Il contenuto del dibattito sull’Intelligenza Artificiale (IA o Ai all’anglosassone) è passato dalla sollecitazione di norme che regolamentino il suo uso alla richiesta di una vera e propria Costituzione che si ispiri ai valori umanamente riconosciuti a seguito delle dure lotte popolari del passato.
L’occasione è stata offerta dal conflitto apertosi tra il Pentagono e l’Anthropic di Dario Amodei, un italo-americano che opera a San Francisco, ex membro del team di OpenAI che ha lanciato ChatGPT, il portale di successo che ha messo in relazione uomo e macchina, dove ciascuno impara dall’altro. Appartiene a questa nuova categoria di IA il Codice Claude di Anthropic, che a fine gennaio ha divulgato la sua Costituzione.
La curiosità della presentazione consiste che Claude dialoga come se fosse un essere umano, in linea con l’impostazione del suo ideatore che il 16 gennaio aveva divulgato sul suo sito un documento intitolato «Adolescenza della tecnologia» nel quale sosteneva che l’IA stava vivendo oggi la sua vera adolescenza come essere umano, perché era ormai in condizione di ragionare in modo indipendente, da cui la necessità di ordinare a Claude di rispettare i valori fondanti della nostra civilizzazione.
In questo nuovo scritto, tuttavia, Claude viene presentata come un essere umano «virtuale» che può ribellarsi alle istruzioni date dall’essere umano «fisico», come accade sempre più oggi nella realtà, nonostante le tante Dichiarazioni sui diritti dell’uomo o Accordi internazionali esistenti che rappresentano nel loro insieme una Costituzione multilaterale.
Il presupposto di questa analisi è il riconoscimento della natura indipendente di Claude, che può e deve essere controllata, come quella di ogni essere umano, sulla base del principio di libertà come diritto a compiere ogni atto che non leda la libertà altrui. Le condizioni per preservare questa libertà d’azione sono molteplici ed elencate nella Costituzione proposta, ma quelle che appaiono più utilizzabili sono la trasparenza e la tracciabilità non manipolabile dei comportamenti attuati, anche per evitare che gli esseri umani responsabili per gli atti che compiono affermino che le violazioni dei diritti dell’uomo usando l’IA, con Claude et similia, ad esempio quelli attuati con droni, sono dovuti a errori, a cui seguono scuse e tutto si ferma qui.
La tesi di Amodei è ambiziosa e forse inadatta ai tempi, perché implica una nuova Dichiarazione dei diritti dell’uomo concordata a livello globale, che preveda la possibilità che questi regolino i modi per governare l’IA nelle sue manifestazioni «adolescenziali», dove l’educazione conta più di ogni prescrizione di legge, un compito che non ha mai fine.
E’ pur vero che oggi domina su tutti il problema bellico, che assegna alla forza militare maggior peso della forza della ragione, ma il problema non si limita a questo livello, ma ancor più a quello sociale, soprattutto al mondo del lavoro, monetario e finanziario, nonché sanitario e ogni altra espressione umana, a cominciare dai comportamenti della politica.
E’ un compito immane, che coinvolge studiosi e ricercatori, le cui energie sono oggi dedicate a mettere a punto singoli algoritmi o interi sistemi IA, senza risolvere il problema di fondo sollevati (per citare Amodei) dal «passaggio, turbolento e inevitabile, che metterà alla prova chi siamo come specie. L’umanità sta per ricevere un potere quasi inimmaginabile e non è ancora del tutto chiaro se i nostri sistemi sociali, politici e tecnologici abbiano la maturità necessaria per esercitarlo». Gli strumenti per propiziare questa maturità sono insiti nella stessa tecnologia IA, basta capirla e usarla coscientemente. (riproduzione riservata)