Il mercato obbligazionario europeo high yield ha registrato una forte performance nel 2024 con un incremento del +8,46% e un restringimento degli spread di -85 punti base, raggiungendo un livello di 328 punti base. Significativa anche l’attività di emissione: è più che raddoppiata rispetto all’anno precedente a 119 miliardi di euro.
Il mercato high yield europeo è entrato nel 2025 con un premio di rischio relativamente basso. Tuttavia, «la valutazione elevata è supportata da fondamentali solidi. La qualità creditizia media del mercato high yield europeo rimane solida, con quasi il 60% delle emissioni nella fascia BB e una liquidità degli emittenti soddisfacente», sottolinea Alexis Renault, responsabile globale per le obbligazioni high yield di Oddo Bhf Am.
Operativamente, la maggior parte delle aziende sta performando in linea con le aspettative, con un focus sul rifinanziamento anticipato delle scadenze esistenti. Le condizioni di prestito sono migliorate e il tasso di default previsto da Moody’s per l’Europa rimane basso: 3% su un orizzonte di 12 mesi. Dal punto di vista tecnico, prevede Renault, l’asset class dovrebbe continuare a beneficiare di afflussi e di un’emissione primaria robusta.
Le più recenti previsioni di consenso per l’economia europea indicano una crescita lievemente positiva nel 2025, storicamente sufficiente per i mercati del credito. Tuttavia, si prevede che la dinamica di crescita in Europa sarà più debole rispetto agli Stati Uniti, principalmente a causa del persistente clima industriale depresso. È improbabile che ci siano significativi stimoli fiscali, considerando la complessità politica nella formazione dei governi in economie chiave come Francia, Austria e Germania.
L'inflazione in Europa probabilmente continuerà a diminuire e la Bce ridurrà ulteriormente i tassi di interesse, anche se a un ritmo più lento. Certo che l’atteggiamento protezionista da parte dell’amministrazione Trump può causare elevata volatilità nei mercati dei capitali. Le speculazioni su un approccio meno aggressivo da parte della Fed hanno già spinto al rialzo i tassi a gennaio.
«Dato il livello di valutazione dei bond high yield e l’elevato potenziale di volatilità, è ancora più cruciale adottare un approccio fondamentale nella selezione dei crediti», suggerisce Renault. «L’attenzione agli investimenti dovrebbe concentrarsi su aziende con un modello di business solido, in grado di resistere a un possibile calo della spesa dei consumatori e a mercati dei capitali più volatili, con un livello di indebitamento moderato e un profilo di scadenze di medio-lungo termine».
Comunque, guardando al mercato high yield globale, come illustrato dall'Ice Baml Global High Yield Index, i rendimenti sono diminuiti rispetto ai loro picchi storici, con medie considerate accettabili per l'high yield dell'8-9%. I picchi di oltre il 10%, guidati dalle crisi, sono stati pochi e molto distanti tra loro, e complessivamente, coprono una manciata di settimane negli ultimi 14 anni. Il rendimento medio odierno si aggira intorno al 7,5% «che, a nostro avviso, rappresenta per gli investitori un interessante livello di ingresso nell'high yield», osserva Andrew Lake, Head of Fixed Income di Mirabaud Asset Management. «Se i rendimenti dovessero mantenersi a questo livello, la nostra analisi dello scenario di rendimento indica un total return a 12 mesi di circa il 5,3%».
Guardando alle obbligazioni high yield a livello regionale, la preferenza di Lake va agli Stati Uniti, in considerazione della loro solidità economica e delle previsioni di crescita al 2%. Con le cedole medie delle nuove emissioni che si avvicinano al massimo decennale e i livelli di rendimento assoluti che restano ancora attraenti rispetto a solo pochi anni fa, l’esperto vede un valore continuo nel mercato ad alto rendimento, anche se la selezione individuale dei crediti è ciò che guida quest’opportunità. «Il mercato delle nuove emissioni è aperto, riducendo così il mitico muro del rifinanziamento, e con i tassi di default che dovrebbero rimanere bassi, l'asset class è in buona forma per un altro solido anno di rendimenti. Gli spread sono sì ristretti, ma dato il contesto economico, potrebbero rimanere tali per un po' di tempo», spiega l’esperto.
In termini di settori, «riteniamo che l'energia sia uno spazio interessante da considerare negli Stati Uniti, così come i trasporti. A causa del ridimensionamento delle politiche green da parte di Trump, i settori e le imprese legati all'ambiente e alla sostenibilità hanno ora prospettive meno favorevoli», continua Lake. In Europa le opportunità sono più sfumate a causa del contesto economico più debole. Si prevede che quest'anno il pil crescerà di un tiepido 1% e che i tassi d'interesse saranno ridotti in modo aggressivo - tre o quattro tagli è la nostra attuale previsione. «Ci sono buoni crediti sul mercato, ma sono fondamentali un'analisi e una selezione rigorosa. Continuiamo a preferire le banche europee e, tra queste, i leader nazionali. Comunque, per gli Stati Uniti si prospetta un no landing, il che crea potenziali opportunità di sovraperformance per i crediti più deboli. Per questo motivo, consideriamo l'high yield statunitense come il nostro generatore di rendimento preferito dagli investitori obbligazionari», conclude Lake. (riproduzione riservata)