Big Tower Group, primo family search fund italiano fondato da Antonino Emanuele e Carla Abis, completa la raccolta di capitale iniziale, per circa 500 mila euro, destinata a finanziare la fase di ricerca. L’operazione ha coinvolto una ventina di investitori tra imprenditori, family office, istituzionali e privati, sia italiani che internazionali.
Il veicolo guarda ora al mercato delle pmi italiane, con l’obiettivo di acquisire un’azienda familiare solida, con ricavi tra i 5 e i 40 milioni e margini operativi superiori al 10%, per poi rafforzarne il management, accompagnarne la crescita e valorizzarla sul mercato attraverso quotazione o operazioni di aggregazione con partner strategici. Settori come digitale, healthcare, food & beverage sono tra i principali ambiti di interesse, con apertura anche verso altri comparti, con il focus verso le aziende che operano principalmente nell’offerta di beni o servizi B2B.
Il search fund, nato negli Stati Uniti negli anni Ottanta, è uno strumento di investimento che consente a giovani imprenditori e manager di raccogliere capitale da investitori con l’obiettivo di acquisire e guidare una pmi. Dopo aver trovato l’azienda target, i fondi assumono direttamente la gestione, lavorando per aumentarne il valore e, in prospettiva, restituire un ritorno agli investitori.
In Italia il modello è arrivato solo nel 2016, ma da allora ha iniziato a mettere radici. Secondo il Search Fund Report 2024 della Iese Business School, oggi nel nostro Paese operano 17 search fund, con 7 acquisizioni concluse. Un numero ancora modesto se confrontato con altri mercati europei più maturi, dalla Spagna (67 fondi attivi, 34 acquisizioni) al Regno Unito (35 fondi, 14 acquisizioni), ma che riflette una crescita costante.
A rendere l’Italia un contesto particolarmente adatto ai search fund è il peso delle piccole e medie imprese, che producono oltre il 64% del valore aggiunto nazionale. Inoltre, circa il 78% dell’occupazione dipende dalle pmi, un dato superiore alla media europea.
Ulteriore fattore che rende il modello interessante è il tema del ricambio generazionale: la presenza di imprenditori over 70 alla guida delle aziende è aumentata negli ultimi dieci anni. Molte imprese familiari rischiano di non avere un piano di successione. Solo il 30% delle aziende familiari sopravvive alla seconda generazione, e appena il 13% alla terza. (riproduzione riservata)