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Bitcoin, tante chiacchiere ma poca diffusione
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Bitcoin, tante chiacchiere ma poca diffusione

di Paul Vigna - traduzione di Giorgia Crespi
14 aprile 2017, 08:30

A più di otto anni dalla sua nascita il bitcoin non ha tenuto fede al clamore iniziale e alle aspettative di affermarsi come sistema di pagamento del futuro. Poca trasparenza e resistenze politiche hanno messo in allerta gli investitori e il fisco

Pochi anni fa una Spice Girl e una stella della Nfl accettavano bitcoin per la vendita del proprio merchandising. Il comico Drew Carey aveva twittato sulla possibilità di pagare la colazione con la criptovaluta e il presidente della Federal Reserve, Janet Yellen, aveva reso una testimonianza al Congresso in merito. Oggi però la moneta virtuale appare ancora più virtuale, per così dire. A più di otto anni dalla sua nascita il bitcoin non ha tenuto fede al clamore iniziale e alle aspettative di affermarsi come sistema di pagamento del futuro, non essendo riuscito a emergere come metodo di pagamento principale tra i consumatori. Il mese scorso la Securities and Exchange Commission (Sec) ha bocciato due domande per l’approvazione di fondi legati a esso, bloccando una via per l’adozione diffusa da parte degli investitori che avrebbe potuto incrementarne la rilevanza e il profilo. E nonostante una schiera di tecnologi sia intenta ad applicare il registro aperto del sistema di tracciabilità “blockchain”, si tratta per lo più di transazioni che riguardano altri oggetti all’infuori dei bitcoin.

“Non sembra andare nella giusta direzione”, ha azzardato Brian Hoffman, chief executive di OB1, che gestisce un marketplace online chiamato OpenBazaar che accetta bitcoin. Introdotto nel 2008 da un programmatore e matematico anonimo che si fa chiamare Satoshi Nakamoto, il Bitcoin è una moneta digitale che opera attraverso una rete di computer. È stato progettato per consentire agli utenti di effettuare transazioni dirette, bypassando i governi e le banche che agiscono in veste di intermediari nelle transazioni finanziarie. Per certi versi ha intercettato un suo pubblico. Può contare su uno zoccolo duro di devoti sostenitori che credono nel suo futuro, e ha attirato i trader affascinati dalla sfida di un asset la cui contrattazione non si ferma mai. Inoltre ha conquistato chi ha necessità di spostare denaro senza essere scoperto. Questi soggetti hanno fatto lievitare il prezzo di oltre il 100% nel corso dell'ultimo anno. Attualmente tratta a circa 1.215 dollari e la sua rete sta gestendo più operazioni su base giornaliera che mai. Secondo i dati del sito di notizie Coindesk, sarebbero circa 250 mila al giorno contro le 164 mila di un anno fa.

Tuttavia, il bitcoin si trova di fronte a un interrogativo esistenziale: a che cosa serve esattamente? Alcuni dei primi utilizzatori insistevano perché si affermasse in quanto valida alternativa alle valute nazionali, come dollari, yen o euro. Altri lo vedono come una versione digitale dell’oro o un sistema di pagamento in concorrenza a Visa o MasterCard. Alcuni fautori immaginavano un modo per i Paesi più poveri di bypassare le banche. Finora nessuno di questi obiettivi è stato realizzato. E un’altra area di sostenitori è stata in gran parte tagliata fuori. L’anno scorso più del 90% del commercio globale di bitcoin ha avuto luogo in Cina. Le cose sono nettamente mutate da quando il governo, all'inizio di quest'anno, ha imposto alle piattaforme di scambio locali di aggiungere delle commissioni - la negoziazione prima era gratuita - e aderire a normative antiriciclaggio. Secondo il sito di ricerca CryptoCompare, la mossa ha canalizzato il trading verso il Giappone e gli Stati Uniti, con un crollo al 13% della quota relativa all’ex Celeste Impero. Nel frattempo, tra gli insider è scoppiata la battaglia sulle speranze per il futuro. Una fazione vuole che resti un piccolo universo al di fuori della competenza dei governi.

L'altra vuole che il bitcoin diventi popolare, ed è disposta ad accettare una maggiore trasparenza e la supervisione governativa. Non ha preso piede tra i consumatori statunitensi in parte perché l’utenza non è concentrata geograficamente e non ha mai avuto un promotore impegnato a persuadere le imprese e i privati dei suoi meriti. Per quanto riguarda CheapAir.com, un'agenzia di viaggi online, gli acquisti in bitcoin arrivano a meno del 10% del totale, dato sostanzialmente piatto negli ultimi mesi ha riferito il direttore esecutivo Jeff Klee. “Facendo un passo indietro e guardando il quadro generale”, ha aggiunto, “di certo non è decollato”. Klee è stato personalmente coinvolto nella decisione di accettare la valuta virtuale nel 2013, in seguito al suggerimento di un cliente, e loda la sua utilità e i vantaggi per i commercianti, ma non ha ancora potuto osservare un vasto pubblico al di fuori dei sostenitori fedeli. Il cliente tipo sta lontano dal bitcoin “e ama i punti e le miglia”, ha spiegato, riferendosi ai vantaggi riservati dalle carte di credito, “ programmi con cui è già difficile competere”. A Dish Network, che ha iniziato ad accettare bitcoin nel 2014, la criptovaluta rappresenta meno dell'1% dei pagamenti totali, ha reso noto la società. “Non abbiamo rilevato una crescita dell'entusiasmo”, ha ammesso il chief marketing officer Jay Roth. Anche come investimento presenta degli svantaggi.

Per quanto la sua volatilità sia in calo rispetto agli otto anni di storia che ha alle spalle, è ancora troppo instabile e poco trasparente agli occhi di molti investitori tradizionali. A marzo la Sec ha respinto due proposte di etf, Winklevoss Bitcoin Trust e SolidX Bitcoin Trust, citando la mancanza di trasparenza nella negoziazione sulle piattaforme di scambio dedicate, molte delle quali hanno sede al di fuori dei confini statunitensi. La Sec ha precisato che in assenza della possibilità di monitorare l'attività di negoziazione, non può approvare un prodotto di investimento rivolto agli investitori privati. Anche altre autorità di regolamentazione stanno adottando una linea più dura. L’Internal Revenue Service ha recentemente ordinato alla società di servizi per bitcoin Coinbase di consegnare tutti i registri clienti tra il 2013 e il 2015, atto di citazione indiscriminato che il governo ha specificato essere volto a scovare potenziali evasori fiscali. La società ha impugnato l’ordinanza. Peraltro, la concorrenza non è rimasta con le mani in mano. In febbraio, un consorzio di banche e colossi tech tra cui Microsoft e Jp Morgan ha svelato una nuova piattaforma finanziaria basata su Ethereum. Se bitcoin fosse una società, la sua crescita sarebbe gestita da dirigenti e azionisti. In realtà è quasi l’opposto: è un progetto di software opensource senza alcun leader riconosciuto, il che rende il controllo della sua diffusione particolarmente complicato, ha commentato Hoffman di OB1. “L'evoluzione dalla ridotta entità iniziale è evidente, ma era facile per tutti essere sulla stessa lunghezza d’onda”, ha detto. “Adesso ci sono tanti progetti in gara e il contesto è immenso: è un caos”.

Please click here to read this article in English on The Wall Street Journal


(Translated from the original version by Milano Finanza Editorial Staff)

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