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Eleganza

Brioni: il brand italiano che sussurra ai potenti del mondo

La sartoria è un’arte da coltivare, conoscere, tramandare. Come spiega a Gentleman, Brioni, la maison che veste capi di Stato, sultani, cancellieri, metà dei red carpet di Hollywood e persino James Bond

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Un abito bespoke è un’opera d’arte. Un inno alla bellezza. Un tempio sorretto dalla maestria, dalla creatività, dalla sapienza e, soprattutto, dalla lentezza. È il significato e il significante del tanto citato slow-luxury. Di quel lusso che richiede, appunto, lentezza e che è diametralmente opposto al compro-subito, getto-subito del fast-fashion.

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Slow-lux can be big

Sarebbe però sbagliato cadere nello stereotipo e pensare che lo slow-lux sia solamente quello confinato tra le mura di piccolissime e polverose botteghe artigianali, appannaggio di maestri anche un po’ in là con gli anni, armati dei loro segretissimi strumenti del mestiere. Perché se è vero che il lusso oggi non possa esimersi da essere slow (lento), è altrettanto vero che non debba essere a tutti i costi anche small (piccolo). Questa vera e propria filosofia imprenditoriale è ormai ben chiara a diversi big player in versione extra-lux come, per esempio, Brioni. il marchio di menswear sartoriale italiano, nato nel 1945 dal sarto Nazareno Fonticoli e dall’imprenditore Gaetano Savini, ed entrato, nel 2012, nel gruppo Kering, il colosso di François-Henri Pinault, proprietario tra gli altri anche di: Gucci, Saint Laurent, Bottega Veneta, Balenciaga, Pomellato.

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Che cosa significa prêt-à-couture

Il brand Brioni oggi è conosciuto persino dai profani più profani della sartorialità, anche grazie al fatto di essere entrato nell’immaginario collettivo come la maison che ha rivestito e che riveste capi di Stato, reali, sultani, cancellieri, la metà più elegante dei red carpet di Hollywood, e persino James Bond. Ma uno dei veri segreti del suo successo è quello di essere stato il precursore del concetto stesso di prêt-à-couture. Ossia, di essere stato il primo a capire che un atelier sartoriale potesse avere dimensioni industriali senza per questo perdere alcun passaggio di savoir-faire, intuizione che ha portato la bellezza di quasi mille artigiani esperti a lavorare oggi in maison.

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La magia di Penne

Ma per arrivare a questo traguardo si sono dovute compiere due piccole magie: una è stata la scelta della sede di Brioni, l’altra è stata avere costruito un metodo diventato famoso in tutto il mondo. Sulla scelta del luogo, sul perché della scelta della suggestiva città di Penne, ha parlato a Gentleman, il ceo di Brioni, Mehdi Benabadji: «La città di Penne, in Abruzzo, è stata scelta perché è il luogo di nascita di Nazareno Fonticoli, uno dei nostri fondatori e maestro sarto. Penne è il cuore pulsante della nostra artigianalità da oltre 60anni. C’è un profondo legame storico tra Brioni e questa città e siamo orgogliosi dei nostri artigiani che realizzano a mano le creazioni di maison da generazioni. Qui, l’Atelier è unico e parte integrante del nostro impegno 100% Made in Italy, preserviamo e coltiviamo continuamente il know-how sartoriale, e ciò che è parte integrante della nostra filosofia».

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La riapertura della scuola di Alta Sartoria

Una filosofia da preservare e coltivare attentamente che Brioni si è ripromesso di tramandare anche alle giovani leve. Ecco perché il brand ha fortemente voluto riaprire la sua Scuola di Alta Sartoria Nazareno Fonticoli. Una istituzione originariamente fondata nel 1985, a Penne, proprio intitolata al maestro fondatore, e che oggi come ieri, si ripromette di preservare e di coltivare il prezioso know-how sartoriale di questa maison. Una eredità che, per il momento, è stata messa nelle mani di 16 selezionatissimi talenti che avranno la possibilità di imparare l’arte della sartoria e di carpirne i suoi segreti, sotto l’attenta guida di maestri sarti, per la durata del corso che è biennale. Al termine del quale, ogni apprendista, potrà scegliere se diventare sarto modellista, responsabile di sezione e di reparto, sarto itinerante e, in ultimo, maestro sarto, diventando così ambasciatore e custode di questa nobile arte.

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Il Metodo Brioni

Ma c’è ancora da spiegare la seconda piccola magia che ha contribuito al successo di Brioni. Ed è stata quella di avere saputo creare un metodo talmente ben concepito da essere conosciuto in tutto il mondo proprio come il: Metodo Brioni. A Gentleman ha spiegato che cosa significa questo metodo Angelo Petrucci, Chief master tailor, una vera e propria istituzione chez Brioni da ben 39 anni: «Il Metodo Brioni è quello della sartoria di 200 anni fa. Ogni nostro abito bespoke richiede 220 passaggi, 7mila punti a mano, oltre 24 ore di lavoro. E tantissimi anni di studio, che non finisce, anzi, semmai inizia con la nostra scuola: basti pensare che solamente per imparare a realizzare l’imbastitura della tela sul davanti di un abito ci vogliono la bellezza di sei anni…».

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Come Brioni sussurra ai potenti del mondo

Il risultato? Un abito Brioni è un’opera d’arte di una precisione maniacale, perfetto in ogni fase della sua esecuzione, modificabile in qualsiasi momento della vita. È sempre bene ricordare che un abito sartoriale sarà anche molto più caro di un abito ready-to-wear, ma è fatto per durare grazie alla possibilità di apportare modifiche. Per esempio: un torace più muscoloso perché si è andati in palestra? Si allarga dove serve, si riadatta al proprietario. Ma un abito Brioni è anche un’opera che non ammette alcun tipo di compromesso, neanche quando si parla di etichetta. Il Metodo Brioni, infatti, prevede anche che, all’occasione, il master tailor sussurri a chi non lo sapesse, potenti della Terra compresi, che cosa indossare nelle occasioni speciali. Un esempio? A Camp David non si va con nulla di formale ma ci si presenta in jeans e in blazer blu. Se si è invitati in Arabia Saudita è buona educazione avere un dettaglio verde. Quando si va all’Opera in America? Lì ci si presenta in White-tie, anche se si è italiani e viene voglia di storcere il naso. E in Cina? Non si parte senza qualcosa di rosso nascosto nella giacca, se non si sa perché lo si potrà capire sul posto.

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Capo di Stato o membro del Cda?

Un master tailor è quindi un buon consigliere, ma anche un po’ psicologo, e un po’ mago. Deve capire il cliente: dove vive? Dove deve andare? Viaggia spesso? È ordinato o pasticcione? Nel secondo caso, è meglio un tessuto antimacchia che non si sgualcisce… È uno da Cda che indossa sempre la giacca, oppure un capo di Stato che deve spesso essere davanti alle telecamere? In entrambi i casi, il Master tailor sussurrerà di tirare la giacca chiusa dal basso quando ci si alza, così sembrerà appena stirata…

Ci vuole metodo, per tutti…

(Riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 25/09/2024 16:40
Ultimo aggiornamento: 26/09/2024 13:54
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