Nell’universo dei bond europei c’è da qualche settimana a questa parte un grande fermento. L’Europa sta mettendo in campo per i prossimi anni piani di spesa giganteschi: 800 miliardi di euro per il riarmo, 500 miliardi per il piano fiscale della Germania. Per finanziare questi piani gli Stati si dovranno indebitare emettendo debito, e quindi bond. A questo punto gli investitori si sono posti una semplice domanda: siamo proprio sicuri che nel lungo periodo i Paesi del continente riusciranno a ripagare questo debito senza difficoltà?
La reazione del mercato non si è fatta attendere: il rendimento del Bund decennale si è impennato in pochi giorni – e quindi il suo prezzo è crollato –dal 2,3% fino al 2,9%. Una sorte analoga è toccata al Btp italiano di pari durata, salito in meno di un mese da meno del 3,6% fino a sfiorare, venerdì 14 marzo, la soglia del 4%.
Questo boom di vendite sui bond sovrani – in Germania non si vedeva qualcosa di simile dalla caduta del muro di Berlino e successiva unificazione del Paese – ha tuttavia lasciato quasi indenni le parti corte delle curve dei rendimenti, le scadenze corte e medio-corte. Alcuni esempi: il rendimento del Btp biennale italiano è salito nell’ultimo mese solo dal 2,39% al 2,4% (praticamente è rimasto invariato). Stessa sorte per il biennale tedesco: dal 2,08% al 2,1%. Morale: le curve dei titoli di Stato sono più ripide rispetto a inizio anno, ma con la parte iniziale che è rimasta su livelli molto simili.
Il mercato sta ragionando più o meno così: «In un contesto di aumento della spesa pubblica», spiega Antonella Manganelli, ad di Payden & Rygel Italia, «le obbligazioni a breve termine possono ridurre il rischio in portafoglio legato alle fluttuazioni dei tassi d’interesse, che potrebbero salire con l’aumento dei piani di spesa fiscale e per il riarmo».
Altri fattori contribuiscono all’appeal suscitato oggi dalle scadenze brevi in euro. Primo, per un investitore italiano non sono soggette al rischio di cambio (che invece colpirebbe un eventuale investimento in Treasury Usa). Secondo, «l’ulteriore incertezza aggiunta dalla Bce», evidenzia il senior investment manager di Pictet Am, Fabrizio Santin. Infatti, «Francoforte ha ribadito il suo approccio volto a mantenere la massima flessibilità, senza impegnarsi in un percorso specifico di riduzione del costo del denaro». Morale: nell’incertezza, meglio non andare a scommettere su quello che può succedere in un futuro troppo remoto.
Ancora, elenca Manganelli, «i bond a breve scadenza sono meno sensibili al rischio di credito (strettamente legato ai piani fiscali tedeschi, ndr), senza contare che offrono maggiore liquidità e flessibilità, permettendo agli investitori di adattarsi rapidamente ai cambiamenti economici».
Le tabelle in basso, elaborate da Skipper Informatica, propongono una selezione di obbligazioni governative, societarie e finanziarie disponibili per gli investitori retail con un taglio minimo di 1.000 euro (salvo qualche rara eccezione da 10.000 euro tra i bond corporate), con scadenza compresa tra aprile 2026 e giugno 2028. Per ragioni di numerosità sono stati inclusi solo i bond sovrani con quantità media scambiata negli ultimi 10 giorni superiore ai 500 mila euro: quantità che scende a 200 mila euro per i titoli aziendali-finanziari. Le obbligazioni sono state quindi ordinate per rendimento a scadenza annuo lordo.
Come si può notare, nella parte governativa i rendimenti più alti sono quelli di una serie di Btp indicizzati: quelli legati all’inflazione dell’area euro (i Btpi), e i Btp Italia ancora in circolazione sul secondario, la cui indicizzazione è invece legata ai prezzi al consumo nazionali. I rendimenti lordi arrivano fino al 3,3% per un Btpi al 2028 (il triennale italiano è attualmente al 2,5%) e se l’inflazione europea dovesse veramente salire di nuovo a causa dei dazi di Donald Trump le obbligazioni di questo tipo potrebbero rivelarsi una scelta interessante in portafoglio. Va anche ricordato che le cedole di tutti i titoli di Stato presenti in tabella, italiani e non, sono tassate al 12,5%, l’aliquota di vantaggio che si applica ai bond sovrani.
Arrivano anche al 3,9%, invece, i rendimenti lordi delle obbligazioni corporate e finanziarie. Il podio è composto da tre titoli di società industriali, tutti e tre richiamabili: si va da un titolo della società di ristorazione Ivs in scadenza nel 2026, che prezza sotto la pari (98), a un bond green di Alerion al 2027, che prezza 96 (e hanno un rendimento lordo del 3,82%), fino al bond di Carraro, in scadenza nel settembre del prossimo anno, che arriva al 3,51%. Per tutti questi titoli la tassazione è invece quella standard delle rendite finanziarie, al 26%.
Presenti anche, in ambito credito, varie opzioni tra gli emittenti finanziari come Bper, Unicredit e Mediobanca.
Come si stanno orientando i gestori in questo universo di investimento così vasto? «Le obbligazioni a breve termine, in particolare i governativi a due anni, offrono valutazioni attraenti, in quanto influenzate dalle aspettative di riduzione dei tassi da parte della Bce», evidenzia Manganelli, che invece lato credito sta mantenendo «un cauto sovrappeso sui settori a spread, privilegiando segmenti meno ciclici, a beta più basso (meno volatili rispetto al mercato, ndr) e più liquidi». Per esempio, «i bond societari investment grade», quelli emessi da aziende considerate a basso rischio default dalle agenzie di rating, oppure «i titoli high yield (più speculativi, ndr) con rating BB». Più in generale, la scelta di Manganelli ricade su «emissioni con fondamentali solidi e interessanti opportunità di cedola».
Tra le emissioni in euro, la money manager cita un titolo di Crédit Agricole con scadenza gennaio 2029 (quasi quattro anni) e coupon 3,125%, «che offre un rendimento del 3,1% e uno spread di 90 punti base rispetto al suo benchmark di bond sovrani, con una duration inferiore a tre anni». Oppure un’emissione in euro di American Honda Finance, in scadenza sempre nel 2029 e con coupon del 3,3%. «Offre un rendimento del 3,25% e spread di 92 punti base rispetto al benchmark governativo, con una duration di 3,75 anni», conclude Manganelli.
L’idea dei gestori è anche quella di provare ad aumentare il rendimento andando ad aggiungere a sommare, sulle scadenze brevi, cedole e una parte di spread. Una scelta che, aggiunge Santin, può essere fatta «a fronte di un rischio creditizio tollerabile, in un contesto di buona diversificazione». Sul comparto high yield in euro, per esempio, il money manager spiega che «la strategia interna dedicata al comparto presenta un rendimento a scadenza del 4,5%, con spread di 263 punti base e duration contenuta: le obbligazioni sono in scadenza entro tre anni». Un modo per tenere sotto controllo il rischio, insomma, visto che in un periodo di tempo minore è meno probabile che i titoli possano subire scossoni significativi. Al contempo, conclude Santin, «anche il settore dei subordinati bancari continua a mantenere un elevato appeal». (riproduzione riservata)