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Difficoltà in Europa e crescita a Wall Street e Telecom Italia

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Borse oggi in diretta | Il Ftse Mib chiude sulla parità. In evidenza Tim, mentre scende Prysmian

22 aprile 2025, 08:10 Ultimo aggiornamento: 18:31

Stacco della cedola per sette blue chip. Negli Usa Wall Street cerca il riscatto, ma la tensione Trump-Powell resta alta. La fiducia dei consumatori nell'Eurozona è scesa a -15,1 in linea con il consenso degli economisti | IL VIDEO | Generali, Donnet pronto a illustrare al governo la bontà della jv con Natixis

  • Ore 15:30 Wall Street cerca il riscatto: Nasdaq +1,2%
  • Ore 15 Futures Usa positivi. Il Ftse Mib resta in calo
  • Ore 13:40 Il Ftse Mib resta sotto 35.700 con lo stacco cedole. La Cina chiede al Giappone una risposta coordinata sui dazi Usa
  • Ore 12:20 Il Ftse Mib il peggiore in Ue, occhio a Recordati: Trump vuole allineare i prezzi dei farmaci Usa a quelli internazionali
  • Ore 10:35 Il Ftse Mib resta in rosso con Stellantis e Prysmian. Il dollaro fatica a recuperare su euro, yen e franco
  • Ore 09:05 Ftse Mib in calo con Banco Bpm e Buzzi. Scattano le ricoperture sul petrolio
  • Ore 08:00 Europa attesa in calo con il trade sell America. JP Morgan: probabilità di recessione in Usa al 90%

Il Ftse Mib recupera nel finale e chiude a 35.947 punti, in calo dello 0,09%, in una giornata di stacco della cedola per sette blue chip: Banca Mediolanum, Campari, Ferrari, Iveco, Prysmian, Stellantis e Unicredit. Brilla Tim, che guadagna il 2,3%, seguita da Italgas (+2,2%) e Inwit (+2,2%). Debole il settore industriale con Prysmian (-3,3%) e Buzzi (-1,9%) ma anche le banche come Mediolanum (-2,1%) e Fineco (-1,1%). Spread a 117 punti. 

Scatto finale anche per le altre borse europee, spinte dal rimbalzo di Wall Street, che si portano sopra la parità. La migliore è Madrid che chiude in rialzo dello 0,7%.  

Intanto la Bce prevede un’inflazione leggermente superiore alle aspettative iniziali per il 2025 (2,2%) e il 2026 (2%), come emerso dal Survey of Professional Forecasters. Nonostante ciò, l’inflazione dovrebbe stabilizzarsi attorno all’obiettivo del 2% nel lungo termine.

Il rafforzamento dell’euro e il calo dei prezzi dell'energia potrebbero contribuire a moderare l’inflazione. In più, le tensioni commerciali con gli Stati Uniti rischiano di rallentare ulteriormente la crescita e influenzare i prezzi, sebbene l’impatto dei dazi non sia ancora pienamente incorporato nelle previsioni. 

Oltre Oceano il presidente della Fed di Philadelphia, Patrick Harker, ha parlato del ruolo della Fed: «Quello che abbiamo costruito nel tempo è una risorsa incredibilmente preziosa: la credibilità», ha detto in una conferenza sulla mobilità economica. Questa credibilità si è costruita nel tempo «grazie all'indipendenza politica».

Ore 15:30 Wall Street cerca il riscatto: Nasdaq +1,2%

Wall Street prova a rialzare la testa. I principali listini azionari statunitensi aprono in rialzo, dopo le forti svendite nella seduta di ieri. Il Dow Jones guadagna l'1,16%, l'S&P 500 l’1% e il Nasdaq l’1,17%. Misti i mercati europei con il Ftse Mib – guidato dalle utilities – che riduce le perdite allo 0,6%, Parigi in calo dello 0,3% e Francoforte dello 0,2%. In rialzo Londra (+0,2%) e Madrid (+0,2%).  

I mercati monitorano la crescente tensione tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il capo della Federal Reserve, Jerome Powell, dopo che l'inquilino della Casa Bianca ha nuovamente attaccato il presidente della Banca Centrale per il suo approccio attendista. Inoltre Kevin Hassett, direttore del National Economic Council, ha confermato venerdì che la Casa Bianca «sta attualmente studiando» la possibilità di licenziare Powell.

Nel frattempo, il Fondo Monetario Internazionale ha rivisto al ribasso le sue stime per la crescita globale nel 2025, a causa dell'impatto dei dazi annunciati dagli Stati Uniti. Negli Usa, il Fmi prevede ora una crescita economica dell’1,8% nel 2025, dopo un aumento del 2,8% nel 2024. Un netto taglio rispetto alla stima di crescita del 2,7% per il 2025 di gennaio. Per il 2026, si prevede un ulteriore rallentamento della crescita all’1,7%.

Ore 15 Futures Usa positivi. Il Ftse Mib resta in calo

L’indice Ftse Mib perde lo 0,82% a 35.684 punti alle 15:00 (non basta la buona intonazione di Enel, Intesa Sanpaolo, Inwit, le utilities e Tim) in attesa dell’avvio di Wall Street (futures sempre positivi). L’euro storna dello 0,39% a 1,1461 dollari dopo che la fiducia dei consumatori nell'Eurozona è scesa ancora.

Lo spread scende a 117 punti

L'indice flash di aprile elaborato dalla Commissione Europea si è attestato a -15,1, in linea con il consenso degli economisti, ma in calo rispetto al dato di marzo a -14,5. Secondo gli esperti, il clima di incertezza generato dai dazi di Trump inizia a riflettersi sulle aspettative dei consumatori. Il calo dell'indicatore conferma una tendenza al ribasso che prosegue dallo scorso novembre, dopo le elezioni statunitensi, e che potrebbe proseguire nei mesi a venire se non vi sarà un allentamento delle tensioni commerciali internazionali.

Lo spread Btp/Bund scende a 117,28 punti base e il rendimento del Btp 10 anni cala al 3,62% come quello del Treasury Usa 10 anni al 4,38%.

Ore 13:40 Il Ftse Mib resta sotto 35.700 con lo stacco cedole. La Cina chiede al Giappone una risposta coordinata sui dazi Usa

Al giro di boa Piazza Affari resta la peggiore tra le borse europee, complice sempre lo stacco cedole. L’indice Ftse Mib arretra dello 0,97% a 35.629 punti alle 13:40 con Banca Mediolanum, Prysmian e Stellantis tra i titoli più venduti proprio per lo stacco delle cedole. Resta in primo piano la guerra commerciale. Il governo cinese ha inviato una lettera al premier giapponese Shigeru Ishiba per una risposta coordinata alle misure sui dazi del presidente statunitense Donald Trump. La lettera è stata inviata dal premier cinese Li Qiang, ha riportato l'agenzia di stampa giapponese Kyodo.

Oddo Bhf: un’altra impennata dei rendimenti dei Treasury Usa porterebbe gli Stati Uniti in recessione

In seguito ai dazi di Trump, il rendimento del decennale Usa si è impennato, passando dal 3,9% al 4,5% e portando all’aumento nei costi di finanziamento. «Anche se ancora non siamo ai livelli di allerta del 5,5-6%, a preoccupare è la rapidità dell’aumento. I rendimenti dei decennali Usa erano al di sopra del 5% appena 15 anni fa, ma da allora, gli Usa hanno accumulato un debito superiore a 20.000 miliardi di dollari», sottolinea Laurent Denize, Global Co-Cio Oddo Bhf.

Sapendo che deve rinnovare 10.000 miliardi di Usa nei prossimi dodici mesi, il governo Trump vuole disperatamente farcela tramite il debito a lungo termine, invece che con quello a breve, «ma se i tassi d’interesse saranno proibitivi, l’amministrazione statunitense si troverà con le spalle al muro. Un’impennata nei rendimenti», avverte Denize, «porterebbe senz’altro a una recessione, considerando il massiccio indebitamento degli Usa (i pagamenti di interesse oggi rappresentano la voce di spesa maggiore nel bilancio statunitense). Un simile scenario avrebbe molti effetti negativi, a partire dal drastico crollo nei consumi dovuto a una carenza di risparmi e a un ciclo del credito spento, per arrivare a un calo nella fiducia delle famiglie, che vedrebbero diminuire il valore dei propri asset finanziari e immobiliari, i due motori dell’effetto ricchezza negli Stati Uniti».

Ore 12:20 Il Ftse Mib il peggiore in Ue, occhio a Recordati: Trump vuole allineare i prezzi dei farmaci Usa a quelli internazionali

A parte Londra (+0,24%), le altre piazze europee restano in calo, nonostante i futures statunitensi positivi. Francoforte arretra dello 0,22%, Parigi dello 0,36% e Milano resta la peggiore con una contrazione dello 0,86% a 35.669 punti alle 12:20 a causa anche dello stacco cedole. Lo spread Btp/Bund scende a 118,48 punti base in attesa, nel pomeriggio, della fiducia dei consumatori dell'Eurozona e dell’intervento della presidente della Bce, Christine Lagarde.

Trump vuole allineare i prezzi dei farmaci Usa a quelli internazionali

Sul listino milanese Amplifon, Banca Mediolanum, Prysmian e Stellantis perdono oltre due punti percentuali. Giù anche Recordati (-0,62%) dopo che Reuters ha riportato la notizia secondo la quale i produttori di farmaci sono stati avvertiti che l'amministrazione Trump sta valutando la possibilità di legare i prezzi dei farmaci statunitensi agli importi più bassi pagati da altri Paesi sviluppati. Gli Stati Uniti pagano i farmaci più cari al mondo, spesso quasi il triplo rispetto agli altri Paesi sviluppati. Trump vuole ridurre questo divario, ma non ha specificato come.

Ore 10:35 Il Ftse Mib resta in rosso con Stellantis e Prysmian. Il dollaro fatica a recuperare su euro, yen e franco

Prosegue in ribasso la seduta delle borse europee, anche a Milano (-0,59% a 35.768 punti alle 10:35 con Stellantis, Prysmian, Amplifon e Banco Bpm che perdono oltre due punti percentuali; contro corrente Tim, Intesa Sanpaolo, Inwit e la Popolare di Sondrio), a causa delle preoccupazioni sull'indipendenza della Fed. «Gli attacchi di Trump all'indipendenza della Fed sono visti negativamente dai mercati», afferma Mohit Kumar, economista di Jefferies. I trader sono anche alla ricerca di eventuali progressi nei negoziati commerciali con gli Stati Uniti.

Nel frattempo, in assenza di dati macro rilevanti, il dollaro ha toccato un nuovo minimo contro lo yen e sfiorato i minimi pluriennali rispetto all'euro e al franco svizzero. Il biglietto verde cede lo 0,03% a 140,612 yen dopo essere sceso sotto la soglia psicologica dei 140 per la prima volta da metà settembre. Rispetto al franco svizzero, guadagna lo 0,2% a 0,8107 franchi, ma resta vicino al minimo decennale di 0,8042 toccato nella seduta precedente. L'euro perde lo 0,09% a 1,149 dollari dopo essere salito a 1,1573 dollari il 21 aprile per la prima volta da novembre 2021.

Ore 09:05 Ftse Mib in calo con Banco Bpm e Buzzi. Scattano le ricoperture sul petrolio

Borse europee in calo in avvio di seduta (Dax -0,20%, Cac40 -0,22% e Ftse Mib -0,82% a 35.685 punti con lo stacco cedole per sette blue chip: Banca Mediolanum, Campari, Ferrari, Iveco, Prysmian, Stellantis e Unicredit), eccetto Londra (+0,07%), con i rendimenti dei Treasury in aumento al 4,42% e il dollaro sui minimi da tre anni, mentre il mercato guarda con preoccupazione al progetto di Donald Trump di rimuovere Jerome Powell dalla presidenza della Fed

Non è finita la discesa del dollaro

Il cambio euro/dollaro è arrivato il 21 aprile fino a 1,1573. Il biglietto verde si è anche indebolito contro yen e franco soprattutto arrivando a 140,40 e a 0,8040. «Non è finita la discesa del dollaro perché le tensioni che sta creando Trump sul mercato sono significative e non di breve durata, almeno così sembra. C’è ancora spazio, soprattutto se ci fosse una perdita di fiducia nel sistema America», avverte Saverio Berlinzani, analista senior di ActivTrades.

Un'eventuale uscita di Powell - che ha sempre dato priorità alla stabilità dei prezzi rispetto alla crescita, anche nell'attuale delicato contesto tariffario - viene considerata dagli operatori foriera di inflazione. Tanto più alla luce delle reiterate richieste trumpiane di un alleggerimento immediato del costo del denaro necessario, secondo il presidente, a evitare un rallentamento dell'economia.

I trader scontano 90 punti base di ammorbidimento monetario negli Usa da qui a fine anno. Nel mentre, come previsto, la banca centrale cinese il 21 aprile ha mantenuto i tassi invariati per il sesto mese consecutivo, sebbene gli investitori continuino a scommettere sulla possibilità di un ulteriore stimolo nei prossimi mesi per mantenere la crescita in equilibrio nel bel mezzo della guerra commerciale con gli Usa.

Aste sul mercato primario

Lo spread Btp/Bund è stabile a 124,42 punti base. In serata a mercato chiuso dal ministero dell'Economia arrivano i dettagli delle prossime due aste di fine mese: quella di giovedì 24 su Btp short e indicizzati e quella di lunedì 28 sul Bot semestrale. Nel frattempo sul primario si attivano questa mattina la Germania con 5 miliardi del nuovo Schatz giugno 2027 e Madrid e Parigi che propongono titoli brevissimi.

Scattano le ricoperture sul petrolio

Mentre i prezzi del petrolio salgono (futures sul Wti +1,25% a 63,19 dollari al barile e quello sul Brent +1% a 66,98 dollari al barile) anche se per la prima volta dall'inizio della guerra Vladimir Putin ha proposto colloqui bilaterali con l'Ucraina. In un videomessaggio Volodymyr Zelenskiy si è detto desideroso di discutere la cessazione degli attacchi contro obiettivi civili. 

Gli investitori approfittano delle perdite del giorno precedente per coprire posizioni corte, sebbene persistano preoccupazioni per i venti contrari economici derivanti dai dazi e dalla politica monetaria statunitense, che potrebbero ridurre la domanda di carburante. Entrambi i benchmark sono  scesi di oltre il 2% lunedì 21 aprile, in quanto i segnali di un progresso nei colloqui sull'accordo nucleare tra Stati Uniti e Iran hanno contribuito ad allentare le preoccupazioni sull'offerta. «Si sta verificando una certa copertura delle posizioni corte dopo il brusco calo di lunedì», sottolinea Hiroyuki Kikukawa, strategist di Nissan Securities Investment. «Tuttavia, persistono preoccupazioni riguardo a una possibile recessione causata dalla guerra dei dazi», ha aggiunto l’esperto, prevedendo che il Wti si muoverà probabilmente nella fascia tra 55 e 65 dollari al barile per il momento.

A Milano vendite su Unicredit, Banco Bpm, Eni, Ferrari e Buzzi, meglio Intesa Sanpaolo, Bper, Pop di Sondrio, Generali

Sul listino milanese vendite su Unicredit (-0,53% a 48,16 euro) che, con riferimento all'ops su Banco Bpm (-1,38% a 9,148 euro), come già comunicato venerdì 18 aprile, ha ricevuto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri il decreto relativo al procedimento Golden Power, che prevede una serie di prescrizioni relative alla prosecuzione dell'offerta. In sintesi, si tratta di vincoli sulle modalità di gestione delle future attività creditizie e della liquidità dell'entità combinata, sul diritto di cedere partecipazioni e di gestire in modo appropriato gli asset in gestione di Anima e sulle attività di Unicredit in Russia.

Unicredit ha la chiara intenzione di mantenere o incrementare l'esposizione dell'entità combinata alle Pmi e di supportarle ulteriormente con le proprie fabbriche prodotto di eccellenza. Inoltre, continuerà a gestire gli asset in gestione dei suoi clienti nel loro migliore interesse e si impegna a continuare a ridurre la propria presenza in Russia, già diminuita del 90% circa negli ultimi tre anni, in linea con la decisione della Bce.

Intanto S&P ha alzato il rating a lungo termine delle prime due banche italiane, Unicredit e Intesa Sanpaolo (+0,21% a 4,36 euro), a BBB+ da BBB, dopo l'upgrade del rating sovrano dell'Italia lo scorso 11 aprile. L'outlook è stabile per Intesa mentre è positivo per Unicredit, il cui debito potrebbe essere valutato sopra il merito di credito dell'Italia, anche a seconda della struttura che il gruppo e il suo bilancio assumeranno se andranno in porto le operazioni relative a Banco Bpm e Commerzbank. S&P ha anche migliorato l'outlook a positivo di Banco Bpm, confermando i rating della banca a BBB/A-2. Nel caso di Bper (+0,30% a 6,65 euro) ha alzato i rating da BBB/A-3 a 'BBB/A-2, abbassando l'outlook a stabile.

Mentre l’assemblea degli azionisti di Mps (-0,05% a 6,52 euro) ha dato il suo via libera all'ops su Mediobanca (-0,38% a 15,61 euro), votando con l'86,4% dei presenti la proposta di delega al cda per l'aumento di capitale a servizio dell'offerta. Milano Finanza ha ricordato che Delfin dovrà essere autorizzata da Bce per aderire all'ops del Monte e diventare il primo azionista della combined entity. La Bce dovrà esprimersi anche sulla possibilità per Mps di rinunciare alla condizione dei due terzi del capitale di Mediobanca.

Anche l’assemblea degli azionisti di Bper ha dato il suo via libera a un aumento di capitale, fino a 981 milioni di euro, per la sua offerta di scambio sulle azioni della Popolare di Sondrio (+0,39% a 10,27 euro). Il governo inoltre ha deliberato il non esercizio dei poteri speciali in relazione all'operazione, dando un via libera incondizionato all'acquisizione nell'ambito della procedura golden power. Unicredit a quanto pare ha una quota del 2,8% della Popolare di Sondrio, in parte come trading e per il resto per conto di clienti.

Rialzo frazionale poi per Generali (+0,55% a 31,03 euro) con Norges Bank Investment Management che voterà la lista proposta da Mediobanca per il rinnovo del consiglio di amministrazione della compagnia assicurativa. Il fondo norvegese detiene una partecipazione dell'1,2% di Generali. Mentre la quota di Unicredit si attesta al 6-7% secondo Milano Finanza. Inoltre in un'intervista a Il Sole 24 Ore domenica Franceco Gaetano Caltagirone ha affermato che la lista di minoranza presentata per il cda di Generali «non suggerisce nomi per il governo della società, ma è sufficientemente lunga per chiedere agli azionisti di bloccare lo sciagurato progetto Natixis». 

Tra gli industriali, stonano Buzzi (-1% a 43,52 euro) e soprattutto Stellantis (-1,37% a 7,507 euro) che con la cinese Leapmotor lancerà un progetto di assemblaggio locale in Malesia, con un investimento iniziale di 5 milioni di euro. Giù del 3% a 42,77 euro anche Prysmian che punta a raggiungere il 55% dei ricavi da soluzioni sostenibili entro il 2028, rispetto al 43% nel 2024. Stabile, invece, a quota 7,57 euro Brembo che ha inaugurato il 21 aprile il suo primo Brembo Inspiration Lab in Asia, a Shanghai. Si focalizzerà sul rafforzamento delle competenze dell’azienda nello sviluppo di software, nelle applicazioni di intelligenza artificiale e nella data science, segnando un ulteriore passo avanti nella trasformazione di Brembo in solution provider. Infine, si segnala che Berenberg ha tagliato il target price di Eni (-0,23% a 12,24 euro) da 15,5 a 13,5 euro (rating hold confermato) e Aplhavalue ha abbassato il prezzo obiettivo di Ferrari (-1% a 379 euro) da 485 a 441 euro (rating add).

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Ore 08:00 Europa attesa in calo con il trade sell America. JP Morgan: probabilità di recessione in Usa al 90%

Borse europee attese in calo (-0,60% il future sull'Eurostoxx50) in avvio di seduta in scia al sell-off a Wall Street dopo che gli attacchi sempre più forti del presidente statunitense, Donald Trump, al presidente della Fed, Jerome Powell, per il mancato taglio dei tassi di interesse hanno visto gli indici di Wall Street perdere circa il 2,5% lunedì e il dollaro toccare i minimi degli ultimi tre anni (l’euro vale 1,1539, +0,30%). La debolezza del biglietto verde, unita alla domanda di beni rifugio fisici, ha aiutato l'oro a raggiungere un altro record a 3.495,57 dollari l’oncia. I futures statunitensi salgono (+0,35% quello sul Dow Jones e +0,47% quello sull’S&P500) in attesa in serata dei conti di Tesla. Mentre il rendimento del Treasury Usa 10 anni resta elevato al 4,42%. 

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JP Morgan: probabilità di recessione in Usa al 90%

Mentre proseguono i colloqui alla Casa Bianca su vari accordi commerciali. Ad esempio, dopo la decisione di Trump di imporre al Giappone dazi del 25% sulle importazioni di automobili a partire dal 3 aprile e una tariffa base del 10% su quasi tutti gli altri articoli dal 5 aprile, il governo giapponese sta valutando nuove concessioni per semplificare le procedure di ispezione delle auto statunitensi importate, per tentare di sottrarsi alle critiche dell'amministrazione Trump sulla presunta imposizione di barriere tariffarie.

Comunque, hanno avvertito gli analisti di JP Morgan, è improbabile una risoluzione rapida. Infatti, un accordo commerciale medio richiede 18 mesi per essere negoziato e 45 mesi per essere attuato. «Ribadiamo la nostra opinione che se le politiche attuali non cambiano, la probabilità di una recessione degli Stati Uniti nel 2025 è del 90%», hanno detto gli analisti di JP Morgan.

La parola ad alcuni banchieri centrali, tra cui Lagarde (Bce)

Un occhio ai pochi dati macro: alle 14:55 l’indice settimanale Redbook degli Statio Uniti (precedente: +6,6% anno su anno) e alle 16 l’indice sulla fiducia dei consumatori ad aprile preliminare (precedente: -14,5 punti), ma soprattutto agli interventi di alcuni banchieri centrali. Lato Fed, alle 15 Jefferson, alle 15:30 Harker, alle 19:40 Kashkari e alle 20:30 Barkin. Lato Bce alle 16 Lagarde, alle 19 de Guindos e alle 22 Knot.

A Milano occhio a Generali, Unicredit, Banco Bpm, Mps, Bper, Popolare di Sondrio, Stellantis, Prysmian, Eni, Ferrari e Brembo


Sul listino milanese attenzione a Generali con Norges Bank Investment Management che voterà la lista proposta da Mediobanca per il rinnovo del consiglio di amministrazione della compagnia assicurativa. Il fondo norvegese detiene una partecipazione dell'1,2% di Generali. Mentre la quota di Unicredit si attesta al 6-7% secondo Milano Finanza. Inoltre in un'intervista a Il Sole 24 Ore domenica Franceco Gaetano Caltagirone ha affermato che la lista di minoranza presentata per il cda di Generali «non suggerisce nomi per il governo della società, ma è sufficientemente lunga per chiedere agli azionisti di bloccare lo sciagurato progetto Natixis». 

Il consiglio de ministri ha approvato venerdì 18 aprile con prescrizioni l'ops di Unicredit su Banco Bpm. Piazza Gae Aulenti ha dichiarato che prenderà del tempo per valutare l'impatto delle prescrizioni il cui merito non è chiaro. Oltre a fissare al 18 gennaio 2026 il termine per la cessazione delle attività in Russia, le richieste del governo includono il mantenimento per cinque anni del rapporto loan-to-deposit, che è superiore per Banco Bpm rispetto a Unicredit, e degli investimenti di Anima in titoli di emittenti italiani, nonché il supporto allo sviluppo di Anima stessa.

Mentre l’assemblea degli azionisti di Mps ha dato il suo via libera all'ops su Mediobanca, votando con l'86,4% dei presenti la proposta di delega al cda per l'aumento di capitale a servizio dell'offerta. Milano Finanza ha ricordato che Delfin dovrà essere autorizzata da Bce per aderire all'ops del Monte e diventare il primo azionista della combined entity. La Bce dovrà esprimersi anche sulla possibilità per Mps di rinunciare alla condizione dei due terzi del capitale di Mediobanca.

Anche l’assemblea degli azionisti di Bper ha dato il suo via libera a un aumento di capitale, fino a 981 milioni di euro, per la sua offerta di scambio sulle azioni della Popolare di Sondrio. Il governo inoltre ha deliberato il non esercizio dei poteri speciali in relazione all'operazione, dando un via libera incondizionato all'acquisizione nell'ambito della procedura golden power. Unicredit a quanto pare ha una quota del 2,8% della Popolare di Sondrio, in parte come trading e per il resto per conto di clienti.

Intanto S&P ha alzato il rating a lungo termine delle prime due banche italiane, Unicredit e Intesa Sanpaolo, a BBB+ da BBB, dopo l'upgrade del rating sovrano dell'Italia lo scorso 11 aprile. L'outlook è stabile per Intesa mentre è positivo per Unicredit, il cui debito potrebbe essere valutato sopra il merito di credito dell'Italia, anche a seconda della struttura che il gruppo e il suo bilancio assumeranno se andranno in porto le operazioni relative a Banco Bpm e Commerzbank. S&P ha anche migliorato l'outlook a positivo di Banco Bpm, confermando i rating della banca a BBB/A-2. Nel caso di Bper ha alzato i rating da BBB/A-3 a 'BBB/A-2, abbassando l'outlook a stabile.


Tra gli industriali, Stellantis e la cinese Leapmotor lanceranno un progetto di assemblaggio locale in Malesia, con un investimento iniziale di 5 milioni di euro. Mentre Prysmian punta a raggiungere il 55% dei ricavi da soluzioni sostenibili entro il 2028, rispetto al 43% nel 2024. E Brembo ha inaugurato il 21 aprile il suo primo Brembo Inspiration Lab in Asia, a Shanghai. Si focalizzerà sul rafforzamento delle competenze dell’azienda nello sviluppo di software, nelle applicazioni di intelligenza artificiale e nella data science, segnando un ulteriore passo avanti nella trasformazione di Brembo in solution provider. Infine, si segnala che Berenberg ha tagliato il target price di Eni da 15,5 a 13,5 euro (rating hold confermato) e Aplhavalue ha abbassato il prezzo obiettivo di Ferrari da 485 a 441 euro (rating add).

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