tesserati ammontano a 1.131.906, dato superiore a quello registrato nel pre Covid, con l’attività giovanile che coinvolge quasi 900 mila calciatori e calciatrici (un ragazzo su quattro tra i 5 e i 16 anni risulta tesserato per la Figc) ma se si comprendono coloro che giocano anche al di fuori dei contesti il calcio, in tutte le sue varianti viene praticato dal 20,3% degli sportivi.
Dati in netta crescita quelli relativi al calcio femminile: le tesserate sono più che raddoppiate tra il 2008 e il 2024, arrivando a sfiorare le 50.000 giocatrici, mentre le sole tesserate tra i 10 e i 15 anni sono più che triplicate (da 6.628 a 19.958). La crescita del calcio femminile si riflette anche sul seguito generale, sia per presenze negli stadi (l'affluenza nel 2023-2024 ha toccato i 21 milioni di spettatori), sia per audience Tv (ha superato i 470 milioni di in Italia).
L’età media di inaugurazione degli impianti passa dai 56 anni della Serie A ai 74 della Serie B, la percentuale di posti coperti in Serie B e C si attesta tra il 49% e il 37%, per poi salire in Serie A al 77%, mentre nel solo 22% degli stadi della prima serie professionistica vengono utilizzati impianti con fonti rinnovabili di energia, e appena l’8% degli stadi del calcio professionistico italiano non risulta di proprietà pubblica. Numeri questi che evidenziano un profilo infrastrutturale fortemente critico.
Negli ultimi 18 anni in Europa sono stati realizzati 226 nuovi impianti, in Italia se ne sono inaugurati solo sei (Juventus, Udinese, Frosinone, Albinoleffe, Suedtirol e Atalanta), incidendo per appena l’1% degli investimenti totali prodotti in Europa (25,3 miliardi).
«Numeri che testimoniano l’esigenza sempre più attuale di nuovi investimenti, considerando anche gli importanti effetti indotti connessi all’introduzione di una nuova generazione di impiantistica sportiva in Italia, che potrebbe apportare un grande valore aggiunto al settore calcio, ma anche all’intero Sistema Paese», si legge nello studio. In particolare, si stima che, laddove finalizzati, i 31 progetti di realizzazione di nuovi stadi di calcio in Italia attualmente in fase di programmazione o di effettiva realizzazione (820 mila posti a sedere) comporterebbero un investimento complessivo pari a 5,1 miliardi di euro, con un impatto aggiuntivo sul Pil di 6,1 miliardi, principalmente nei settori economici di costruzioni, manifattura e attività professionali, e la creazione di circa 80 mila nuovi posti di lavoro. Il moltiplicatore della spesa è pari a 1,21, mentre le entrate fiscali prodotte ammonterebbero ad oltre 1,8 miliardi di euro; con riferimento a questi progetti, si stima anche un impatto positivo in termini di potenziale aumento dell’affluenza degli spettatori agli stadi (+1,2 milioni) e di riflessi economici diretti (ticketing, spesa turistica e sponsorizzazioni, per un totale pari ad un incremento di 562 milioni di euro).
«Una delle nostre priorità è investire in maniera decisa nell’impiantistica, anche grazie al processo di candidatura per Euro 2032 che sta stimolando percorsi virtuosi in diverse città», è il commento del presidente federale, Gabriele Gravina.
«L’altra è procedere con le riforme sulla sostenibilità economico-finanziaria - aggiunge - perché il miglioramento dello scenario di criticità nelle ultime due stagioni sportive è dovuto all’aumento del valore della produzione e non è ancora così strutturato da mettere in sicurezza i conti. ReportCalcio è prezioso in questo senso perchè, oltre ad analizzare i trend del nostro movimento, individua strategie e propone soluzioni di medio-lungo termine, anche grazie ad un approfondito studio di benchmarking internazionale, al fine di garantire uno sviluppo reale e stabile all'intero sistema», conclude il presidente. (riproduzione riservata)