Nonostante l’avvio dei tagli ai tassi di interesse da parte della Bce, peraltro molto meno aggressivi di quanto il mercato si aspettasse in precedenza, i rendimenti dei bond rimangono interessanti. Questo vale per tutti quelli governativi (il Btp decennale italiano si muove intorno al 4%) ma anche per la galassia delle emissioni corporate, siano esse industriali o finanziarie. Tra gli ultimi in ordine di tempo, Tamburi Investment Partners si è affacciato sul mercato con un’emissione retail al 4,625% che ha raccolto oltre 290 milioni di euro. E negli ultimi giorni il duo Intermonte-Goldman Sachs ha lanciato un titolo a otto anni con tasso misto che arriva al 5% pensato proprio nell’ottica di tassi di interesse più alti, più a lungo.
Queste emissioni sono tutte investment grade: sono cioè bond emessi da società considerate più sicure, e quindi a basso rischio di default, da parte delle agenzie di rating. Il loro contraltare è rappresentato dall’high yield, che invece riguarda bond sovrani o corporate il cui debito è considerato a rischio dalle agenzie (quindi il rendimento è più elevato). Per esporsi a questi bond investment grade, le cui cedole sono ancora piuttosto ghiotte, c’è una lunga schiera di fondi obbligazionari dedicati: la tabella Fida in pagina ne riunisce 10, che da inizio anno rendono in media il 4,1%, che passa all’8,8% a un anno e al 5,2% a tre anni.
Primo in graduatoria è il comparto Gam Star Credit Opportunities di Gam, che da gennaio rende il 5,9% e passa al 13,8% su un orizzonte annuo. «Il portafoglio», spiega Romain Miginiac, head of research per le strategie Credit Opportunities della società, «si concentra sul settore finanziario europeo, che offre fondamentali molto solidi e valutazioni interessanti». Oltre agli utili e alla redditività delle banche, il money manager segnala «le valutazioni del debito senior e subordinato dei titoli finanziari, ad esempio il debito subordinato con rating investment grade di banche e assicurazioni offre rendimenti compresi tra il 4,5% e il 6,5% in euro, dall’1% al 3% in più rispetto ai titoli corporate investment grade». Quanto alla duration, il gestore si aspetta che «l’asset class benefici fortemente della rinnovata caccia al rendimento con il calo dei tassi e l’ulteriore ripresa dei rendimenti, con una duration più bassa che attenua la potenziale volatilità dei tassi».
AllianceBernstein con il fondo AB Fcp I Short Duration Bond Ptf. A2 mette a segno da inizio gennaio una performance del 3,9% (e del 12,5% a tre anni). John Taylor, co-gestore del comparto, è positivo sull’asset class perché, spiega, «un dato fondamentale a sostegno di questo mercato è la grande quantità di liquidità presente nei depositi bancari o nei fondi money market». Con l’avvio dei tagli dei tassi, aggiunge, «i rendimenti sulla liquidità calano e gli investitori tendono a spostarsi verso obbligazioni di alta qualità». Quanto agli emittenti, il money manager seleziona sia quelli sovrani che societari, «privilegiando i settori che dimostrano solidi fondamentali e rendimenti interessanti». Attualmente, aggiunge, «siamo sottopesati in Giappone, dove ci aspettiamo un progressivo aumento dei tassi nei mesi a venire, e Cina, dove i rendimenti sono storicamente molto bassi». Di recente Taylor ha infine adottato «una posizione neutrale verso gli Stati Uniti e un’esposizione selettiva ai Treasury Inflation-Protected Securities (Tips, ndr) Usa per coprire i rischi di inflazione».
Azimut si approccia all’asset class con il fondo AZ F.1 Bd Negative Duration A-AZ Fund (+5% da gennaio). «Preferiamo i titoli subordinati di società di alta qualità», sottolinea Jacopo Turolla, fund manager del gruppo, «e siamo positivi anche sul settore finanziario dell’Europa orientale, Romania, Polonia e Paesi baltici: emittenti con rating elevati, alta capitalizzazione, e rendimenti superiori a titoli comparabili emessi in Europa occidentale». Oltre che sulla diversificazione, che include anche nicchie di mercato in genere meno presidiate, il gestore utilizza «un approccio value quantitativo: analizziamo i quozienti di solidità finanziaria di tutti gli emittenti per individuare obbligazioni che pagano rendimenti superiori al resto del mercato». Il comparto, conclude il money manager, «attua una gestione attiva sulla duration. Riteniamo che i tassi governativi abbiano raggiunto il picco del ciclo economico, per cui abbiamo aumentato la duration sui nostri fondi». (riproduzione riservata)