Le guerre in Ucraina e a Gaza spingono il business delle armi. Secondo l’ultimo rapporto dello Stockholm International Peace Research Institute (Sipri), nel 2024 le vendite dei 100 maggiori produttori al mondo hanno toccato la cifra record di 679 miliardi di dollari (589 miliardi di euro) con un aumento del 5,9% rispetto all’anno precedente. E in dieci anni la crescita è ancora più marcata: tra il 2015 e il 2024 il fatturato complessivo dei primi 100 gruppi ha avuto un incremento del 26%.
Questi numeri sono frutto di una domanda in continuo aumento e dell’ampliamento delle capacità produttive di molte aziende. Due società hanno addirittura più che raddoppiato i ricavi nel settore degli armamenti: Czechoslovak Group (+193% al 46° posto) e la SpaceX di Elon Musk (+103% al 77° posto).
Il primo Paese per ampliamento dei ricavi del settore nel 2024 è il Giappone, con un balzo del 40%, seguito dalla Germania (+36%) e dalla Corea del Sud (+31%). Tuttavia, in termini assoluti gli Stati Uniti restano leader.
Nella classifica ci sono 39 aziende statunitensi con vendite complessive pari a 290 miliardi di euro (+3,8%), pari al 49% dei ricavi globali. Di queste, sei si collocano nella top 10 dei gruppi più grandi al mondo: Lockheed Martin, RTX, Northrop Grumman, General Dynamics, Boeing e L3Harris Technologies. Nonostante il primato americano, il rapporto Sipri segnala ritardi e pressioni sui bilanci che stanno interessando programmi chiave come il caccia F-35, i sottomarini classe Columbia e i missili balistici intercontinentali Sentinel.
L’Europa ha 36 produttori nel ranking, con vendite salite più della media globale: +13% per un totale di 131 miliardi di euro. Il traino principale è la richiesta di armamenti dell’Ucraina e i programmi di difesa approntati per affrontare la minaccia russa. Tuttavia, il Sipri avverte che la dipendenza dell’Europa da minerali critici (in mano prevalentemente alla Cina) potrebbe complicare i programmi di riarmo.
Nel ranking rientrano anche tre aziende transeuropee, ovvero Airbus (+1,2% al 13° posto), il produttore di missili Mbda (+7,8% al 30° posto) e il produttore di sistemi terrestri Knds (+14% al 42° posto). Quest’ultimo, in particolare, ha visto il valore degli ordini crescere del 40% a 12,1 miliardi di dollari.
Per l’Italia ci sono i due campioni nazionali della difesa, ovvero Leonardo e Fincantieri, con ricavi derivanti dalla vendita di armi per 16,8 miliardi di dollari nel 2024 (+9,1%). Leonardo, in particolare, si piazza al 12° posto, seconda europea dopo l’inglese Bae Systems. Il gruppo guidato da Roberto Cingolani, si legge nel report, ha aumentato i ricavi legati alla vendita di armi del 10%, raggiungendo i 13,8 miliardi di dollari. Fincantieri ottiene il 53° posto con un incremento del 4,5%.
Nella classifica compaiono anche due aziende russe, Rostec e United Shipbuilding Corporation. I due gruppi hanno registrato un fatturato complessivo di 27,07 miliardi di euro nel 2024, in aumento del 23% nonostante le sanzioni internazionali e la limitata disponibilità di manodopera qualificata. La crescita è attribuita alla forte domanda interna.
Infine, nell’elenco c’è un numero record di imprese mediorientali: nove tra i primi 100 produttori, con ricavi pari a 27 miliardi di euro (+14%). Più della metà del giro d’affari è riconducibile ad aziende israeliane. (riproduzione riservata)