L’Italia è ancora in corsa per il terzo stabilimento europeo del colosso Byd, che intanto ha già chiuso i primi contratti con alcune società di componentistica italiana per rifornire l’impianto in Ungheria. E in ogni caso fare la guerra ai cinesi sull’auto è una scelta sbagliata. È quello che ha detto Alfredo Altavilla, special advisor per l’Europa di Byd, intervenendo a Milano a #FORUMAutoMotive, l’evento che celebra il decennale della piattaforma di confronto sulla mobilità e rispondendo alle domande di Pierluigi Bonora, fondatore del forum.
A margine del forum Altavilla ha rivelato che, dopo l’incontro con i fornitori italiani potenzialmente interessati a collaborare con Byd in Europa avvenuto a Torino nelle scorse settimane, il gruppo cinese ha già firmato i primi contratti. Si tratta di Brembo, Pirelli e Prima Industrie per la fabbrica in Ungheria, che inizierà le attività a partire dal prossimo ottobre. «Gli incontri (con la componentistica italiana, ndr.) sono andati benissimo», ha detto il manager, spiegando che «il giudizio che i colleghi cinesi hanno dato è stato molto positivo, perché hanno riconosciuto che la componentistica italiana è all’avanguardia e ha un enorme rilievo in Europa e fuori dall’Europa. Byd «ha bisogno di concentrare in Europa la componentistica, anche per un tema di velocità», per produrre nel Vecchio Continente.
Ma produrre dove? Nei Paesi dove Byd ha un impianto? «Non imporremo a nessun fornitore di componentistica di venirsi a localizzare accanto al portone del nostro stabilimento», ha sottolineato Altavilla, «e sarebbe incosciente imporre al fornitore di venire vicino a noi: è una scelta che spetta a lui, con il conseguente rischio imprenditoriale che si assume».
Durante il suo intervento Altavilla, ex manager di Fca e braccio destro di Sergio Marchionne, ha sottolineato come il modello industriale cinese sia radicalmente diverso rispetto a quello tradizionale occidentale. «Quello che sta succedendo oggi in Cina è totalmente diverso dalla dinamica dell’industria tradizionale, con un time to market estremamente più veloce e tempi rapidissimi per la realizzazione di nuovi impianti», ha spiegato il manager. «In Byd i cicli di sviluppo sono molto rapidi: in 18 mesi si passa dall’avvio della pianificazione al modello, grazie all’impiego massivo dell’intelligenza artificiale».
Secondo Altavilla l’industria europea rischia di perdere la competizione con i costruttori cinesi sulle nuove tecnologie. «Combattere una guerra con i costruttori cinesi su questo terreno è una scommessa perdente», ha dichiarato. Il problema, secondo il dirigente di Byd, affonda le radici nel Dieselgate: «Da allora, si sono imposti costi sempre più elevati sui veicoli, mentre il reddito dei consumatori è calato. Il risultato? Il mercato del nuovo soffre e cresce quello dell’usato».
Un tema centrale non poteva che essere quello del terzo stabilimento europeo di Byd, dopo gli impianti già annunciati in Ungheria e Turchia. Altavilla ha confermato che il processo di selezione è in corso e che la decisione sarà presa entro la fine dell’anno, ma ha voluto smentire alcune indiscrezioni recenti pubblicate da Reuters che davano la Germania come scelta definitiva, dal momento che Berlino lo scorso autunno aveva votato contro i dazi europei alle auto cinesi.
«Non c’è nessuna decisione presa. Stiamo ancora valutando diverse opzioni», ha ribadito Altavilla. Tuttavia, ha lasciato intendere che la scelta dipenderà anche dalla politica dei singoli Paesi nei confronti dell’industria automobilistica cinese: «È difficile pensare di localizzare un impianto in Paesi che non sono friendly con le auto cinesi. L’Italia, ad esempio, ha votato a favore dei dazi contro la Cina».
Nonostante questo, Altavilla ha riconosciuto il valore della componentistica italiana: «Abbiamo approfondito la conoscenza dei fornitori italiani e la proprietà cinese ne ha apprezzato il livello di competenza. Non imporremo loro di delocalizzare vicino ai nostri stabilimenti, ma vogliamo valorizzare il loro know-how».
Altavilla ha espresso critiche sul Green Deal europeo, definendolo «sbagliato» perché complica il percorso di transizione. Secondo il manager, l’obbligo di produrre solo auto elettriche entro il 2035 è una scadenza «impossibile da raggiungere» e ha rilanciato la necessità di mantenere l’ibrido plug-in come opzione di compromesso.
Anche la recente decisione dell’Ue di sospendere le multe per il mancato raggiungimento degli obiettivi sulle emissioni è stata giudicata negativamente: «Non ha senso e aumenta l’incertezza sia per l’industria sia per i consumatori, che continuano a rimandare l’acquisto di auto nuove». Infine Altavilla ha rivelato che Byd sta valutando la possibilità di replicare in Europa il modello già adottato in Cina, con la creazione di una rete proprietaria di infrastrutture di ricarica per i veicoli elettrici. (riproduzione riservata)