Gli investitori stranieri avranno un ruolo importante negli acquisti di debito italiano anche nel 2026. Negli ultimi due anni gli operatori esteri hanno mostrato fiducia sul Paese e anche le agenzie di rating hanno migliorato i giudizi sull’Italia.
Secondo le attese di Unicredit «gli investitori stranieri dovrebbero ancora una volta svolgere un ruolo fondamentale. Nonostante gli acquisti significativi effettuati nel 2024 e nel 2025, è probabile che rimangano leggermente sottopesati sui Btp rispetto ai livelli del 2019 e ancor più rispetto al 2015. Ciò suggerisce che la domanda potenziale da parte degli investitori stranieri dovrebbe rimanere robusta nel 2026».
Nel 2025 l’offerta netta di Btp è stata di 107 miliardi, a cui si sono aggiunti disinvestimenti dell’Eurosistema di 75 miliardi, nell’ambito della riduzione graduale del bilancio Bce.
Questa offerta aggiuntiva per 182 miliardi è stata colmata in buona parte grazie ad acquisti netti per 90 miliardi da parte degli investitori stranieri (che anche nel 2024 avevano aumentato l’esposizione di 125 miliardi).
La domanda aggiuntiva è arrivata poi da investitori retail (per 45 miliardi) e dalle banche italiane (40 miliardi).
Guardando al 2026, per gli investitori retail ci sarà «un margine limitato per un ulteriore aumento significativo dell’allocazione rispetto ai livelli attuali, anche se la domanda netta dovrà rimanere positiva per mantenere stabile l’esposizione, vista l’espansione della ricchezza finanziaria nel tempo», hanno osservato Luca Cazzulani e Francesco Maria Di Bella, economisti di Unicredit. «Dopo una fase di acquisti su ampia scala, gli investitori al dettaglio sono diventati più selettivi, mostrando un interesse maggiore per gli strumenti dedicati rispetto alle obbligazioni tradizionali. Per il 2026 stimiamo che la domanda netta si attesterà tra i 30 e i 40 miliardi di euro».
In ambito retail, nel 2025 il Tesoro ha varato due emissioni di Btp Valore per 31,5 miliardi totali. Quest’anno il governo valuterà l’opportunità di altre emissioni di questo strumento. Lo stesso farà per il Btp Italia, considerando anche la scadenza di bond di questo tipo per 6,45 miliardi quest’anno. I titoli eventualmente emessi manterrebbero l’indicizzazione con l’inflazione nazionale e un premio per chi detiene i bond fino alla scadenza. Il Tesoro comunque si riserva la massima flessibilità su emissioni e condizioni.
Quanto all’esposizione delle banche domestiche sui titoli di Stato, secondo Unicredit nel 2026 gli istituti di credito «dovrebbero acquistare un importo in linea con quello del 2025. La motivazione principale rimane il sostegno al margine di interesse netto in un contesto di depositi in aumento e domanda di prestiti contenuta. Le banche italiane detengono già una quota significativa di bond pubblici, quindi ulteriori acquisti non dovrebbero aumentare in modo significativo il rapporto tra titoli di Stato e totale attivo».
Il Tesoro prevede in totale quest’anno emissioni di titoli a medio-lungo termine per 350-365 miliardi che riflettono bond in scadenza per 256 miliardi e un fabbisogno dello Stato di 125 miliardi (nel calcolo complessivo vanno considerati anche i bond di NextGenEu).
Nel 2025 intanto il costo medio all’emissione è sceso al 2,75%, dal 3,4% dell’anno prima, anche grazie al calo dei tassi Bce. Il costo medio, che considera l’intero stock del debito, è rimasto stabile al 3%.
La durata media è di circa 7 anni: quest’anno il Tesoro vuole aumentare le emissioni proprio su questa scadenza, riducendo quelle a 5 anni, approfittando del momento positivo sui mercati. (riproduzione riservata)